Quasi quasi m’innamoro di Anna Mittone, recensione di Daniela Domenici

quasi quasi m'innamoro

Era da tempo che non mi divertivo così tanto, sorridere da sola mentre leggo, è un evento alquanto raro e ci è riuscita Anna Mittone con la sua opera prima “Quasi quasi m’innamoro” edito da Piemme.
Leggo in terza di copertina che l’autrice è una sceneggiatrice televisiva la quale ha collaborato alla realizzazione di sceneggiati di successo che, naturalmente, non conosco dato che, come molti sanno, non vedo tv da più di dieci anni e non possiedo neanche l’apparecchio televisivo.
E questa sua attività l’ha portata a creare un deliziosissimo libro che è scritto come una sceneggiatura televisiva e che può, per questo, risultare non del tutto scorrevole a chi non sia abituato a questo tipo così particolare e specifico di narrazione ma che a me, invece, ha intrigato sin dalle prime battute del libro e non me l’ha fatto “mollare” fino alle ultime pagine che non sono poche, quasi trecento.
E’ la storia semiseria di Consolata, una trentasettenne torinese laureata con 110 e lode in lettere ma che lavora come commessa in una libreria, e di tutte le persone che le ruotano intorno, sia la famiglia che gli amici, e di tutte le disavventure che le capitano per colpa della sua goffa imbranataggine, della sua tenera spontaneità, della sua surreale e perenne inadeguatezza alle varie situazioni.
Grazie alla straordinaria capacità di Anna Mittone di visualizzazione attraverso i dialoghi riusciamo a “vedere” Consolata e la sua buffa famiglia, la mamma, il papà, la sorella Maria e il marito “balengo”, termine torinese intraducibile, ma anche gli amici del cuore Orso e Maurizio e, su tutti, primeggia naturalmente Morgan, il cantante, che è, insieme a Consolata, il vero protagonista di questa originalissima storia ma non vi riveliamo perché: leggetelo, è un soffio di ironia leggera intriso di un profondo amore per la propria città natale, Torino.