Il teorema di Zhou, di Marta Ajò, Graphofeel edizioni 2026, recensione di Daniela Domenici

Conosco Marta Ajò come giornalista e webmistress del suo sito ma non avevo avuto ancora l’occasione di conoscerla come scrittrice. Ho letto in un soffio questo suo recente romanzo che mi ha attratto e regalato più di una emozione.

La protagonista è una donna cinese, Zhou, che gestisce un emporio di stoffe e che “vive la prima parte della vita concentrata sulla propria sopravvivenza nel tentativo di soddisfare le necessità primarie. Una donna quasi invisibile…” come si legge in quarta di copertina. Il suo emporio si trova nella periferia di una grande città che nel corso degli anni riesce a riqualificarsi e a diventare multietnica. Infatti Zhou che vive e lavora al pianterreno di un palazzo di tre piani si troverà a interagire con varie persone instaurando rapporti, amicali ma anche conflittuali, prima con la signora che ogni martedì va da lei a comprare dei ritagli di stoffe e scoprirà che gestisce un ristorante insieme al marito Jian; poi con Ivona, la badante ucraina dell’ultimo piano che ha accudito per lungo tempo la proprietaria del palazzo e infine con Teresa, figlia di quest’ultima.

Ognuna di loro ha storie di dolore, seppur diverso, alle spalle, scheletri nell’armadio che non ha mai tirato fuori, desideri irrisolti, sogni nel cassetto, insomma “Un caleidoscopio umano e misurato in cui la comprensione e la curiosità per l’altra prevalgono sul pregiudizio. E un finale a sorpresa…”. Complimenti all’autrice per aver saputo caratterizzare la signorina Zhou, come la chiama l’amica, in modo empatico e commovente ma anche per aver creato questo microcosmo, che potrebbe esistere nella periferia di ogni città, tutto al femminile.