Lighea, di Tomasi di Lampedusa, di Onofrio Pirrotta

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https://danielaedintorni.com/2019/10/20/lighea-composizione-in-rima-baciata-di-daniela-domenici/

Oggi nel 1957 muore Tomasi di Lampedusa.

Lo voglio ricordare con queste parole di Onofrio Pirrotta sul suo racconto “Lighea” che amo e che ha dato il nome al mio primo blog, che si chiamava “ipassidilighea”, appunto, un ossimoro scelto volutamente perché una sirena non ha, notoriamente, i piedi e non può, quindi fare dei passi…

Non so se altri studiosi di letteratura contemporanea se ne siano mai accorti, ma credo di aver scoperto che Primo Levi e Giuseppe Tomasi di Lampedusa hanno avuto dei destini paralleli per un breve tratto della loro vita e ad un certo punto si sono pure incrociati, anche se durante la loro esistenza non si sono mai incontrati.

Voi mi direte: che hanno da spartire  un ebreo torinese con un aristocratico siciliano? Che ha da spartire il grandissimo scrittore/testimone del terribile universo concentrazionario con il creatore dei uno dei massimi capolavori letterari, cantore della  sicilitudine, del secolo scorso? Eppure i punti di contatto ci sono, eccome.

Intanto entrambi hanno vissuto la condizione di grandi isolati e incompresi della narrativa italiana del ‘900. Infatti sia a Tomasi che a Levi fu rifiutata l’opera prima, rispettivamente  Il gattopardo e Se questo è un uomo dall’editore cui erano stati consegnati i manoscritti. Ho detto editore e non editori perché – e questo ha dell’incredibile – a rifiutare le opere fu per entrambi gli autori la casa editrice Einaudi. Nelle persone di Elio Vittorini il primo e di Natalia Ginzburg e Cesare Pavese il secondo.

Dopo qualche anno, tuttavia, sia Tomasi che Levi riescono a pubblicare i loro capolavori. Ma i destini a questo punto sembrano divergere definitivamente. Perché mentre Tomasi muore da incompreso e non assiste al trionfo della sua opera, Levi sì afferma e viene riconosciuto universalmente come un grande scrittore proprio in virtù di Se questo è un uomo, anche se ampi riconoscimenti gli verranno dai suoi numerosi successivi libri.

Voi mi direte: tutto qui? Eh no, perché ora viene il bello. Feltrinelli, il fortunato editore del Gattopardo, pubblica nel 1961 anche I racconti postumi di Tomasi. Tra i quali spicca “Lighea”, storia di un amore tra un uomo e una sirena. Nel 1967 Einaudi pubblica Storie naturali, una raccolta di racconti di Levi, tra i quali spicca “Quaestio de Centauris”, storia di un amore tra un centauro che si chiama Trachi e una donna (non si può escludere che Levi abbia subito l’influenza del racconto di Tomasi, autore che ammirava molto).

E’ qui che i due scrittori si incrociano di nuovo. Intanto perché entrambe le storie affondano le radici nella mitologia greca. E poi perché i due autori – che hanno scelto per i loro personaggi due nomi dal suono  gutturale, i quali nella lingua greca classica significano “la Melodiosa” (Lighea) e “il Violento” (Trachi) – descrivono con quella mano leggera che solo i grandi scrittori sanno usare, storie permeate da eros e sesso. Bellissime entrambe, inutile dirlo.

“Lighea” – Il protagonista, Rosario La Ciura, senatore e grecista famoso in tutto il mondo, racconta ciò che molto tempo addietro, nella sua giovinezza, gli accadde con una sirena, Lighea. Ritiratosi ad Augusta nella casetta di un amico, vicina al mare, per prepararsi ad un concorso universitario, il professore, che non ha mai avuto rapporti con donne ed è vissuto in castità assoluta, alle sei del mattino, seduto su una barca declama versi greci all’ombra di una grande roccia. E’ a questo punto che gli appare una sirena. Bellissima. Conturbante. Sensualissima. Irresistibile. Ne nasce un amore travolgente che dura una ventina di giorni. Impossibile descrivere l’abilità di Lighea nell’arte erotica, davvero “sovrumana e divina”. Poi Lighea scompare, ma prima di andarsene dice al professore: “Non dimenticherai”. Per tutta la vita questa promessa e il ricordo della sirena occupano il La Ciura. Il quale cinquanta anni dopo parte per un viaggio in mare alla volta del Portogallo. Al ritorno… Ma di questo parleremo più avanti.

Quaestio de Centauris – E’ anch’essa una storia d’amore. Ma pure dell’amicizia tra un ragazzo ancora bambino, il narratore, e un centauro (Trachi), l’essere mitico metà uomo e metà cavallo. “Mio padre lo teneva in stalla, perché non sapeva dove altro tenerlo. Gli era stato regalato da un amico, capitano di mare, che diceva di averlo comprato a Salonicco”. Trachi si innamora di un’amica del narratore, Teresa, e tutto sembra andare a gonfie vele – l’amore tra un essere umano e una quasi bestia non era, ai tempi in cui si svolge la narrazione, una perversione sessuale – quando il  centauro si accorge che Teresa lo tradisce. A questo punto Trachi, la cui potenza sessuale è grandissima…

Altri punti di contatto nelle due narrazioni stanno soprattutto nel fatto che il tema del “mostro” (quali sono e un centauro e una sirena, mezzo uomo e mezzo cavallo il primo, mezza donna e mezza pesce la seconda) è collegato alla dimensione di una sessualità superiore di origine divina. E nella descrizione della fine e di La Ciura e di Trachi.

Trachi – “L’equipaggio di un peschereccio pugliese dice di aver incontrato, al largo di Corfù, un uomo a cavallo di un delfino. La strana apparizione nuotava vigorosamente verso levante; i marinai le avevano dato una voce, al che l’uomo e la groppa grigia si erano immersi, scomparendo alla vista.”

La Ciura – “Durante la notte il senatore La Ciura era caduto in mare dalla coperta del Rex che navigava verso Napoli, e benché delle scialuppe fossero state messe in mare, il corpo non era stato ritrovato.”

Rimane al lettore il duplice dubbio: La Ciura si è suicidato o si è miracolosamente ricongiunto con Lighea? E Trachi si è annegato o ha nuotato e trovato, in altri lidi, una donna o, perché no, una centaura con la quale unirsi e magari perpetuare la sua specie? E  se invece, pronubi Levi e Tomasi dall’aldilà, Traci e Lighea si fossero incontrati, amati e uniti? Immaginate voi che fuochi d’artificio…

da http://www.thefrontpage.it