accadde…oggi: nel 1927 nasce Lauretta Masiero, di Rodolfo Di Giammarco

2010 – È scomparsa ieri, a 82 anni, Lauretta Masiero, un’ amata, rispettata e gloriosa artista, nata ballerina di fila del dopoguerra e capace col tempo di sostituire intelligentemente la pedana da soubrette col palcoscenico della commedia brillante, imprimendo un segno di grintosa verve nella televisione degli inizi, e nel più genuino cinema popolare. Per una coincidenza del destino, l’ attrice s’ è spenta in una clinica romana dopo aver sofferto da nove anni di Alzheimer, essendone già affetta (a sua insaputa) quando nel 2002 recitò nei panni d’ una cantante smemorata nella commedia Bella figlia dell’ amore di Harwood, suo addio alle scene. Nel rendere omaggio a una donna in gamba, a un talento naturale che iniziò la gavetta da sconosciuta con Walter Chiari, e che già dal 1945 fece un’ impeccabile scalata nei varietà di Macario per poi aggiudicarsi scritture accanto a Tognazzi e a Dapporto, meritando poi la chiamata della ditta Garinei & Giovannini, non va dimenticato quanto la Masiero fosse anche un idolo degli intellettuali, o quanto meno di “un” uomo di cultura, Giovanni Testori. Il quale l’ andava a ripetizione a vedere a teatro, le mandava corbeille di fiori, e le dedicò un racconto dal titolo “Sì, ma la Masiero” immaginandosi nei panni di uno spettatore che affianca la propria diva, mentre di fatto non le si presentò mai. Eclettica, disinvolta, generosa e dotata di molto carattere, non ci mise molto, la Masiero, ad andare oltre i successi della ribalta per bucare il piccolo schermo ed entrare nel cuore degli italiani affacciandosi alla tv degli anni ‘ 60, tra l’ altro con la Canzonissima condivisa con Tieri e Lionello, raggiungendo l’ apice della notorietà con la figura dell’ investigatrice ante litteram nella serie Le avventure di Laura Storm. Ma malgrado i paralleli exploit di simpatia messi a segno pure nel cinema ( Totò a Parigi, Tipi da spiaggia, Marinai, donne e guai, fino al Capitan Fracassa in cui Scola la “richiamò” nel 1990), quest’ attrice di forte temperamento era nata per esprimersi in modo più naturale nello spettacolo dal vivo. Dopo l’ approccio ad Attanasio cavallo vanesio di G&G con Rascel, si misurò col repertorio goldoniano alla Biennale di Venezia, ebbe consensi recitando con la Pagnani, la Volonghi e Foà, affrontò due atti unici di Pirandello, e dopo aver messo il nome in compagnie di mestiere giunse a Neil Simon, alla commedia Twist, a De Benedetti, a Le sorelle Materassi. Fu esemplare come artista e come donna capofamiglia visto che il suo rapporto con Johnny Dorelli si concluse quando il figlio Gianluca Guidi, ora attore, aveva un anno. «Era una persona buona, di sentimenti onesti- dice il figlio- ha avuto una vita fortunata e una vecchiaia infelice, con un carattere un po’ indurito per il doversi difendere. Sempre sottovalutata dal mondo colto, tranne Testori». Il presidente Napolitano la ricorda come figura significativa della nostra scena. Domani mattina ci sarà a Roma una messa in forma privata,e sarà sepoltaa Venezia nella tomba di famiglia.

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