La mia strada sei tu, di Isabelle Broom, traduzione di Cristina Verrienti, recensione di Daniela Domenici

 

Un libro che mi ha “preso” molto lentamente, non da subito, ma che ho poi divorato in un soffio nonostante la sua mole, 388 pagine. Brava la traduttrice Cristina Verrienti, non è stato un compito facile rendere le emozioni e le descrizioni di un’opera di tale portata ma ci è riuscita perfettamente.

Leggo che l’autrice vive a Londra e che ha trascorso un anno su un’isola greca, Zacinto (o Zante), i due luoghi nei quali ha scelto di ambientare l’appassionante storia che ha immaginato per questa sua splendida opera prima, un viaggio che è sia geografico ma, soprattutto, mentale, della principale protagonista, Holly, aiutata da Aidan, un irlandese “trapiantato” a Zante, che, complice anche la magia dell’isola, dei suoi abitanti e dei suoi paesaggi, l’aiuterà a ricostruire, goccia a goccia, la propria storia di vita, piena di assenze, di omissioni, di carenze affettive ma anche di deja vu che le faranno trovare, finalmente, la strada per venire a patti col passato e iniziare ad amarsi. Sullo sfondo della narrazione, grazie al perfetto escamotage delle cartoline inserite in fondo a ogni capitolo e a brani di lettere, campeggiano sempre la mamma di Holly, Jenny, e la zia, Sandra.

Piene di profondo amore le descrizioni dei paesaggi dell’isola e delle persone che vi abitano oltre che dei sapori e dei profumi che si “percepiscono” leggendo; anche la capitale inglese è una splendida coprotagonista, ben conosciuta dall’autrice che ce la racconta “dal di dentro”.

Complimenti a Isabelle e spero di leggere presto un’altra sua opera.

 

Annunci