J – Gli sguardi addosso a Sesto Fiorentino, recensione di Daniela Domenici

J gli sguardi addosso

Il mondo teatrale fiorentino non finisce mai di stupirmi in senso positivo: sempre nuovi contenitori culturali da scoprire e sempre nuove emozioni da vivere.

Ieri sera mi sono trovata, per la prima volta, in viale Matteotti a Sesto Fiorentino dove è nata una nuova realtà teatrale, la Compagnia Attodue, che, in collaborazione con LaboratorioNove Form, opera, da pochi mesi, in una struttura che era una fabbrica trasformata da loro stessi in un spazio assolutamente particolare.

Sembra subito di trovarsi in famiglia sia per l’accogliente e originale salotto d’attesa che per il calore umano ricevuto da tutti a iniziare dalla formidabile regista di “J- Gli sguardi addosso”, Simona Arrighi, che è anche l’autrice del progetto insieme con Alessandra Bedino e Sandra Garuglieri tratto dal libro “Jezabel” di Irene Nemirovsky; la creazione sonora è di Isabelle Surel, il disegno luci di William Mirror, lo spazio scenico di Alessandro Rabatti e i costumi di Antonio Musa.

Voglio iniziare subito dagli applausi e dai complimenti calorosi e meritati ai componenti del cast, straordinari tutti e cinque, mi hanno regalato commozione ed emozione, sono rimasta quasi in apnea per tutta la durata dello spettacolo tanto è stato il coinvolgimento in cui mi hanno avvolto. Un “bravissimi” prima di tutto alla formidabile protagonista, Sandra Garuglieri, che impersona Gladys, una ricca signora borghese accusata di omicidio, e al perfetto Riccardo Naldini che ha il ruolo del severo giudice che la interroga. E bravi davvero anche Ilaria Cristini che è Carmen Gonzales, una specie di tuttofare per Gladys, Francesca Uguzzoni nel ruolo di Marie – Thérèse, la figlia, e Matteo Tanganelli, il giovane ucciso.

“J- Gli sguardi addosso” è un testo che porta a riflettere, come “Il ritratto di Dorian Gray”, sul rifiuto della vecchiaia e della morte e sul disperato attaccamento alla propria immagine; ma anche sul potere seduttivo della bellezza femminile che finisce troppo presto e sull’illusione che l’erotismo sia una via di fuga alla morte.

Ancora una volta sono felice di aver privilegiato, al posto dei paludati e più celebri teatri fiorentini, questo nuovo, ricco e multiforme contenitore culturale in cui spero di tornare presto per emozionarmi di nuovo.