L’isola, di Victoria Hislop, traduzione di Luisa Saraval, recensione di Daniela Domenici

Ancora una volta un libro mi “chiama” dagli scaffali di una biblioteca e ancora una volta è innamoramento; nonostante la mole più che ragguardevole, 457 pagine, e nonostante sia un romanzo storico ne sono rimasta affascinata e l’ho letto nel giro di pochi giorni.

I miei primi complimenti vanno alla bravissima traduttrice, Luisa Saraval, che ha messo una straordinaria competenza e una grande passione (qui parla la traduttrice…) nel trasportare in lingua italiana questa splendida opera prima di Victoria Hislop la quale, leggo in terza di copertina, insegna letteratura inglese a Oxford.

L’autrice ha scelto di incentrare questo suo romanzo storico in una nazione, la Grecia, in un suo angolo specifico, l’isola di Spinalonga, di fronte a Plaka, e in un periodo particolare, gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, per ricostruire “la complessa e oscura storia di quattro generazioni di donne alle prese con la guerra, amori adulteri, le violenze e la malattia…”, soprattutto quest’ultima, la lebbra, perché l’isola di Spinalonga è stata per un po’ di anni il luogo in cui venivano mandati/e in isolamento gli uomini e le donne colpiti da questa patologia.

È un libro pieno di amore per la Grecia, per le sue tradizioni millenarie, per la sua cucina, per i suoi paesaggi che, lo ammetto, non conosco e Hislop, con questa sua opera prima, mi ha fatto venire un desiderio struggente di colmare questa mancanza.

È un romanzo storico dove le donne, tutte, hanno un rilevo straordinario e poche figure maschili possono competere con loro, straordinaria la bravura di Hislop nel caratterizzare psicologicamente ogni singolo/a protagonista e, ancora una volta, grazie di vero cuore alla traduttrice Saraval.

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