Memorie di una cagna di Francesca Petrizzo, recensione di Daniela Domenici

memorie di una cagna

Come sei può scrivere un tale capolavoro a soli diciannove anni?
Eppure Francesca Petrizzo, originaria di Empoli (FI) ma da qualche tempo “emigrata” a Oxford per gli studi universitari c’è riuscita alla grande con la sua opera prima, “Memorie di una cagna – Elena di Troia racconta la sua verità” edito da Frassinelli.
Prendo in prestito le parole della seconda di copertina: “sullo sfondo del mito e dei poemi omerici, Francesca Petrizzo spoglia la sua protagonista dell’alone leggendario, le dà carne e anima, creando una modernissima figura femminile che irrompe sulla pagina con la forza, la rabbia e la dolcezza di un personaggio autentico, archetipo di tutte le donne che nel tempo hanno opposto le ragioni del cuore a quelle del potere. Sorretto da una scrittura lirica, musicale, a tratti ipnotica…”: ecco iniziamo dalla scrittura che è talmente lirica, musicale e ipnotica che ti avvince, avvolge e non ti lascia più fino all’ultima delle 244 pagine che volano via e che vorresti non finissero più.
Ed è splendida la forza, la rabbia e la dolcezza di questa donna che si innamora degli uomini sbagliati, che è costretta a scelte non volute, che subisce abbandoni per seguire il suo cuore e non le trame del potere: il guerriero Diomede, il valoroso Achille da cui avrà l’unica figlia Ermione, il principe troiano Paride per amore del quale lascerà la sua terra, suo fratello Ettore il prode, l’amico-fratello Enea, grandi amori, splendide amicizie, amare delusioni, infiniti dolori; e poi Menelao, Agamennone, Priamo, re e principi tratteggiati con una sapienza e una dovizia di particolari che lasciano attoniti per la maturità dell’autrice nonostante l’età anagrafica.
Straordinarie anche le figure femminili che in qualche modo intrecciano la loro vita a quella di Elena: la madre, la sorella Clitemnestra, la veggente Cassandra, la schiava-amica Callira e tante altre ancora, ritratti di donne diverse tra loro che Francesca Petruzzi descrive con parole che sono pure pennellate intrise nella poesia.
Scusate se oso un paragone che potrebbe apparire iperbolico ma lo faccio a ragion veduta basandomi non solo sulla mia alquanto ricca e variegata cultura bibliografica ma anche sulla mia esperienza di correttrice di bozze ed editor: Francesca Petruzzi può già stare, con questo suo libro d’esordio, alla pari con uno dei più celebri e amati romanzieri storici italiani, da me molto amato, Valerio Massimo Manfredi; se il buongiorno si vede dal mattino la nostra autrice ci regalerà altri gioielli come “Memorie di una cagna”.