Alle spalle della luna di Maria Rita Parsi, recensione di Daniela Domenici

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Conoscevo Maria Rita Parsi come celebre psicoterapeuta, soprattutto dei bambini, ma non come scrittrice ed è stata una piacevolissima scoperta: prima di “Alle spalle della luna” la Parsi ha già pubblicato una decina di libri che conto di mettere tra i miei prossimi.
Perché questo suo mi ha rapito e avvinto tanto da averlo divorato in un solo giorno nonostante le sue 207 pagine: è la storia di Custodia, una bambina, e poi una donna, nata all’inizio della Seconda Guerra Mondiale in Abruzzo, terra in cui si svolgerà tutta la vicenda, e della sua famiglia quasi tutta al femminile, una vicenda quasi epica vista attraverso gli occhi di una bambina, appunto, con una ricostruzione appassionata di persone e luoghi e intrisa, ed è questo che più mi ha ammaliato, di quel sapore di magia che caratterizza quel capolavoro che è “Cent’anni di solitudine” di Marquez.
Sì, perché la Parsi ti porta a credere che sia tutto vero, che Custodia abbia davvero quei poteri sovrannaturali che la fanno essere strumento di aiuto verso gli altri, che sia una bambina magica, diversa, che alla fine, da adulta, diventa consapevole che la meta verso cui tende è “l’amore che può portare anche alla malattia e alla morte ma il cui straordinario potere trascende i confini della vita ed è per sempre”.
Ha precisato l’autrice: “…Si tratta in realtà di una storia vera vissuta da una ostetrica che ancora oggi vive in Abruzzo” e ha spiegato l’origine di questo suo libro che è dovuta al voler ribadire che seppure “Dalla vita non si guarisce, esiste tuttavia una possibilità di risolvere il conflitto facendo appello all’azione creativa ed a quel codice di comunicazione che serve appunto alla risoluzione del conflitto”. E alla vita fa spesso da pendant una condizione terribile: quella della solitudine. “Si tratta della situazione più tragica, che ci prende fin da quando usciamo dal ventre materno. Subito dopo essere nati sapremo se il nostro sarà un destino triste o sereno e ciò dipenderà dal momento in cui saremo presi al seno materno. Consolazione o abbandono, è questione di attimi…è tuttavia un inno alla speranza…” da http://www.prismanews.net