Il piatto dell’angelo di Laura Pariani – Giunti 2013, recensione di Daniela Domenici

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“…il piatto dell’angelo è il posto a tavola lasciato per chi è lontano e ci si augura che faccia ritorno…”: in poche parole la spiegazione del titolo di questo affascinante e commovente libro di Laura Pariani, scrittrice che vive a Orta, a me sconosciuta fino a oggi ma autrice di molte altre opere narrative (che conto di leggere presto) tradotte in varie lingue e di testi teatrali che vengono rappresentati anche all’estero.
È un intreccio di storie, un libro corale che parla di partenze, di separazioni, di abbandoni “che hanno segnato la vita di tante famiglie italiane” e che, purtroppo, caratterizzano, dopo un secolo, quella di chi, dall’altra parte del globo, è costretto/a, per ragioni di sopravvivenza, a emigrare qui da noi convinto/a di trovare la “Merica”, come la chiama l’autrice, come ne erano convinti, purtroppo, i nostri emigranti di inizio secolo.
E Laura Pariani è straordinariamente brava a intercalare questi due flussi di esodi forzati con l’escamotage di intitolarli semplicemente “ieri” e “oggi” e di “legarli” tra loro grazie a un viaggio turistico che una coppia di coniugi milanesi, Marina e Piero, decidono di fare in Bolivia, paese d’origine di Lita, badante della madre di Piero, che diventerà una sorta di scoperta imprevista di luoghi, persone e tradizioni e che, per Marina, sarà anche un “viaggio dell’anima” quando deciderà di andare a trovare la famiglia d’origine di Lita: le sue figlie, suo fratello e sua madre.
“…sulle tracce della storia di…Lita la narrazione si irradia in tanti rivoli e diventa corale, insegue le speranze e le delusioni di chi arriva, le piccole vittorie, le difficoltà e i sogni del nuovo approdo…e nell’oscillazione tra presente e passato…si affaccia anche la storia personale di chi, come l’autrice, conosce da vicino il significato di queste partenze…”: formidabile Laura, grazie per queste storie.
Questo libro andrebbe fatto leggere nelle nostre scuole italiane di ogni ordine e grado che sono sì diventate multietniche ma dove, spesso, invece, la xenofobia è ancora un grande nodo da risolvere.