la felicità, saggio filosofico di Nuccia Isgrò

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La felicità crea felicità, ne sono assolutamente convinta. Il problema è cos’è la felicità e come la si può concretizzare.

Da sempre si dice che essa “sia l’attimo passato di cui non ci siamo accorti perché impegnati o distratti da altro”. Non sono d’accordo, è troppo aleatoria questa frase, credo invece che essa sia uno stato psicofisico consapevole e che la si possa raggiungere ascoltando e comprendendo se stessi. Non è un fatto egoistico anzi, è altruistico perché è indubbio che chi è felice rende gli altri sereni.

Il primo passo è conoscersi, sapere cosa si vuole, rispettare le proprie passioni per appagarsi. “Conosci te stesso” di socratica memoria è importantissimo. Come possiamo vivere se non sappiamo chi siamo, quel è la nostra reale funzione, il nostro ruolo, se non siamo in grado di ascoltare il nostro cuore e armonizzarlo con la nostra mente?

Se effettivamente insegnassimo ai nostri giovani ad ascoltarsi, avremmo fatto un enorme passo avanti verso il fine ultimo dell’uomo: l’autorealizzazione.

Mettiamo da parte cellulari, tablet, note book, computer e facciamo silenzio. Immedesimiamoci su di noi, sul nostro essere uomini in un contesto sociale che troppo spesso ci abbrutisce. Dedichiamoci del tempo prezioso, facciamo un elenco gerarchico di priorità e al primo posto mettiamo noi stessi e i nostri bisogni. Non è un discorso egoistico , ribadisco, se sto bene con me stesso creo serenità e felicità con chi mi sta attorno.

Cosa vogliamo, quali le nostre passioni, cosa desideriamo realizzare? Ecco le domande a cui rispondere. In un secondo momento bisognerà pianificare ,all’interno degli impegni che abbiamo, le azioni per soddisfare le nostre, ripeto nostre, aspettative.

Il coronamento degli obiettivi ci darà la felicità.

Come diceva Ficthe è “il cammino per il raggiungimento di un traguardo che è sublime”, e lo è veramente.

Pensiamo agli atleti, quanti sforzi e rinunce per un traguardo agognato! Eppure nel momento del raggiungimento dell’obiettivo tutti i sacrifici vengono dimenticati perché la felicità ha preso il sopravvento!

Ho visto la felicità a lettere cubitali sul volto di una mia amica disabile che, a discapito delle naturali difficoltà della propria condizione, si è laureata con ottimi voti e adesso si dedica ai ragazzi down.

Il suo esempio è sicuramente un incitamento per gli altri in un cammino, spesso difficoltoso ma esaudente, di ricerca, di superamento dei limiti per un traguardo unico e irripetibile che appaga La felicità non ha età, la trovi inconsapevole nel neonato, per quello stato di beatitudine creato dal soddisfacimento dei bisogni primari. La puoi trovare negli adulti dove assume un volto diverso, più complesso , legato al sentimento di gioia che nasce sempre dall’ esaudire un desiderio. Schopenhauer affermava che l’uomo è “un pendolo che oscilla fra la noia e il dolore”, vorrei tanto cancellare questa definizione e dire che “l’uomo è quell’essere senziente che conquista la felicità solo quando impara a conoscersi profondamente”

La felicità crea gioia,piacere, godimento, compiacimento, esempi da seguire. La nostra purtroppo, è una società dell’accontentarsi, dell’abbozzare, del subire e la felicità è quasi sconosciuta ai più. Rieduchiamoci alla bellezza, al piacere della vita, alla serenità, educhiamo i nostri giovani a riamarsi, a volersi egoisticamente bene,

Secondo Argyle (1987), studioso di questa emozione, la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di appagamento in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l’autorealizzazione e la salute. Ma è anche vero che la felicità è legata al numero e all’intensità delle emozioni positive che la persona sperimenta e, in ultimo, come evento o processo emotivo improvviso e piuttosto intenso, che si realizza nella gioia . Come affermano D’Urso e Trentin ,in questo caso è definibile come l’emozione che segue il soddisfacimento di un bisogno o la realizzazione di un desiderio e in essa, accanto all’esperienza del piacere, compaiono una certa dose di sorpresa e di attivazione. E queste sono solo alcune definizioni ma, sicuramente chi è felice ha delle emozioni amplificate, sorride più spesso,lo sguardo è luminoso, è più ben disposto verso gli altri e l’altruismo viene incrementato. La società se ne giova, perché l’uomo felice non sente la fatica, non avverte la stanchezza, l’attenzione è focalizzata e concentrata.

Un clima sociale di felicità quindi crea, genera FELICITA’!

Pensate ad una società di uomini felici. Bandito il dolore di vivere, la depressione, la noia, l’invidia, la cattiveria…

Troppo bella una siffatta società, utopistica? Chissà. L’uomo può tanto quando vuole.

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