Ti ho sposato per allegria al Teatro Le Laudi di Firenze, recensione di Daniela Domenici

ti ho sposato per allegria

Al Teatro Le Laudi, in questo fine settimana appena concluso, è andato in scena “Ti ho sposato per allegria”, una celebre commedia in tre atti che Natalia Ginzburg scrisse nel 1965 in cui disegna il ritratto di un matrimonio, di carattere piuttosto borghese, tra l’avvocato Pietro e Giuliana, una giovane donna di estrazione sociale più bassa della sua conosciuta a una festa e sposata dopo appena una settimana. Il racconto della vita di Giuliana precedente al matrimonio costituisce la trama principale della vicenda.
La sottile ironia della commedia consiste nel raccontare in tono quasi allegro alcuni temi di una certa serietà e problematicità come l’aborto, la morte, la separazione e l’incomunicabilità nei rapporti di coppia che vengono descritti con molta naturalezza e così resi meno drammatici.
La regista Monica Menchi ha ridotto i tre atti originari a due, di quasi un’ora ciascuno, e ha ritagliato per sé il ruolo della protagonista, Giuliana, interpretandolo deliziosamente in modo scanzonato e leggero. Bravissima Marcellina Ruocco nella parte della suocera, una prova d’attrice con la A maiuscola che, infatti, ha provocato calorosi quando è uscita di scena. Brava davvero Antonella Bretti nel caratterizzare il ruolo della cameriera Vittoria e anche Marco Predieri nella parte dell’avvocato Pietro, marito della protagonista; brava anche Maria Luisa Mascanzoni nel ruolo, seppur minore, di Ginestra, la sorella di Pietro.
Concludo con le parole tratte dal foglio di sala: “…la Ginzburg non fa niente per convincere lo spettatore della bontà delle sue idee, non cerca di sedurlo né di compiacerlo. In scena vengono raccontate solo le cose più importanti, non c’è azione, c’è solo la parola che non deve mentire. L’azione comincia quando comincia la parola. Il teatro è parola. Tutto sta nella parola”.

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