“L’isola a forma di quaglia” di Vittoria De Marco Veneziano, recensione di Daniela Domenici

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Poco meno di tre settimane fa ho finalmente conosciuto de visu Vittoria De Marco Veneziano, dopo tanti scambi di mail e di telefonate, alla presentazione, qui a Firenze, del suo primo libro “La farfalla dalle ali spezzate”.

Avevo già letto e recensito la sua terza opera “Tante donne” che verrà presentato il prossimo 9 marzo sempre nella stessa location del primo. Vittoria mi ha voluto fare dono anche del suo secondo libro “L’isola a forma di quaglia” che ho il piacere di recensire in questa sede.

Vittoria e io abbiamo in comune il profondo amore per la Sicilia, terra in cui sono vissuta per più di metà della mia vita e dove lei ancora risiede; ci è sembrato incredibile che pur avendo abitato a soli 30 km di distanza per trent’anni (ma non lo sapevamo) ci siamo incontrate “a distanza” qui dopo che io ho lasciato la Sicilia quasi 4 anni fa: il destino ha in serbo sempre sorprese per chi ha il cuore aperto al nuovo.

Vittoria, di origine milazzese ma da sempre residente a Siracusa, ha scelto come ambientazione di questa sua seconda opera proprio lei, la città aretusea che ama e conosce profondamente e in particolare il suo cuore più antico, l’isola di Ortigia, nome che deriva dal greco antico ortyx (ὄρτυξ) e significa, appunto, “quaglia”.

Ha immaginato, come protagonisti, Vera e Sandro, una coppia, lui architetto lei docente, che l’autrice ci presenta agli albori del loro amore negli anni Sessanta e che segue, capitolo per capitolo, narrandone gli avvenimenti clou, fino agli anni Ottanta; ma Vittoria, da brava affabulatrice, arricchisce la sua storia con altri personaggi: i genitori e Paolo, il fratello di Sandro, l’amico del cuore Sandro, la segretaria Lina ma soprattutto l’amica Edith che avrà un ruolo importante nella vita di Vera.

Ho apprezzato ancora una volta l’escamotage, che Vittoria ha utilizzato anche negli altri suoi due libri, di caratterizzare ogni capitolo con una citazione iniziale, sempre assolutamente pertinente, di autrici e autori le/i più disparati oltre che inserire delle splendide immagini di Siracusa, che sono delle riproduzioni di chine dell’artista aretuseo Tino Messina, dietro alle quali ha posto ulteriori citazioni.

Vorrei, come sempre, estrapolare alcuni paragrafi dal libro ma mi limito a citare alcune frasi tratte dalla quarta di copertina “…una storia semplice. Una storia come tante. Un’isola d’incanto…un romanzo sul filo della memoria…un viaggio intenso e coinvolgente, ora ironico e triste ora tenero e profondo…pagine intense che esaltano il patrimonio della forza dei sentimenti capaci di nutrire l vita per renderla più vivibile”.