nomi femminili nella toponomastica pisana, di Doretta Cosci

Livia Gereschi

Via Kinzica de’ Sismondi, giovane figlia di una nobile famiglia (alcuni dicono una principessa), appartiene alla   della città di Pisa perché, secondo la leggenda, salvò la città dall’invasione dei saraceni di Mujāhid toriadal-Āmirī, italianizzato in Musetto.

Via e Piazza Chiara Gambacorti (Firenze, 1362Pisa, 17 aprile 1420) è stata una monaca domenicana italiana, venerata come beata dalla Chiesa cattolica.

Via delle Belle Donne (e forse anche Vicolo delle Donzelle) indicava nel nome l’antica presenza in quella strada di un postribolo.

Via Camilla del Lante è stata una giovane donna del XV secolo appartenente alla storia della città di Pisa in quanto, secondo la leggenda, si adoperò per la libertà della città toscana dal giogo fiorentino

Via Livia Gereschi (e scuola elementare “Livia Gereschi”)

La vicenda di Livia Gereschi si svolge nella campagna tra Lucca e Pisa, durante l’occupazione nazista. Ecco in sintesi i fatti: all’ alba del 6 Agosto del 1944, le SS arrivano alla Romagna (così si chiama la zona in cui accadono gli avvenimenti di cui parliamo) da tre strade diverse, da Lucca, da Ripafratta e da Molina di Quosa. Lanciano razzi bengala per far luce e, tra spari e urla, fanno uscire la gente dalle capanne nelle quali si è rifugiata, bruciano tutto con i lanciafiamme e cominciano a radunare gli uomini in una località chiamata Focetta.Tre uomini, nel fuggi fuggi generale, vengono uccisi a colpi di mitra, mentre le donne che hanno cercato di nascondere gli uomini sotto la paglia o che hanno tentato di coprire una giovane partoriente, vengono incolonnate insieme con i propri bimbi. Livia Gereschi, giovane insegnante che conosce il tedesco, interviene in difesa degli sfollati, spiegando al comandante che non sono partigiani, bensì famiglie che si sono rifugiate sui monti per sfuggire ai bombardamenti degli Alleati. Ottiene così di far rilasciare donne e bambini, ma non gli uomini e lei stessa viene incolonnata insieme a loro e portata via. A Ripafratta, i prigionieri vengono divisi in due gruppi: uno di “abili al lavoro” che viene condotto a Lucca e poi inviato in Germania, l’altro, costituito da 69 persone tra le quali si trova anche Livia Gereschi, viene costretto a proseguire a piedi fino alla scuola elementare di Nozzano, vicino a Lucca, dove si trova il quartier generale di Von Simon, il comandante delle SS. Qui i prigionieri trascorrono quattro lunghi orribili giorni, durante i quali molti di loro, forse anche Livia Gereschi, vengono torturati. La mattina dell’11 Agosto alcuni di essi sono portati in località Pancone, altri Livia Gereschi è tra loro- in una località del comune di Corsanico, chiamata Sassaia e ammazzati a colpi di mitragliatrice. Ma la storia, anche la più tragica, a volte riserva degli imprevisti: Oscar Grassini, un uomo del gruppo condotto a Pancone, viene fucilato e ferito in maniera grave, ma non letale. Nessuno, però, s’accorge che è ancora vivo… Sarà soccorso dalla Croce Rossa e condotto fino all’ospedale di Lucca, dove gli verrà curato alla meglio il braccio destro e amputata, purtroppo, una gamba. Ed è proprio grazie ad Oscar Grassini e ad altri “testimoni del tempo”, che i bambini del nostro Istituto hanno potuto conoscere questa parte della storia e l’ episodio che rivela la grandezza di Livia Gereschi.

Via Contessa Matilde

 Ovvero Matilde, contessa di Canossa (1046 –1115). Esempio di protofemminismo religioso, visto che “Per il suo attaccamento alla chiesa e soprattutto per i suoi tangibili servigi ottiene dal Papa la promessa assurda di poter dir messa; l’astuto Pontefice fa la solenne promessa, ma soggetta all’avvenuta costruzione di cento chiese a spese della contessa. Per sua fortuna, (o freddo calcolo?) Matilde nel 1115 muore, a Bondeno stranamente pare fosse ancora in buona salute quando già ha fatto edificare pare 99 chiese, sollevandolo di fatto dal difficile compito di assolvere ad una promessa che nemmeno come Pontefice aveva la possibilità di mantenere.”

A Grazia Deledda è dedicata una strada periferica nella zona di San Piero a Grado.

A Mafalda di Savoia è dedicata una stradina periferica in zona San Rossore, dove aveva a lungo soggiornato con la famiglia.

Tutti gli altri nomi femminili, che non sono molti, nelle strade di Pisa sono dedicati a Sante o ricavati dalla storia biblica:

Via Annunziata,

Via Nunziatina,

Via Sant’Apollonia,

Via Santa Bibbiena,

Via Santa Bona,

Via e Piazza Santa Caterina,

Via Santa Cecilia,

Via Santa Margherita,

Via Santa Maria,

Via Santa Marta,

Via Santa Lucia.

 

 

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