“L’ultimo harem” al teatro di Rifredi, recensione di Fausta Spazzacampagna

di Fausta Spazzacampagna

Entrare in teatro e trovarsi improvvisamente catapultati nelle stanze segrete di un harem-hammam non è una cosa che succeda tutti i giorni!

Accade al teatro di Rifredi a Firenze dove va in scena “L’ultimo harem” , uno spettacolo di Aldo Salvelli, ispirato alle novelle delle “Mille e una notte” , interpretato da Serra Yilmaz, l’attrice turca preferita di Ferzan Ozpetek, donna da sempre impegnata nel dare voce alla sua terra.

E’ il1909. In un’atmosfera densa di profumi, colori e musiche di paesi lontani, la guardiana dell’harem (Serra Yilmaz) aiuta la favorita Humeyra (la bella Valentina Chico) a prepararsi in tutta la sua grazia nella speranza di essere chiamata dall’eunuco Sumbul (Riccardo Naldini) per presentarsi al Sultano ed essere scelta da lui. Per sciogliere i dubbi della bella Humeyra e le sue paure la guardiana inizia a leggere una storia. “Ciò che è destino che avvenga, avviene; e ciò che non deve avvenire, non avverrà”: queste le parole della guardiana dell’harem alla bella favorita per farle comprendere l’ineluttabilità della sua vita….

E’ la storia dell’orafo Hasan e della donna con le ali: la lettura, fatta con tono suadente e incantato dalla guardiana, ogni tanto prende vita e si fa spettacolo, l’eunuco diventa Hasan e la favorita è la donna con le ali – simbolo del desiderio di fuga della donna dalle alte mura dell’harem e soprattutto da una vita ormai segnata, che avrà un minimo di valore solo se sarà scelta dal sultano. La lettura scorre come in un quadro a raccontare l’eterno contrasto tra uomo e donna e tutte le loro contraddizioni.

Nel secondo tempo sono passati più o meno 100 anni e ci si trova nella Turchia contemporanea: la vita raccontata con grande ironia da una casalinga dimessa e quasi rassegnata al suo ruolo e la vivacissima amica che sognano fughe impossibili dal loro insipido quotidiano. La fuga rocambolesca della casalinga dalla sua noiosa realtà le farà incontrare un uomo e il sorriso, ma comunque sempre in un rapporto uomo-donna. Il parallelo con il passato – pur nella differenza delle situazioni – è chiaro. Affascinato dall’atmosfera particolare del teatro dove la vicinanza con gli attori ti fa sentire parte della storia, il pubblico si trova a vivere un viaggio nel mondo femminile alla scoperta della donna che – custode prima dell’harem e poi del focolare domestico – tesse il racconto del suo essere “schiava” delle situazioni ma libera nei suoi desideri e nella sua fantasia.

Uno spettacolo emozionante, una regia perfetta, una recitazione ammaliante. Soprattutto il primo tempo affascina e rapisce. Il secondo – data la situazione moderna – perde il fascino dell’harem ma si apre ad una lettura sincera della realtà moderna nella quale ci si trova un po’ tutti invischiati.

E’ facile capire il perché dei 7 anni di repliche con il tutto esaurito!