Accadde…oggi: nel 1808 nasce Isabella Rossi Gabardi Brocchi

isabella rossi

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Isabella Rossi Gabardi Brocchi (Firenze, 25 novembre 1808Firenze, 28 luglio 1893) è stata una scrittrice e poetessa italiana.

 Isabella Rossi nacque a Firenze nel 1808 dal conte Anton Cino, avvocato, e da Elvira Giampieri, poetessa;[1] fu donna coltissima e dotata di estro poetico, scrittrice di una certa fama. Visse a Bologna, a Firenze, a Modena; pubblicò a Firenze e a Milano.

Isabella Rossi fu amata dal poeta Giuseppe Giusti (Carlo Romussi, nella sua biografia edita a Milano, presso Sonzogno nel 1899, dice più di testa che di cuore). Sta di fatto che il Giusti era un assiduo ospite della famiglia di Isabella in Firenze, nel cui salotto si riuniva l”intelligentia del luogo. Il Giusti spesso recitava i versi che Isabella componeva. I due ebbero un intenso scambio epistolare e poetico, che durò dagli anni trenta dell’Ottocento sino a tarda età e che Isabella Rossi rese pubblico. I due progettarono anche un matrimonio ma, per la differente condizione economica (il Giusti non era ricco) e di ceto, il loro rapporto si deteriorò. Un giorno Isabella si rese conto che i loro caratteri non si fondevano più insieme, anzi non lo avevano mai fatto; lei scrisse: «Studiando il suo (carattere) trovai fra lor due vi era qualche cosa che li teneva separati: che il mio core non si fondeva mai col suo cuore, mentre il mio intelletto rispondeva sempre al suo». Un giorno del 1840 lei gli disse: «Amica ti sarò fino alla morte, ma giammai diverrò la tua consorte». E, dopo averne ricevuto una lettera per nulla addolorata, l’anno seguente Isabella sposò il conte Olivo Gabardi Brocchi di Carpi, anch’egli scrittore.

Produzione letteraria

 1) L’Eridano del 1842 (pp. 155-160), un viaggio al Cimitero di Bologna, definito da Tommaso Pomilio una “versione melanconica o addirittura luttuosa del viaggiare, o del visitare almeno”. In detto lavoro scrisse “laberinto d’interminabili portici, di sale, di camere tute occupate da tombe e da lapidi”, dove la luce trionfa e dà nuova vita alla morte, in una girandola di effetti: è “l’effetto della luce che in larghi spiazzi, o in lucide strisce, piove i suoi atomi sopra le statue, e quasi vive e muoventisi le rende secondo che essa varia di loco e cangia e ombre”

2) Due sue lettere a Bartolomeo Chifenti sono pubblicate in Di un omicidio politico. Sopra la narrazione dal cav. Bartolomeo Chifenti pubblicata a commemorare la morte del Padre. Colla giunta di alcune lettere del professore Mauro Ricci e della contessa Isabella Rossi Gabardi – di Niccolò TOMMASEO, Firenze, M. Cellini, 1869.

3) «A Una Sorella d’Italia», poesia pubblicata sul giornale Auba di Firenze nel 1847 e riportata nel mese di ottobre dello stesso anno sul People’s and Howitt’s Journal di Londra, su impulso di Margaret Fuller Ossoli, la quale ne raccomandò la pubblicazione all’amico William Linton, un progressista inglese amico sia di Adam Mickiewicz, sia di Giuseppe Mazzini.

To a Daughter of Italy

To guard the glories of the Roman reign
States men and warriors had toil’d in vain,
If Vestals hands had failed to tend the fire, (1)
That sacred emblem of pure strong desire.

If highes honors wait the Italian name,
If the fire strive to rise again to flame,
Vestals anew are called that glow to fan
And rouse to fervent force the soul of man

Amid the prayers I hourly breathe for thee
Most beauteous, most injured Italy,
None has a deeper root within the heart
Than to see woman duly play her part; (2)

To the advancing hours (3) of this great Day
A Morning Star (4) be she to point the way,
The Virgin Mother (5) of a blessed birth,
The Isis (6) of a fair regenerate Earth,

And, where its sons achieve their noblest flame,
Still Beatrice (7) be the Woman’s name.

Purtroppo non è stato possibile rintracciare l’originale in italiano. Segue una approssimativa traduzione dall’inglese a cura di Mario Cavaradossi.

A Una Sorella d’Italia

“Per difendere le glorie del regno romano
I regnanti e i guerrieri s’impegnavano invano,
Se le mani delle Vestali fallivan curar la face, (1)
Questo sacro segno di desiderio puro ed efficace.

Se i più alti onori spettano al nome italiano,
Se il fuoco a risorgere alla fiamma stenta invano,
Le Vestali di nuovo sono chiamate ad attizzarne il fulgore
E a risvegliare fervente l’anima dell’uomo al vigore

Tra gli oranti per te sospirerò tutta la vita
Italia tanto bella e così tanto ferita,
Nessuno ha radice più profonda nel cuore
Che la donna vedere far bene l’suo dovere; (2)

Per l’ore ch’avanzan (3) del grande Mattino
Sia la Stella Mattutina (4) a indicare il cammino,
La Vergine Madre (5) d’un benedetto nato,
L’Iside (6) di un Mondo ben rigenerato,

E, se i suoi figli avran la nobilissima face,
Il nome della Donna sia ancor Beatrice. (7).

N.B.: i numeri delle note sono di mano di Margaret Fuller stessa, tuttavia le note non sono state rinvenute, a parte la n. 1 che comunque risulta incompleta.
4) Un cenno dell’attività critica della Rossi è in A. Benedetti, Corrado Gargiolli editore di G.B. Niccolini, studio in onore di Pietro Tedeschi, Genova, Arti Grafiche Guercio, 2012, pp. 1-28.
Ma Isabella Rossi Gabardi Brocchi pubblicò anche « Prose (Firenze, 1841), Poesie (ivi, 1841), romanzi come Dio non paga il sabato (ivi, 1853), cenni storici come Girolamo Segato a Firenze (Padova, 1853), la traduzione dei Doveri delle donne nella famiglia di Frédéric-Edouard Chassay (Milano, 1856), Cenni sopra il Collegio di San Carlo in Modena (s.e., 1857), discorsi morali come Una nuova specie di schiavitù (Firenze, 1875), il cantico biblico A Vittorio Emanuele (ivi, 1878), scritti sulla condizione femminile, come Emancipazione! (ivi, 1878). Postumo uscì poi il romanzo Un gentiluomo ladro (ivi, 1908)».

da WIKIPEDIA

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