La governante al Teatro della Pergola di Firenze, recensione di Daniela Domenici

la governante

Non potevo mancare ieri sera alla prima de “La governante” di Vitaliano Brancati con la regia di Maurizio Scaparro al teatro della Pergola: era di scena il Teatro Stabile di Catania, il mio primo banco di prova come critico teatrale nei miei “anni siciliani”, e averne qui a Firenze una delle sue produzioni era, per me, un evento da non perdere.
Tra l’altro il protagonista principale, nei panni di don Leopoldo Platania, è Pippo Pattavina, un attore che ho applaudito e recensito più volte all’epoca: volevo vederlo alla prova anche in questo che è uno dei testi più celebri di Brancati, scritto per la moglie Anna Proclemer, e che lui ha già interpretato in altre due edizioni.
E nonostante la lunghezza dello spettacolo, due ore e quaranta con un solo intervallo, è stata pura magia, Pattavina si è superato, ha dato una prova d’attore con la A maiuscola, praticamente sempre in scena ha “regalato” a Leopoldo una vitalità, una verve straripante che si trasforma lentamente e crolla negli ultimi minuti quando, purtroppo, una serie di epifanie, di disvelamenti, lo portano a ripiegarsi su se stesso e Pattavina è stato straordinario anche nell’evidenziare con la gestualità questo decadimento.
Con lui nella parte della governante Caterina Leher la bravissima Giovanna Di Rauso che ha delineato una donna calcolatrice, all’apparenza perfetta e integerrima, visualizzata anche nell’abbigliamento e nei movimenti, e che si rivela poi un’altra persona ma non dico altro per non togliere la suspense a coloro che non conoscono la trama del libro e che applaudiranno questo spettacolo da stasera fino a domenica.
E un “bravo” a Max Malatesta nel ruolo dello scrittore Alessandro Bonivaglia che è spesso ospite a casa Platania, a Veronica Gentili nel ruolo della nuora Elena e a Giovanni Guardiano in quello del figlio; bravissima Chiara Seminara nel ruolo, breve ma denso e importante, di Jana. Completano il cast Marcello Perracchio e Ramona Polizzi.
Concludo con le parole del regista Scaparro dal foglio di sala: “…riproporre al pubblico questa Governante è un segno, forse, che i fatti privati, i sentimenti personali, contano alla fin fine più di ogni altra cosa. E che finché continueremo a fare con il teatro delle esercitazioni di stile, sia pure ad alto livello, saremo condannati all’insoddisfazione e alla crisi. O il teatro diventa specchio della nostra vita personale e segreta, ci rappresenta cioè a tutti i livelli, non soltanto a quelli intellettuali e ideologici, o saremo ridotti all’alienazione e alla nevrosi”: grazie per averlo riproposto.

pubblicata su http://www.italianotizie.it

 

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