accadde…oggi: nel 1834 nasce Marietta Piccolomini, di Federica Camata

nome d’arte di Maria Teresa Violante Piccolomini Clementini. – Nacque a Siena il 5 marzo 1834, primogenita del conte Carlo e della contessa Teresa Gori-Pannilini; ebbe due sorelle, Giuseppa e Laura (nate nel 1835), e due fratelli, Innocenzo (1840-1841) e Innocenzo (1842-1885).

Iniziò lo studio della musica in giovane età, ricevendo lezioni di pianoforte da un tale Giovanni Richterferlzer; quattordicenne intraprese lo studio del canto col mezzosoprano Rosa Mazzarelli, la quale si adoperò affinché i familiari acconsentissero a lasciarla debuttare in teatro. L’esordio avvenne al Teatro dei Rinnovati di Siena il 17 febbraio 1851 in un concerto di beneficenza, e l’esito dell’esecuzione convinse i conti Piccolomini a farle proseguire gli studi a Firenze, dove si perfezionò con Pietro Romani. Il 30 gennaio 1852 debuttò al Teatro della Pergola nel ruolo eponimo della Lucrezia Borgia di Donizetti, e poco più tardi si fece apprezzare anche per le doti comiche in Crispino e la comare dei fratelli Ricci. Nel settembre 1852 fu scritturata come primadonna per la stagione d’autunno del Teatro Argentina di Roma, dove si esibì in Poliuto (Donizetti), Don Bucefalo (Cagnoni), I masnadieri e I lombardi alla prima Crociata (Verdi), mietendo crescenti consensi, tanto che il 21 dicembre fu nominata socia onoraria della Congregazione e accademia di S. Cecilia. Fu poi ingaggiata dal Teatro dei Ravvivati di Pisa nel carnevale 1853 per Luisa Miller (Verdi), Lucrezia Borgia e L’elisir d’amore (Donizetti), e dal Teatro Filodrammatico di Reggio nell’Emilia nella successiva stagione di fiera, dove cantò Poliuto (25 recite) e diede voce al personaggio di Leonora nella prima locale del Trovatore. A questo periodo risalgono le prime critiche alla «voce non fortissima ma piena, non agilissima ma flessibile della Piccolomini», ritenuta da taluni poco adatta a «cantare le opere di Verdi di troppo alta tessitura» («Il Genio», II/15, 18 feb. 1853; in Bianchi, p. 57).

Nel dicembre 1853 al Teatro Carolino di Palermo fu acclamata nella prima locale del Trovatore, a cui seguì Poliuto; dai primi di febbraio del 1854 cantò nella prima assoluta della Saracena di Andrea Butera. Non potendo lasciare Palermo fino alla scadenza del contratto (9 aprile), partecipò alla prima esecuzione del componimento sacro Vexilla regis di Luigi Hyntherland Wrestel nella Sala Pretoria (7 aprile). Durante l’estate fu scritturata per la fiera di san Lorenzo dal Teatro Sociale di Udine (Il trovatore, I puritani, e L’assedio di Malta di Achille Graffigna). Posta sotto contratto dal Comunale di Bologna come «prima donna seria assoluta» già durante la primavera, il 4 ottobre 1854 si esibì nella versione italiana di The bohemian girl (La zingara) di Michael William Balfe. Nel carnevale 1855 fu protagonista in due opere verdiane all’Apollo di Roma, I masnadieri e Orietta di Lesbo (ossia la censurata Giovanna d’Arco). Chiamata a supplire l’improvvisa assenza di Rosina Penco, superò positivamente il temuto confronto con Marianna Barbieri-Nini, soprano prediletto dal pubblico romano. Rientrata a Firenze, in primavera si esibì alla Pergola come Leonora nel Trovatore e Clemenza nel Fornaretto di Gualtiero Sanelli. Fu poi scritturata per la fiera nel Teatro Eretenio di Vicenza, dove cantò nella prima locale dell’Ebreo di Giuseppe Apolloni e in Luisa Miller.

La svolta decisiva arrivò il 9 ottobre 1855, quando al Teatro Carignano di Torino trionfò nella Traviata: «Nessuna cantante può vantarsi di aver fatto una simile impressione a Torino […]. La cantante è in lei per lo meno uguagliata dall’attrice: ma l’una e l’altra si confondono in siffatta guisa da formare un tutto armonico e assai vicino alla perfezione», scrisse Francesco D’Arcais su L’Opinione (15 ottobre; Gualerzi – Rampone, p. 50). La parte di Violetta, interpretata per la prima volta a soli ventun’anni, divenne il suo cavallo di battaglia e contribuì a lanciarla su scala internazionale.

L’eco del successo torinese rimbalzò oltremanica: l’impresario Benjamin Lumley la scritturò allo Her Majesty’s Theatre di Londra per la prima locale della Traviata (24 maggio 1856). Lo strepitoso successo elesse la giovane artista a beniamina del pubblico inglese. A Londra si cimentò per la prima volta anche nella Figlia del reggimento e in Don Pasquale, due opere donizettiane che misero in evidenza la sua capacità di supplire ai limiti vocali e alla scarsa esperienza con un’interpretazione drammatica fuori dal comune. Pur non avendola ancora ascoltata dal vivo, Giuseppe Verdi pensò di affidarle la parte di Cordelia nel Re Lear, opera per la quale era in trattativa con Napoli; consapevole del volume limitato della sua voce, Verdi scrisse a Cesarino De Sanctis: «[…] la voce è piccola, ma il talento grande: e se si sente nel teatro di Londra, deve sentirsi anche al San Carlo» (Parigi, 23 agosto 1856; Abbiati, II, p. 369). Nonostante le insistenze del compositore, la diva rifiutò per via degli impegni internazionali già assunti; oltre a un remunerativo contratto con Lumley, che la impegnava per tre anni dal 15 aprile al 25 settembre dietro compenso di 300.000 franchi, era in trattative con Pietroburgo proprio per l’inverno 1857-58, la stagione prevista per il debutto della nuova opera verdiana a Napoli.

A Parigi il 6 dicembre 1856 la prima della Traviata al Théâtre Italien fu un nuovo trionfo; vi assistette anche Verdi, che si congratulò, appuntandole un unico difetto: «Voi tossite troppo e in maniera troppo reale» (Parigi, 7 dicembre 1856; Cingottini, p. 46). Rientrata a Londra nell’aprile 1857, si produsse in Lucia di Lammermoor, L’Elisir d’amore, La figlia del reggimento, Don Giovanni (Zerlina) e Le nozze di Figaro (Susanna), e riprese La traviata. Seguirono una tournée in Gran Bretagna, che toccò Manchester, Liverpool, Leeds, Birmingham, Glasgow, Edimburgo, Bath, Bristol, Cheltenham, Brighton, nonché Dublino, e un tour nei Paesi Bassi e in Germania. Nella stagione inglese del 1858, durante una serata a Manchester, raccomandò all’amico compositore e direttore Luigi Arditi di trascrivere un motivetto ch’egli stava improvvisando al pianoforte: ne nacque la fortunata romanza Il bacio, versi del baritono Gottardo Aldighieri, dedicata alla stessa Piccolomini, che la cantò a Brighton nel 1860. A coronamento della brillante carriera internazionale, il 28 settembre 1858 salpò per gli Stati Uniti con Emanuele Muzio per una lunga tournée a New York (dove fu protagonista anche nella prima americana della Serva padrona di Paisiello), Philadelphia, Boston, Washington, Richmond, Baltimora, Pittsburgh, St. Louis, Memphis, New Orleans, dove fu applaudita nei ruoli verdiani, donizettiani e mozartiani prediletti.

L’anno seguente, rientrata in patria, prese parte a un concerto, al Teatro Pagliano di Firenze, finalizzato alla raccolta di fondi destinati all’acquisto di fucili per i volontari garibaldini: eseguì la cantata Alla Croce di Savoia, parole di Giosue Carducci e musica di Carlo Romani (4 dicembre 1859). Dopo aver cantato nella prima assoluta di Almina di Fabio Campana (Londra, 26 aprile 1860), al rientro in Italia sposò il marchese Francesco Caetani della Fargna (25 giugno). Dall’unione, fra il 1861 e il 1869, nacquero cinque figli: Luisa, Carlo, Teresa, Rita e Maria Carlotta. Eccezion fatta per un ultimo spettacolo allo Her Majesty’s Theatre di Londra nel 1863, dopo il matrimonio le apparizioni pubbliche si limitarono a sporadici concerti, spesso di carattere filantropico o di cortesia, non di rado votati alla causa del Risorgimento. Questi eventi, svoltisi tutti nelle città di Siena e Firenze, denotano il ruolo attivo svolto dalla cantante nel panorama socio-culturale e politico del suo territorio.

Morì a Firenze, nella sua villa di Poggio Imperiale, l’11 dicembre 1899; è sepolta nel cimitero di S. Miniato al Monte. All’Archivio di Stato di Siena è conservato il fondo Carte di Marietta Piccolomini, acquisito nel 2008 sul mercato antiquario di Firenze.

Nobile di nascita, Marietta Piccolomini seguì con determinazione le proprie aspirazioni e seppe coniugare con umiltà e eleganza il proprio status sociale alla carriera artistica. Dotata dalla natura di mezzi vocali limitati – soprattutto in relazione al volume della voce, che essa stessa definì «omeopatica» (Rosselli, 1993) – compensati da capacità sceniche e gusto musicale fuor del comune, ebbe carriera breve e folgorante. «La di lei voce, senza essere straordinaria, è sufficiente per qualunque teatro; è di un timbro argentino, pura, flessibile, intuonata; ma se i pregi, non piccoli, di questa voce fossero isolati, essa resterebbe confusa nell’immenso numero delle Primedonne che calcano le scene. Lo straordinario consiste nella riunione di tutti i pregi che costituiscono una buona e vera attrice cantante. Essa ha una sillabazione distinta e perfetta che raramente trovasi fra i cantanti, ed in ispecie nei soprani; nella misura è un cronometro; nell’azione franca, disinvolta, irreprensibile; nel sentimento potente e vera, perché non oltrepassa i giusti limiti, varcati i quali trovasi l’esagerato; nell’esecuzione di un gusto squisito; avvenente e simpatica nella figura; riunite a tutti questi pregi un’intelligenza e una educazione somma, e niuno potrà meravigliarsi che da tutto ciò non debba risultarne un essere straordinario» (L’arte, VI, 22, 15 marzo 1856; Bianchi, p. 35).

http://www.treccani.it/enciclopedia/marietta-piccolomini_(Dizionario-Biografico)/

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