Intervista alla scultrice Lucilla Gattini di Daniela Domenici

lucilla gattini da museodeibozzetti.

Ci siamo conosciute pochi giorni fa in occasione della presentazione della guida “Versilia – percorsi di genere femminile”, di Maria Grazia Anatra, alla Versiliana in cui era una delle relatrici.

Pubblicherò il suo intervento, in versione integrale, in un post a parte subito dopo questa intervista.

E’ nata una simpatia istintiva e immediata che mi porta oggi a desiderare di sapere qualcosa di più di lei ed ecco le mie domande e le sue risposte…

–      Mi hai detto di essere fiorentina come me ma che da tanti anni vivi e operi a Pietrasanta…quando e come hai capito di voler diventare una scultrice? Ti ha aiutato qualcuno a capirlo, qualche artista, o è stata una tua consapevolezza?

–      Sì, sono nata e cresciuta a Firenze. L’arte era di casa nella mia famiglia, sia il ramo materno che quello paterno non la consideravano qualcosa da riverire con distacco ma una parte fondamentale della vita. Dalla radio sempre accesa sgorgavano canzoni ma anche tanta musica classica, tutti andavano ai concerti e a teatro. La nonna materna mi ha allevato a romanze di Puccini…Tutti leggevano accanitamente e mio padre mi portava abitualmente nei musei, vedendo che mi divertivo e apprezzavo. Raccontava che a quattro anni già affermavo di preferire le sculture ai quadri perché “potevo girarci intorno”. La rivelazione però di volermi dedicare totalmente a questa attività l’ho avuta a Roma dove mi avevano portato i miei inquieti vent’anni. Entrare nello studio di uno scultore e vederlo lavorare fu folgorante, dopo poco tempo divenni sua allieva e in seguito assistente, è stato lui a incoraggiarmi e a riconoscere immediatamente la mia “vocazione”.

–      Hai fatto studi artistici?

–      No, come ho detto non è stata una scelta precoce. Ho imparato la tecnica e la capacità di sviluppare e esternare il processo creativo dal mio maestro – come nell’antica tradizione delle “botteghe” – e il marmo in particolare a Pietrasanta sotto la guida dei vecchi artigiani scalpellini che allora erano ancora divisi in precise categorie: sbozzatori, smodellatori, ornatisti, raspatori, lustratori…

–      Quali materiali ti sono più congeniali oltre al marmo che, immagino, sia il tuo preferito data anche la location che hai scelto per vivere e creare…

–      Certamente il marmo rappresenta per me qualcosa di tanto speciale che è persino difficile esprimerlo, spiegare la sensazione che mi dà la materia bianca, pura, zuccherina del bianco statuario quando si sgretola sotto gli strumenti obbedendo alle loro direttive, sempre con inviolabile nobiltà. E quello che provo quando le superfici mutano sotto la levigatura fino a diventare seriche e preziosissime esaltando i volumi e le linee decisi dalla mia testa e dalle mie mani. Mi piace molto anche la terracotta pur se spesso plasmo la creta andando contro la sua natura, ovvero più togliendo dalla massa che aggiungendo. Amo quando l’opera esce dal forno trasformata, col suo colore caldo che profuma di manualità arcaica. Poi c’è il mio materiale segreto, una miscela di componenti varie che si lavora all’incirca come il gesso e mi permette di accedere a forme spericolate in leggerezza, e mi consente anche di sbizzarrirmi con i colori.

–      Qual è la tua giornata tipo? hai orari migliori, preferiti, per creare?

–      Attualmente la mia giornata tipo non esiste. Fino a pochi anni fa consisteva nel mettermi a lavorare a metà mattinata e rimanerci fino a sera, adesso vario molto. Preferisco iniziare le mie attività verso mezzogiorno, poi da quando ho il computer scrivo parecchio, anche di notte.

–      Hai dei soggetti preferiti?

–      Sono una scultrice figurativa, il mio mezzo espressivo è il corpo umano, talvolta pesci e uccelli; i miei temi sono spesso mutuati dalla mitologia i cui personaggi mi hanno sempre ammaliato anche per la valenza senza tempo delle loro vicende attraverso le quali cerco di indagare ed esprimere l’umanità contemporanea. Rappresento non di rado armature e altri simboli di guerra, elementi sinistramente affascinanti, emblematici della distruttiva inclinazione alla violenza che caratterizza gli esseri umani. E poi il dualismo che li contraddistingue, l’ambiguo senso dell’ identità.

–      Immagino tu abbia fatto delle mostre, ce ne parli?

–      Ovviamente in tanti anni le mostre sono state parecchie. Ricordo con particolare piacere la prima personale, l’emozione provata nel vedere la schiera di opere esposte, i visitatori che guardavano e commentavano, l’orchidea che mi regalò mio padre e  gli articoli sui giornali di Modena. E la grande esposizione voluta dal Comune nel chiostro e nelle sale del S.Agostino di Pietrasanta, evento che nel 2008 suggellò il mio lungo e appassionato legame con la città.

Ringrazio Lucilla per la sua disponibilità e invito coloro che volessero approfondire la conoscenza delle sue sculture a visitare il suo sito

www.lucillagattini.it

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