“Giovanna guarda le onde” di Lucilla Gattini, recensione di Daniela Domenici

 giovanna guarda le onde

Per chi come la sottoscritta ama le biografie, le ricostruzioni storiche e le genealogie (nel mio sito hanno un ampio spazio…) quale miglior dono di “Giovanna guarda le onde”, seconda opera di Lucilla Gattini, scultrice di origini fiorentine che da tanti anni vive e crea le sue opere a Pietrasanta.

L’autrice, con una pazienza straordinaria, è riuscita a ricostruire la storia del ramo materno della sua famiglia e ha deciso di narrarla perché “scrivere questo libro…è stato quasi compiere una missione, adempiere un dovere morale cresciuto come un’opera corale, distillata in me attraverso le parole della mia nonna materna, di mia madre e delle zie, e ispirata dalla pletora di avi vissuti un secolo o due fa ma intimamente vicini nella mia percezionel’epopea degli antenati materni ha costituito un grande romanzo sul quale la mia personalità e il mio cammino pur essendo ovviamente autonomi hanno affondato le radici e creato le proprie fondamenta.”. Ci è riuscita in modo straordinario perché non si è limitata alla semplice elencazione degli eventi accaduti ma li ha “colorati” con la sua personale immaginazione, sembrano quasi i protagonisti di un film in bianco e nero, e li ha intrisi della sua grande, toscanissima ironia; e per far questo ha utilizzato uno stile narrativo ricco, variegato e alto (lasciatemi usare questi aggettivi da correttrice di bozze ed editor quale sono…se li merita) che è un valore aggiunto di questo suo libro.

Lucilla dedica la sua seconda opera all’amatissima madre Giovanna a cui nelle pagine finali si rivolge con parole struggenti, piene di amore, che vi commuoveranno, come hanno fatto con me…eccole “Giovanna non c’è più e penso che avrò sempre difficoltà a crederlo completamente. Tutte le vicende narrate e i loro attori, circa due secoli di ascendenza, mi hanno affascinato fin dalla prima infanzia ma oggi sento che tutto inizia e finisce con lei, tutto quanto è accaduto portava a lei e ha contato per me perché era mia madre. Adesso che come i suoi avi non ha più niente di reale e anche lei fa parte di quella fantasmatica schiera, parlarne e farne partecipi altre persone mi regala l’illusione che qualcosa di lei rimanga oltre lo spazio limitato e provvisorio della mia memoria…Quando ho preso davvero coscienza del fatto che tutti i corifei erano scomparsi e l’unica testimone rimasta era una zia a migliaia di chilometri, si è concretizzato il desiderio di condividere la saga familiare, ma procedendo ho compreso che a mettere davvero in moto il meccanismo è stata la mancanza di mia madre, l’abbandono che forse nessun figlio sa profondamente ammettere e che ognuno cerca di esorcizzare come può. Nel mio caso anche con queste pagine, offerta pagana a un cielo disertato dagli dei e vanamente interrogato per ritrovare uno sguardo, una voce. La morte, la cui spietata essenza non riesco a configurare, la evoco per tranquillizzarmi come l’abbraccio amniotico di un’acqua confortante su cui galleggiare tra molecole di luce, e posso addirittura immaginare che voglia condurmi presso una nave bianca su cui salire per guardare in silenzio le onde”.

Mi fa piacere proporvi in questa sede un’intervista che ho avuto il desiderio di fare alla Lucilla scultrice quasi due anni fa

https://danielaedintorni.com/2013/08/08/intervista-alla-scultrice-lucilla-gattini-di-daniela-domenici/

 

Annunci