Isolotto: è morto don Enzo Mazzi

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Storia del quartiere

Il ‘68 e la Comunità dell’Isolotto

Un altro libro ci riporta velocemente indietro di ben 32 anni, sul filo della
memoria dei fatti del ‘68.

Si tratta di “Il mio ‘68“,
scritto dalla Comunità dell’Isolotto di Firenze con la
collaborazione del Comune di Firenze, della Biblioteca Isolotto “Luciano Gori” e
della circoscrizione Quartiere 4.

L’Isolotto era una sorta di “quartiere dormitorio” periferico di Firenze,
nato negli anni Sessanta, ma mancante di tutti i servizi essenziali.

Proprio qui, in una zona dove mancano i mezzi di trasporto, le scuole,
l’ambulatorio medico, la farmacia, il mercato e la chiesa, nasce tra la gente
un’incredibile solidarietà. “Il territorio che doveva essere quasi anti-fabbrica
– si legge nella presentazione del libro – nel senso che doveva servire a
omologare la gente nella cultura dell’individualismo egoista e a ghettizzare
nella fabbrica la conflittualità sociale, si legò invece proprio al mondo
operaio. Si creò un’alleanza tra fabbrica e territorio che mise paura”.

Ecco dunque che nasce un fecondo intreccio tra il soggetto di base, cioè il
popolo, la gente, dell’Isolotto e la realtà ecclesiale di quel quartiere, cioè
la parrocchia. Perché bisognava “ricordare – scrive Lidia Menapace nella
prefazione – che il fulcro di quel Sessantotto – come di tutti – fu una profonda
esigenza di verità e di autenticità, ripassare, mettere al vaglio ogni tratto,
comportamento, parola, idea ricevuta e quindi l’amministrazione della giustizia
penale e di quella distributiva per lo Stato, l’amministrazione del messaggio
verso tutti e tutte e la pratica della povertà da parte di chi la predicava come
beatitudine.

Conseguenza fu che la fede cominciò ad avere eco in molte coscienze e la
critica alla religione come potere, ricchezza, autoritarismo, passività, fu
gridata e certo si radicò”. Ecco dunque una comunità che si prese in carico i
problemi della gente, che s’impegnò concretamente nel terremoto del Belice,
inviando dei propri volontari, così come fece per il Vietnam e per i negri
dell’America; si solidarizzava con l’occupazione “di riflessione e di preghiera”
del duomo di Parma per, essi dicono, “una Chiesa povera e libera
dall’autoritarismo e dalla collusione con il potere”. Per queste cause si fecero
assemblee, si celebrarono messe in piazza, con liturgie che proponevano “i temi
sia della penitenza per le colpe dei cristiani nella guerra in Vietnam sia della
pace come imperativo evangelico”.

Questi stessi temi vennero espressi per scritto con una lettera al papa per
la Pasqua ’67, assieme ad una veglia cittadina di 24 ore nel maggio e la veglia
natalizia dello stesso anno. Nelle vicende di quegli anni, raccontate nel libro,
questa comunità fiorentina si pone in contrapposizione netta con la gerarchia
ecclesiale, tanto che il cardinale Florit indirizzò al parroco don Enzo Mazzi
una lettera in cui si intimava “o ritratti o ti dimetti”.

Ma un gruppo di 93 sacerdoti solidarizzò con don Mazzi e il 31 ottobre 1968
si invitava il vescovo a recarsi all’Isolotto. “Ci chiamavamo “comunità
parrocchiale” –scrive Enzo Mazzi, ex parroco dell’Isolotto di Firenze, espulso
dalla parrocchia stessa, oggi animatore dell’omonima comunità di base – e
tentavamo in tutti i modi di esserlo, ma ogni volta sbattevamo contro
l’evidenza: una vera comunità non può esistere finché al centro c’è uno che ha
tutto il potere e non per volontà sua ma per “volontà di Cristo” e per seconda
natura, quella sacerdotale, di cui non potrà mai spogliarsi”.

Gli scritti e le testimonianze, raccolti in questo volume, fanno capire come,
dalla vera e propria rivoluzione sociale e culturale che investiva ogni aspetto
della società di quell’epoca, non si poteva prescindere l’aspetto ecclesiale.
Per rendere parola viva il Vangelo, è necessario portarlo proprio nei quartieri
a rischio, tra la gente comune. E qui, all’Isolotto, è successo proprio questo:
“una corale presa di parola – scrive Menapace nella prefazione – la prima
infrazione di una ritualità separata e passiva per i laici: qui ciascuno che
avesse da dire qualcosa sul tema posto alla riflessione dei presenti da una
precedente decisione di gruppo poteva dire in breve il suo messaggio”.

da: tempidifraternita.it

http://www.isolotto.net/iso/68.html

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/10/22/visualizza_new.html_668758602.html

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/239704

http://www.gionata.org/chiese-e-omosessualit/approfondimenti/don-mazzi-non-si-possono-legare-i-sacramenti-ai-diversi.html