“Cecità” di Adele Libero

cecità

Ogni’ora m’avvisa ch’è passata

quel vecchio orologio sul divano,

la luce mi riscalda l’ossa rotte,

m’afferrano le ombre per la mano.

Poi muovo il corpo nello spazio,

quotidiana battaglia,

quando per vedere

gli occhi sono fondi di bottiglia.

E se nessuno m’abbraccia,

nella casa sconosciuta,

mi par di traversare una montagna

tra picchi e rocce aguzze,

dove sbatto la faccia.

E tu che vedi questa pena,

raccontami la differenza

tra l’uomo libero d’andare

e chi del suo fine bastone

non può fare senza.