“Sotto un cielo indifferente” di Vasken Berberian, recensione di Monica Bocelli

sotto un cielo

Fra i libri che ho letto la scorsa estate ritengo degno di nota il romanzo di Vasken Berberian, Sotto un cielo indifferente che mi ha appassionato molto. Bellissima vicenda, lunga e tortuosa, una storia triste che narra le vicissitudini di una famiglia armena, tratta dell’abbandono di un minore, di povertà e di come a volte colui che sembra avviato verso un brutto destino in realtà possa vivere meglio del fratello, amato e nella ricchezza. Un’avventura con episodi di una crudeltà molto forte. Una storia di olocausto nei gulag russi dove, a differenza dei libri letti in passato ambientati nei campi di concentramento, non sembra esserci comunanza tra gli internati a esclusione del gesto di estrema solidarietà di Gabriel. Una storia di profondo amore fraterno, con tratti un po’ magici laddove i gemelli che vivono forzatamente separati riescono a “sentirsi” l’un l’altro nonostante l’immensa distanza che li divide. Ho provato sentimenti diversi verso i vari personaggi, compassione, nell’accezione di condivisione empatica dei sentimenti, per la madre quando non ha più potuto abbracciare uno dei due figli, odio per…. No, non dirò per chi né per chi ho provato rabbia per non condizionare i futuri lettori. Il romanzo abbraccia un periodo di tempo che va dal 1937 al 1992 e in questo lungo periodo, non solo ai protagonisti ma dal punto di vista storico, capitano tanti eventi che non è facile racchiuderli in poco meno di cinquecento pagine ma l’autore ci riesce magistralmente. È uno di quei romanzi che, e mi accade sempre più raramente con il trascorrere del tempo e dell’età, mi ha “agganciata” fin dalle prime righe e quando mio malgrado dovevo interrompere la lettura mi sentivo estranea nel mio mondo e costantemente a pensare a “the others” i protagonisti di Sotto un cielo indifferente. Infine mi ha fatto fare un tuffo nel passato e precisamente all’estate 2001 quando con Andrea, il mio attuale marito, andammo in vacanza in Siria e Giordania e a Damasco conoscemmo Cecil, una ragazza francese in cerca delle proprie origini armene da parte di padre turco-armeno morto quattro anni prima.

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