“Elementi”, raccolta di racconti di Paolo Pajer, recensione di Daniela Domenici

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Visitando Amazon in cerca, come sempre, di ebook che colpiscano la mia attenzione “a pelle” mi è capitato di scegliere “Elementi”, una raccolta di quattro racconti di Paolo Pajer del quale fino a quel momento, come mio solito, ignoravo tutto (e ho colmato la mia lacuna dopo averne concluso la lettura…).

La mia scelta è stata dettata, lo confesso, in primis dalla copertina (la mia amica Paola, straordinaria grafica web, autrice di molte delle mie, ne è convinta e me lo ripete spesso…) che è semplice ma coloratissima (e ricorda molto da vicino quella della silloge poetica “Elementalia” dell’amica Beatrice) e subito dopo perché, da brava astrologa dilettante, amo i quattro elementi aria, terra, fuoco e acqua a cui i quattro deliziosi racconti di Paolo Pajer sono ispirati.

Il mio preferito è quello ispirato all’elemento fuoco (sono un segno di fuoco con ascendente in aria…) dal titolo “Il lavoro rende liberi” il cui protagonista è un bambino egiziano di dodici anni, Imre, costretto a lavorare sin da piccolo, la cui durissima vita viene descritta dall’autore con tenerezza ed empatia fino all’epilogo inatteso, brutale e doloroso.

Al secondo posto pongo il racconto ispirato all’elemento terra dal titolo “L’App che non c’è”, un racconto surreale ambientato nella Milano del 2020, quindi in un tempo non troppo lontano dal nostro, e il cui protagonista, Ilio Rabissi, “un mite contadino di San Martino in Strada, un paesino nei pressi di Lodi, costretto per la terza volta in vita sua ad andare nella capitale…” si trova a vivere in mezzo a tecnologie di cui ignorava l’esistenza.

Gli altri due racconti sono “Goccia” ispirato all’elemento “acqua” e “Scivolato nel vento” naturalmente all’aria: davvero bravo Paolo, leggerò con piacere altre tue opere.