accadde…oggi: nel 2006 muore Lucia Bedarida Servadio, di Francesca Patuelli

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Lucia Servadio nasce ad Ancona il 17 luglio 1900 in una famiglia di origini ebraiche. Si iscrive alla Facoltà di medicina dell’Università di Roma, dove si laurea nel luglio del 1922. L’anno successivo si sposa con il medico Nino Vittorio Bedarida che ha conosciuto a Torino. Dopo la specializzazione in radiologia conseguita presso l’ateneo romano, comincia a lavorare con il marito presso l’Ospedale torinese. «Era lui, e non io, che doveva riuscire nella carriera e quindi io lo aiutavo negli esperimenti di laboratorio, nelle ricerche in biblioteca, nell’esecuzione degli atti chirurgici» ha raccontato in un’intervista raccolta da Olivia Fincato un mese prima della sua morte. [Fincato, D’Agostin, 2007, p.30]
Nel 1930, in seguito alla nomina del marito a primario del reparto di chirurgia dell’Ospedale civile di Vasto, Lucia si trasferisce nella cittadina abruzzese con le due figlie Paola e Mirella. Una terza figlia, Adria, nascerà pochi anni dopo.
A seguito delle promulgazione delle leggi razziali, Bedarida deve lasciare il suo posto in Ospedale e l’incarico di libero docente in Patologia chirurgica e in Clinica chirurgica e medicina operatoria all’Università di Bologna. Nel 1940 tutta la famiglia abbandona l’Italia per trasferirsi a Tangeri, su invito di un ex allievo del Dott. Bedarida, il Dott. Shakin, anche lui di origine ebraica: «Il dott. Shakin – racconta Lucia – chiedeva se mio marito era disposto ad andare a dirigere una clinica privata, ancora da aprirsi, nella zona internazionale di Tangeri. Tangeri in quel momento era amministrata insieme all’Italia da Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra, Belgio e Olanda. I sudditi di queste sette nazioni potevano entrarvi liberamente senza bisogno di visti ed esercitarvi le loro professioni. Uno spiraglio di luce si apriva per noi» [Ibid., p. 18]
E così sarà. La vita in Marocco si rivelerà ricca di soddisfazioni professionali per i coniugi Bedarida. In particolare Lucia, in quanto unica donna medico della zona, guadagna una vasta clientela femminile, nonché una popolarità sempre più ampia: «mi è capitato varie volte di esaminare donne venute da paesetti lontani, magari a dorso d’asino, accompagnate dai loro mariti, le quali mi hanno dichiarato di non essere state esaminate sino ad allora da un medico, e venivano da me solo perché si era sparsa la voce che a Tangeri c’era un brava Tubiba (Tubib è il termine arabo per dottore)». [Ibid., p.25].
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando le due figlie più grandi si trasferiscono negli Stati Uniti per proseguire gli studi, Lucia  raccoglie grandi soddisfazioni e riconoscimenti professionali. Inizia a collaborare con diverse istituzioni, quali il Ministero della sanità marocchino e il consolato italiano a Tangeri, e nel 1957 lavora con l’associazione ebraica «Oeuvre de secours aux enfants», che si occupava dell’assistenza medica degli ebrei perseguitati in Europa. Quando nel 1965, dopo una lunga malattia, muore il marito, Lucia, rimasta sola, decide di rimanere a Tangeri e proseguire la sua opera. Così racconterà la sua esperienza: «con tutti questi incarichi e impegni la mia attività era intensa ma con orgoglio posso affermare di non aver mai considerato la medicina come un mestiere per fare denaro e diventare ricca, ma come uno studio continuo per perfezionare la mia conoscenza e aumentare la mia capacità di curare chi, in cerca di aiuto, a me ricorreva.» [Ibid., p.32]
Collabora con la rivista femminile americana «Journal of american women’s association» e con il giornale spagnolo «Diario España», pubblicato a Tangeri. Si dedica inoltre allo studio della cultura e della storia della medicina araba, e delle sue influenze sul pensiero scientifico occidentale, su cui scrive nel 1967 il saggio L’antica medicina araba e la sua influenza sul pensiero medico moderno.
Nel 1981 raggiunge le figlie che vivono con le loro famiglie negli Stati Uniti. Muore nella sua casa di Cornwall on Hudson nell’aprile 2006 a centocinque anni.

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