Concerto dell’8 dicembre

Potete immaginare un luogo più strano di un centro commerciale per tenere un concerto? Come dire unire il sacro e il profano, l’etereo con il materiale, il poetico con il prosaico…eppure può succedere e può anche trasformarsi in un evento culturale di assoluto valore dando ragione al detto popolare “non è l’abito che fa il monaco”, non è la location adatta, istituzionale, ad hoc che dà il valore artistico.

Questo incipit per dirvi che abbiamo avuto l’onore e il piacere di assistere e applaudire al concerto che la filarmonica Vincenzo Bellini di Scandicci ha tenuto poche ore fa al primo piano dell’Ipercoop di Ponte a Greve, nella sala eventi, uno spazio che è, allo stesso tempo, “dentro” il grande supermercato e “separato” grazie alle grandi vetrate che permettono di avere la luce ma anche il silenzio e l’isolamento necessario per ascoltare.

Prima di dirvi qual è stata la densa e variegata scaletta del concerto vorrei soffermarmi sul “momento” culturale che lo ha preceduto grazie alla splendida preparazione ma, soprattutto, alla grande capacità didattica e alla calorosa voglia di condividere cultura del direttore della filarmonica, Luigi Giordano: ci ha illustrato ogni elemento della “sua” orchestra dal più piccolo e dal suono più acuto, l’ottavino, fino al più grande e profondo, il basso tuba, passando per il flauto, i clarinetti, i sax, le trombe, i corni e i tromboni e includendo, naturalmente, le percussioni. E’ stato il valore aggiunto di un concerto davvero coinvolgente e vario i cui brani, in tutto otto, sono stati introdotti da una breve ma dotta analisi che ce li ha fatti apprezzare ancora di più: grazie, maestro Giordano, ci vorrebbero molti più direttori di ensemble musicali come lei per avvicinare il pubblico alla musica con la M maiuscola, di qualunque genere essa sia.

Ed ecco il programma in dettaglio:

–      “The fairest of the fair” di John Philip Sousa (eseguita per la prima volta a Boston)

–      “Amparito Roca” di Jaime Texidor (una marcia spagnola di un’elevata sensualità, più romantica e meno militare di una classica Marcia)

–      L’Ouverture dell’operetta “Cavalleria leggera” di Franz von Suppè (compositore italiano che cambiò il cognome appena arrivato in Austria)

–      “Oregon” dell’olandese Jacob de Haan (brano creato appositamente per banda dedicato ai pionieri che andavano nell’Ovest degli Stati Uniti in cerca dell’Eldorado)

–      “The Godfather Saga”, un melange di colonne sonore dal primo e secondo film del film “Il Padrino” composte da Nino Rota insieme a Carmine Coppola, fratello del regista; con un bellissimo assolo di tromba sia all’inizio che nel tema finale, quello d’amore conosciuto come “Parla più piano…” con momenti intermedi di mazurca e tarantella

–      La Suite n 2 dalle musiche di scena dell’”Arlesienne” di Bizet, i due momenti finali, il Menuet e la Farandole, con un inizio di flauto solista accompagnato dai clarinetti.

–      Per concludere un omaggio al compositore John Barry, scomparso proprio quest’anno, autore delle musiche di alcuni film di James Bond con l’esecuzione di una selezione di alcune di esse.

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