Eva, la mela era rosa? di Lucilla Gattini

mela

(sfogo estemporaneo di una scultrice )

In quinta elementare sui testi di storia iniziavamo a leggere notizie intorno a qualche antico popolo, usi, costumi, economia, politica…poi dopo svariate pagine ecco la frase sconcertante che sull’onda di una strisciante inquietudine sollevava in me confusi ma inequivocabili fermenti di ribellione: “…le loro donne tessevano…trituravano bacche…” Eccetera. Ohibò, allora tutto quanto appreso finora riguardava solo i maschi??? Quindi un’etnia si identifica unicamente nella componente maschile e le femmine sono sue appendici?… Sommesso, ma implacabile e inestinguibile, sul mio capo fanciullo come una laica colomba si posò e mise radici il germe della <Totale Parità> , incompreso e pochissimo condiviso per lunghi anni, generatore di frustrante isolamento e talvolta – in parte –  addirittura tenuto vilmente a bada per  evitare eccessive discussioni con amiche e amici…

Quasi mezzo secolo ( sic…) è trascorso, il mio temperamento, la vita d’artista e un’attenta selezione di affetti e frequentazioni mi hanno permesso di non soffrire troppo sul piano privato per una società spudoratamente androcentrica e – per dirla da vetero-femminista – decisamente fallocratica, mai però ho smesso di indignarmi quotidianamente né di esercitare su tale argomento la mia intransigente vis polemica e mi amareggia profondamente vedere che oggi sono proprio le donne a ribadire spesso intollerabili luoghi comuni e mentalità tribali…

Paradossalmente da quando le falangi muliebri hanno capito di essere forti e si sono fatte largo in tutti i campi, spesso necessariamente a spallate e non senza pagare costi salatissimi, avverto ancora più alti e sgradevoli gli stridori di certe contraddizioni. Una fra tante è la tendenza a ricreare il “ghetto”, spettro sinistro che agita il lenzuolo quando si eccede nella pratica degli eventi “al femminile”: come non accorgersi che misurarsi esclusivamente tra donne ripropone di fatto l’eterna discriminazione?

Mai una volta in quarant’anni di attività ho pensato di creare opere che traessero linfa unicamente dalla mia natura femminile o potessero rivolgersi solo alla <metà del cielo>; individuo tra gli individui nutro la speranza che dalle sculture realizzate emani qualcosa che coinvolga e riguardi tutta l’umanità. Sicuramente una delle mie caratteristiche è anche il sesso, così come personali e influenti sono i miei dati caratteriali, la mia sensibilità e le esperienze vissute, ma non accetterò mai di essere riduttivamente valutata come donna artista tra le mie simili, escludendo i colleghi maschi; credo che ostinarsi a fare mostre, dibattiti, iniziative programmaticamente solo di donne allarghi un solco che dovrebbe invece essere annullato. Ammettiamo che siano forse accettabili manifestazioni del genere per l’8 marzo, ormai divenuto simbolo universale di intollerabili soprusi, ma abusarne è un’assurdità che automaticamente perpetua due categorie distinte, dove quella femminile sarà sempre inevitabilmente di serie B, limitata negli angusti spazi della mancanza di confronto e guardata con magnanima benevolenza dagli uomini, grati e comprensibilmente sollevati di vedere inviolati i propri territori …  Va detto, peraltro, che anche qualora la femminea schiera, serrata nei propri ranghi, arrivasse ad imporsi come superiore sarebbe a mio parere un rovesciamento insensato, non può sicuramente costituire un obiettivo l’affermazione di un’opposta superiorità che ricalchi il virile delirio di considerarsi classe dominante.

L’impulso irrefrenabile di questa esternazione nasce da un dettaglio apparentemente trascurabile ma che mi vede ormai giunta alla saturazione, il fatto cioè che ogni qualvolta si parla di donne scatti il vezzo, ormai divenuto quasi compulsivo, di tirare fuori il ROSA!!! Con l’effetto di provocare in me  costernazione di varie origini:

A) per tutti i summenzionati motivi

B) perché persino i colori sono divenuti involontari complici delle artificiose fazioni

C) perché il sesso maschile si è appropriato dell’azzurro, bellissimo

D) per l’attribuzione all’universo femminile di una tinta che in alcune sfumature leziose io personalmente detesto

ma soprattutto perché è una frase fatta, insulsa e priva di significato.  Sorvolando pietosamente sulla desolante tristezza delle rosate quote in politica, potremmo commentare che l’aria si tinge di rosa vedendo Rita Levi Montalcini ritirare il premio Nobel? Evocheremmo nuvolette caramellose mentre dal fluente eloquio fiorentino di Margherita Hach sgorgano torrenti di scintillante intelligenza? Fanno pensare per l’appunto al rosa i romanzi della Morante, di Anna Banti, della Yourcenar, la scrittura di Virginia Woolf, le lucide analisi di Simone de Beauvoir, le sculture di Antonietta Raphael, le mani sui lebbrosi di Madre Teresa, le folgoranti rasoiate in versi di Alda Merini…? E Saffo avrebbe gradito? Ne dubito. Suvvia, sono persone prescelte dal talento o da una superiore qualità, è pleonastico, limitativo e ottusamente banale sottolinearne il genere,  lasciamo i colori alla natura, alla pittura o agli abiti.

Ah, tra l’altro a me piace il salmone chiaro… Chiaro come il fatto che non ho mai provato sentimenti ostili verso i maschi in quanto tali o avuto nei loro confronti atteggiamenti negativi pregiudiziali, potenzialmente mi sono molto simpatici, non li considero una categoria indifferenziata e osteggio solo i comportamenti sbagliati dei singoli…Per non parlare della potentissima e insostituibile attrazione fisica che esercitano. Potremmo quindi accendere l’arcobaleno della pacificazione sostituendo l’incriminato (da me) rosa e l’inflazionato celeste col suddetto salmone, tonalità democratica e – sguazzando nell’orrore dell’odierno gergo! –  unisex e bipartisan…

Lucilla gattini

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