“Vita” di Adele Libero

 VITA

 

Ma ti ricordi quelle notti,

irrigidite sopra una panchetta,

gambe gelate, una trincea,

mente sconfitta?

E poi il raggio,

il sole che tornava,

un uccellino che bussava,

cercando carità di mollichine.

All’alba quel dottore,

il più giovane, quello più arrabbiato,

faceva pulizia nelle corsie,

la nostra angoscia trascinava fuori.

Io non fumavo,

ma avrei voluto mille sigarette,

nell’ansia di sapere tue notizie,

nell’alba chiara.

Pregavo, si pregavo,

pure se con i dubbi e le incertezze,

trovare Dio al tuo letto

pareva quasi un terno al lotto.

E nell’uscire insieme, quel, mattino,

gustammo, infine, pane profumato,

stelle negli occhi,

vita nelle mani.