accadde…oggi: nel 1919 nasce Evita Peron, di Lilia Zito

Eva Peròn, chiamata affettuosamente dal popolo Evita (piccola Eva), è da molti considerata la donna più importante della storia del secolo scorso. Personaggio politico di enorme rilievo, è ritenuta il simbolo dei desideri, delle angosce e delle passioni del popolo argentino che, nel 2010, ha scelto proprio questa donna, morta in giovanissima età, come simbolo per celebrare l’indipendenza dell’Argentina. Sovente ignorata nei libri di storia europei, concentrati per lo più su personaggi famosi del “Vecchio Continente”, il suo modo di agire riporta alla mente la figura leggendaria di Robin Hood che sottraeva denaro ai ricchi per donarlo ai poveri. E anche se tale sottrazione è stata effettuata dalla “piccola Eva”in modo impulsivo e autoritario, la sua fama non è stata mai offuscata da certi errori che i suoi detrattori continuano ancora oggi a sottolineare.
Ma per conoscere meglio questa donna bisogna necessariamente fare una breve premessa che offrirà spunti per approfondire la storia della tormentata Argentina, nota non solo per la sua bellezza, ma soprattutto per l’avvicendarsi di dittature militari cruente che provocarono molte vittime tra la popolazione civile.

L’Argentina, terra ricchissima di immensi appezzamenti coltivabili e rapidamente industrializzata, attira, alla fine dell’Ottocento, moltissimi italiani e spagnoli che, ignari della reale situazione di un paese in cui la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi, si lasciano ingannare dalle apparenze. Tale nazione, vista come terra promessa, delude dunque le aspettative di molti contadini italiani che emigrano lì; le ampie terre sono in gran parte proprietà dei ricchi, “los estancieros”, ( i padroni delle immense aziende agricole argentine) e coloro che non accettano di lavorare come mezzadri, si trasferiscono nelle grandi città per impiegarsi operai e artigiani. Si calcola che nel 1890 la percentuale degli immigrati in Argentina costituisce l’80% della popolazione ed il loro contributo determina la formazione di una sempre più significativa e potente classe media che farà sentire il suo peso nella vita sociale, politica ed economica del paese.  Nel 1890 scoppia un’insurrezione da parte dei ceti medi che si ribellano ad una potente oligarchia che continua ad impedire un regolare svolgersi delle elezioni. La cosiddetta “Noventa” non sortisce significativi risultati e i leader del vecchio regime seguitano a governare attraverso un sistema costituito da mazzette, nepotismo e brogli elettorali. L’opposizione non riesce ad annientare tale sistema ed alla fine si adatta al modus operandi dell’oligarchia. La situazione continua a peggiorare, i salari non vengono corrisposti ai lavoratori, la disoccupazione è alle stelle e nel 1930, appena un anno dopo il crollo di Wall Street, in seguito ad un colpo di stato, il potere viene affidato ad Augustìn Justo che riesce a dare un po’ di respiro al paese, nonostante la crisi mondiale dovuta al crollo delle borse.

Quest’ultimo, però, per risollevare la grave situazione in cui versa il paese, è costretto ad avvalersi di capitale straniero proveniente soprattutto dal Regno Unito. La conseguenza di questa sua politica porta ad un crescente malcontento del popolo argentino perché la maggioranza delle industrie e buona parte dei trasporti finiscono nelle mani dei britannici che, con il passare del tempo, pretendono di ottenere il totale monopolio dei trasporti.  Nel 1937 si tengono le elezioni, palesemente truccate, che portano al potere un uomo molto vicino al presidente uscente. Il nuovo eletto si chiama Ortiz, costretto poi a lasciare il posto al suo vicepresidente Castillo, poiché reso cieco dal diabete.
Il nuovo presidente si guadagna la stima dei regimi europei e di una significativa parte della popolazione argentina, formata per lo più da immigrati italiani e spagnoli. Il consenso ottenuto dal neo presidente risparmia all’Argentina l’ingresso nella seconda guerra mondiale e molti sono gli argentini che inviano il loro sostegno ai paesi alleati attraverso pacchi alimentari e medicine. A questi ultimi si unisce l’estrema destra intenzionata a togliere il potere a Castillo. Si tratta di un’insolita alleanza che può essere spiegata semplicemente con l’aggravarsi delle condizioni economiche e sociali del paese.

Per cercare di risollevare la situazione intervengono ancora una volta i militari nel 1943 che portano al potere il generale Ramirez, presto sostituito da Farrel, un uomo debole non in grado di dare delle risposte significative al sempre più crescente malcontento del popolo. Un colonnello della giunta militare appena insediatasi comincia ad attirare le simpatie del popolo.

Si tratta di Juan Peròn, capo del Grupo Oficiales Unidos (GOU), una loggia massonica che aveva organizzato il golpe del 1943 per impedire l’elezione a presidente del filo-britannico Costas. Peròn porta avanti idee progressiste riguardo il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Poco prima di assumere il comando del gruppo in questione, Peròn intraprende una relazione sentimentale con la giovane attrice, Eva Duarte.

Eva Maria Ibarguren Duarte nasce il 7 maggio 1919 a Los Toldos, un piccolo paesino in provincia di Buenos Aires. Ultima di cinque figli, tutti illegittimi, che la madre ha avuto da Juan Duarte, un piccolo proprietario terriero già sposato, Eva vive un’infanzia ed un’adolescenza piuttosto infelici a causa della mentalità gretta delle persone che la circondano. La bambina decide infatti di abbandonare la scuola in seguito ad un episodio spiacevole avvenuto nella sua classe. Un giorno, infatti, trova scritto alla lavagna: “No eres Duarte, eres Ibarguren!” (Non sei una Duarte, ma una Ibarguren, cognome della madre). Tali parole di scherno, accompagnate dai risolini dei compagni, inducono la bambina a lasciare la scuola e a cucire abiti su ordinazione per conto di un negozio.
Ragazzina sognatrice e romantica, le basta la visione di un film per accenderle la passione per il cinema che le dà l’opportunità di sognare una vita completamente differente da quella costretta a vivere, una vita fatta di ricchezza, lusso, gioielli e pellicce.
Trasferitasi a Junìn con la madre e i suoi fratelli, Eva continua a coltivare il sogno di diventare attrice e di riscattarsi da una vita di stenti. A quindici anni conosce il cantante Augustìn Magaldi, molto più vecchio di lei ed intraprende una breve relazione con lui, costringendolo poi a portarla a Buenos Aires.
L’uomo, già sposato, l’abbandona al proprio destino in quella grande città ed Eva, dopo aver anche sofferto la fame per mancanza di lavoro, si lega ad altri uomini che l’aiutano nella sua carriera. Per tale ragione i suoi avversari politici, quando lei raggiungerà il successo, la definiranno “una prostituta”.

Tenace e ambiziosa, riesce ad ottenere una piccola parte in un film e altri saranno ruoli di secondaria importanza che la giovane donna riesce ad ottenere. Nonostante ciò il suo tenore di vita non subisce alcun mutamento. Non pochi sono i periodi in cui la ragazza rimane senza lavoro o si accontenta di salari molto bassi pur di sopravvivere.
Solamente nel 1939 la vita sembra cominciarle a sorridere; viene infatti scritturata per un radiodramma in cui ottiene la parte di protagonista ed interpreta personaggi femminili dall’esistenza infelice, ma che poi riescono a riscattare la propria vita.
Durante l’infanzia e l’adolescenza, Eva aveva sofferto moltissimo a causa della sua condizione di figlia illegittima in paesini dalla mentalità ristretta, ma tale sofferenza continua purtroppo ad accompagnare la sua esistenza anche durante i primi anni trascorsi a Buenos Aires a causa dell’emarginazione operata nei suoi confronti per le sue umili origini. E le sofferenze patite durante la sua giovinezza segneranno per sempre il suo carattere, ribelle ed insofferente nei confronti dell’oligarchia aristocratica e militare. La stessa Eva si definirà sempre una “resentida social”, ovvero una persona che non accetta le ingiustizie della società e nutre un profondo rancore verso i responsabili di tali disparità sociali.
Nel 1943 la città di San Juan viene rasa al suolo a causa di un violento terremoto e il colonnello Juan Peròn si mobilita in prima persona per aiutare le vittime di quel disastro organizzando un festival per raccogliere i fondi da destinare alla ricostruzione della città. Proprio durante quella serata di beneficenza avviene l’incontro tra Eva Duarte e Juan Peròn. Quest’ultimo, colpito dalla bontà e dalla fragilità della ragazza, come dichiarato in un’intervista, si lega profondamente a lei, nonostante la notevole differenza di età.

Peròn, grazie alle concessioni fatte ai lavoratori in qualità di Ministro del Lavoro, guadagna ogni giorno di più il sostegno dei sindacati e delle classi lavoratrici. Ma nello stesso tempo viene osteggiato dai democratici che lo accusano di essere un fascista ed un ammiratore di Mussolini. Peròn, avendo fatto il servizio militare in Italia, rimane affascinato da Mussolini di cui ne ammira l’esperimento dello stato corporativista.
Il colonnello non è solamente ostacolato dai democratici, ma anche dagli stessi militari che non vedono di buon occhio le sue idee progressiste e la sua relazione con una ragazza dal torbido passato e di umili origini. Così, nel 1945, l’esercito costringe Peròn a dimettersi dalle sue cariche e viene arrestato.
Ma i sindacati ed Eva, ormai ribattezzata dal popolo “Evita” e diventata una fervente attivista, organizzano delle imponenti manifestazioni per chiedere il rilascio di Peròn.

Evita nei suoi comizi riesce a trascinare tutte le categorie dei lavoratori puntando dritto al cuore del popolo. Una delle riflessioni ricorrenti nei suoi comizi è quella di far comprendere al popolo che, se Peròn fosse stato un esponente dell’oligarchia, non avrebbe condiviso i sogni e gli ideali del popolo e, soprattutto, non si sarebbe legato sentimentalmente ad una ragazza di umili origini come lei.
«Sono una di voi, ho sofferto la fame, il lavoro è mancato anche a me, ma ho trovato la salvezza in Peròn. Possa la nazione lasciarsi salvare da Peròn, così come ho fatto io».
Quest’ultimo è uno degli slogan ripetuti più volte alla radio dalla fidanzata di Peròn che riesce veramente ad infiammare il popolo argentino.
Le manifestazioni organizzate da Evita, ormai diventata la paladina dei cosiddetti “descamisados” (persone talmente povere da non potersi nemmeno permettere una camicia), riescono a sortire l’obiettivo che lei si era proposta; Peròn viene infatti rilasciato. Pochi giorni dopo la sua scarcerazione, il 22 ottobre 1945,  il colonnello si sposa con Evita che però ancora si porta dietro l’etichetta di figlia illegittima.

Così la donna si adopera per far sparire il suo certificato di nascita e lo sostituisce con un documento falso che la dichiara nata nel 1922, anno in cui muore la legittima moglie del padre e modifica il suo nome. Da Eva Maria diventa Maria Eva Duarte de Peròn perchè in quel periodo le ragazze aristocratiche portano come primo nome Maria.
Tentativo inutile di mascherare le proprie origini perchè dalla società oligarchica è stata già etichettata irrimediabilmente.
Nel 1946 Peròn decide di candidarsi alle elezioni politiche e riesce a sbaragliare la concorrenza diventando il ventinovesimo presidente della Repubblica Argentina. Eva diventa così la first lady dell’Argentina e ama farsi confezionare abiti da sogno per apparire sempre smagliante al fianco del marito.

Nel 1947 comincia il tour di Evita in Europa, chiamato il “Rainbow Tour”. Il 6 giugno viene accolta come una regina dal generale spagnolo Francisco Franco che proclama un giorno di festa per consentire a tutti “los trabajadores” ( i lavoratori) di conoscere la “presidentessa argentina”.
In Italia viene invece dileggiata e maltrattata dai comunisti che l’accolgono con lancio di uova e pesanti insulti. Non le perdonano il suo passato e la definiscono “prostituta” e fascista perché sposata ad un uomo che aveva abbracciato le idee di Mussolini. In realtà Peròn, pur avendo inizialmente mostrato aperte simpatie verso il fascismo, crea un’ideologia nuova, il “Peronismo” fondando il Partito Giustizialista il cui nucleo ideologico fondamentale è la “giustizia sociale”, una terza via tra capitalismo e comunismo. Lo Stato, secondo lui, deve frenare le tendenze estremistiche del capitalismo e assicurare condizioni di vita più umane ai lavoratori. Nazionalizza la Banca Centrale, le imprese dei servizi pubblici (ferrovie, acqua, gas, telefoni), dà impulso all’edilizia popolare e si dedica ad un vasto programma di alfabetizzazione delle classi meno abbienti.
La promessa di liberare l’economia dal controllo straniero viene mantenuta subito dopo le elezioni, Peròn acquista il sistema telefonico che fino a quel momento era stato di proprietà statunitense e nazionalizza i trasporti pubblici esaltando l’orgoglio argentino ed umiliando gli inglesi. Nonostante ciò molti sono i nemici di Peròn e di Evita. Intellettuali, università, stampa, aristocrazia ed in modo particolare la chiesa cattolica non vedono di buon occhio i cambiamenti della “Nuova Argentina”. Il papa le consente solamente venti minuti di udienza.
In Gran Bretagna i reali inglesi rifiutano di riceverla perché la nazionalizzazione dei trasporti argentini aveva recato danni all’economia inglese e l’aristocrazia l’accoglie con freddezza perché non riesce a perdonarle che fosse una figlia illegittima, fatto posto di nuovo in evidenza dalla rivista americana “Time Magazine” che avversa in maniera palese la politica nazionalistica di Peròn.

Eva Peròn, biografia, pensiero e citazioni

Nonostante le umiliazioni subite in Europa, il popolo argentino accoglie calorosamente la moglie del presidente al suo ritorno dal tour con urla di giubilo, striscioni e bandiere argentine.
Il 9 settembre del 1947 il Parlamento approva il disegno di legge che concede alle donne il diritto di voto, proprio grazie alla lotta condotta da Evita; la donna ritiene che la presenza delle donne nelle decisioni del paese sia fondamentale e che le donne debbano avere un ruolo sociale. Fonda così il Partito Peronista delle Donne vincendo una della sue battaglie più importanti in un paese profondamente maschilista come l’Argentina di quel periodo.

Con il passare del tempo Peròn diviene un capo sempre più autoritario e non consente la libertà di stampa esercitando il suo potere con rigidità e fermezza, ma la sua è una dittatura alquanto insolita; vuole dare ordine al capitalismo ed assicurare condizioni di vita più umane ai salariati. Per tale ragione il popolo continua a sostenere lui e la first lady dell’Argentina. Quest’ultima, nonostante l’affetto dei “descamisados” e dei lavoratori argentini, continua a subire umiliazioni da parte delle classi aristocratiche. La tradizione dell’Organizzazione di Beneficenza Argentina, ad esempio, aveva sempre eletto come sua leader la moglie del presidente argentino. Ma le dame di beneficenza stavolta non accettano che a una donna proveniente da una classe sociale “bassa” venga affidata tale carica e le chiedono un incontro.

Le comunicano che è una donna «troppo giovane per tale incarico» e lei offre prontamente una soluzione: «Nominate mia madre, dunque». Alla loro reazione di disappunto, Eva dichiara dissolta la società di beneficenza dicendo a quelle donne: «Andate a riposare nelle vostre fazende, il popolo non ha più bisogno dell’elemosina oligarchica perché adesso ha me» Elimina i fondi a tale società e crea l’8 luglio del 1948 la “Fondazione Eva Peròn” con lo scopo di aiutare la povera gente.  Lo statuto di apertura dichiara che tale fondazione sarebbe rimasta “solo nelle mani del suo fondatore” e tra gli obiettivi sono previsti quelli di fornire assistenza monetaria e borse di studio per bambini brillanti provenienti da ambienti disagiati, costruire scuole, ospedali e orfanotrofi in zone svantaggiate e “contribuire o collaborare con ogni mezzo possibile  alla creazione di opere tendenti a soddisfare i bisogni fondamentali per una migliore vita delle classi meno privilegiate.” Vengono costruite case per i senzatetto e gli anziani, senza però mai dimenticare le esigenze dei bambini.

Le casse della Fondazione traboccano di donazioni provenienti dalle organizzazioni lavoratrici e dagli stessi lavoratori che rinunciano spontaneamente ad un giorno di paga all’anno consapevoli che sarebbero stati spesi per il bene dell’Argentina.
In meno di due anni Evita spende 50 milioni di dollari per aiutare i poveri e i malati. Ma non lo fa solamente occupandosi della costruzione di scuole, ospedali e case di riposo. Ascolta i poveri e abbraccia, nonostante tutto ciò le venga sconsigliato dai suoi collaboratori, i bambini  e gli adulti affetti da malattie molto contagiose. La lebbra, in quel periodo, non è ancora stata debellata.

Sempre nello stesso anno nasce “Evita City” con la costruzione di 4.000 abitazioni assegnate alle persone più bisognose, alloggi popolari più che dignitosi.
Evita, la ragazzina emarginata e umiliata, diventa “Santa Evita”, la “Madona de los descamisados”.
Moltissime sono le famiglia argentine salvate dalla miseria, dalla fame e dalla delinquenza. Non bisogna nemmeno dimenticare la fondazione della “Città per l’Infanzia” che ispirerà Walt Disney, qualche anno dopo, con la creazione di Disney World. Evita costruisce scuole per i bambini bisognosi assumendo del personale che si occupa anche di portarli a mare durante l’estate.

La società argentina di Evita è in piena trasformazione. Prima solo agli aristocratici era concesso di andare a mare, ora il “Mar de Plata” è pieno di gente del popolo che ha imparato a godere del sole.
Era impensabile un tempo per una persona di una certa classe sociale vedere al mare il proprio domestico! Questo rispecchia pienamente la politica di Peròn-Evita: una gestione autoritaria del potere, ma anche una sostanziale integrazione sociale ed un’effettiva redistribuzione del reddito. Tra mille contraddizioni, infatti, l’Argentina diventa il Paese più democratico dell’America Latina.
L’opera della fondazione non può da sola risolvere i gravi problemi del paese, causati da anni di dissennate politiche economiche che avevano solamente portato ad arricchire l’oligarchia a spese della maggioranza del popolo argentino, ridotto in condizioni di povertà spaventose. Persino una bicicletta costituisce il sogno principale della maggioranza dei bambini. E la piccola Eva non esita a donare quante più biciclette possibili ai bambini indigenti.

L’aumento dei salari porta però alla crescita dell’inflazione e nel 1950 l’Argentina viene sconvolta da scioperi e manifestazioni. La risposta di Peròn è dura; molti oppositori vengono incarcerati ed alcuni giornali che si oppongono al nuovo governo vengono chiusi.
Tuttavia Evita non si lascia scoraggiare da questo momento di crisi e continua a sostenere il marito recandosi personalmente a discutere con i lavoratori e gli scioperanti per dissuaderli ad intraprendere scioperi contro un uomo che aveva concesso loro moltissimi diritti, tra cui quello di sciopero, le ferie pagate e la previdenza sociale. Questo suo incessante lavoro riesce ancora a garantire il sostegno della maggioranza dei lavoratori al peronismo, ma soprattutto alla figura carismatica di Evita.

Il 22 agosto del 1951 è un giorno storico per Evita: la first lady tiene un comizio per la sua recente candidatura alla vicepresidenza nel secondo mandato del marito. Alle 14:30 le strade di Buenos Aires sono piene di gente radunata dal sindacato peronista, per consacrare la formula Juan Peròn-Evita alle prossime elezioni che si sarebbero tenute in novembre e che porteranno poi nuovamente all’elezione di Peròn. Alle 17:00 si affollano un milione e mezzo di persone che esplodono in un’ovazione quando sul palco si affaccia Peròn. Ma la folla manifesta subito il disappunto di non vedere anche Evita. Il clima si fa teso e così anche Evita si affaccia al balcone accanto al marito. Nel tripudio della folla lei prende la parola: ha un compito difficile, perché Peròn le ha chiesto di rinunciare a candidarsi a causa delle pressioni contrarie dei militari e dei conservatori che non riescono a tollerare l’idea di una donna vicepresidente. Evita inizia quindi a osannare il marito per prendere alla larga il discorso, ma la piazza non accetta i suoi giri di parole: vuole sentire la conferma della sua candidatura. Lei chiede tempo e la folla si agita sempre di più. Alle 21, quando ormai la tensione è palpabile, Peròn riprende la parola: «Tranquilli, sarete voi a decidere come sempre».
Il generale vorrebbe sciogliere l’adunata, ma il popolo non va via. Evita allora chiede loro di avere pazienza: «Compagni, per l’affetto che ci unisce…per favore, non mi costringete a fare quello che io non voglio fare!» Ma alle 23 è costretta a riprendere la parola: «Come dice il Generale Peròn, farò quello che mi chiede il popolo!»

Nove giorni dopo, la sua candidatura viene ritirata perché i generali minacciano di attuare un golpe militare se la moglie di Peròn fosse stata nominata vicepresidente. L’Argentina maschilista stavolta prende il sopravvento. I militari non vogliono assolutamente vedere una donna occupare un ruolo politico ufficiale, anche perché se Peròn, ormai anziano, fosse morto, sarebbe rimasta lei a comandare.
A causa del suo incessante impegno nella Fondazione, Evita trascura la sua salute, nonostante abbia continui dolori allo stomaco. Quando decide di farsi visitare, è ormai troppo tardi; un tumore all’utero in stadio avanzato non le lascia più scampo. Lei rifiuta di farsi operare e di riposare, così come le consigliano i medici, perché ritiene che ancora c’è molto da fare e tanti bisognosi da aiutare. Continua a partecipare alla campagna elettorale del marito, ma, durante un comizio, sviene e si rende necessario il suo ricovero.

Alcuni suoi avversari politici riescono ad entrare all’interno della clinica in cui è ricoverata e vi scrivono: “Viva il cancro”.
Il 31 agosto 1951, durante un nuovo comizio, Evita rinuncia alla sua candidatura con queste storiche parole: «Compagni, voglio comunicare al popolo argentino la mia decisione irrevocabile e definitiva di rinunciare all’onore con cui i lavoratori e il popolo della mia patria mi hanno riconosciuto nella storica Adunata Popolare del 22 di agosto. Non rinuncio alla lotta o al lavoro, rinuncio agli onori.»
Durante la malattia il marito dorme in una stanza distante e si rifiuta di vedere l’ammalata, perché ormai ridotta ad uno stato cadaverico impressionante. Malgrado questo, alla vigilia della morte, Evita vuole comunque avere il marito accanto e stare da sola con lui. Muore assistita solo dalle amorevoli cure della madre e delle sorelle.

Il 26 luglio del 1952 alle 21:42 tutte le radio argentine interrompono le trasmissioni con un triste annuncio fatto dal sottosegretario ai servizi d’informazione: «Ho il doloroso compito d’annunziare la morte della Signora Eva Peròn, Capo Spirituale della nazione.»
Il decesso viene annunciato via radio a tutto il paese che proclama il lutto nazionale. I poveri e la gente comune cadono nella disperazione. La Madonna degli umili, com’era stata soprannominata, scompare per sempre e così la sua volontà di cambiare definitivamente l’Argentina.
Le esequie durano 15 giorni, sotto una pioggia incessante che accompagna il pianto degli argentini. Evita muore a soli trentatré anni e la sua morte prematura trasforma la sua vita in leggenda.
Molti gli argentini a volerla “santa”. Una petizione del popolo argentino chiede alla Santa Sede la santificazione di Evita, ma il Vaticano rifiuta.
Il 16 settembre del 1955 alcuni aerei della marina militare argentina iniziano a bombardare Buenos Aires facendo una strage di civili: i militari, a seguito dei crescenti problemi economici della nazione, l’alto livello della corruzione e i conflitti con la Chiesa cattolica, con un colpo di Stato destituiscono Peròn in nome della democrazia e distruggono tutto ciò che apparteneva alla Fondazione Eva Peròn, come gli ospedali e le scuole. Ma il mito di Evita continua a vivere grazie al ricordo del popolo e alla ex presidente argentina che accompagnava spesso i suoi comizi con il ritratto di Eva Peròn alle sue spalle.

http://lacapannadelsilenzio.it/eva-peron-la-mamma-dei-descamisados/

http://www.raistoria.rai.it/articoli/evita-peron-dalla-poverta-al-mito-dellargentina/12948/default.aspx

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/05/01/donne-non-italiane-nate-a-maggio/

 

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