Non chiamatemi mamma – senza figli e senza sensi di colpa, di Valeria Arnaldi, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

Il secondo libro della nuova collana della Iacobelli “Strong her” è affascinante tanto quanto il primo, da me recensito otto giorni fa, e tratta il tema diametralmente opposto: se nel primo si parla di gravidanza in questo l’autrice, Valeria Arnaldi, giornalista, tratta in modo assolutamente dettagliato, approfondito e appassionato il tema di quelle donne che scelgono, per i motivi più vari, di non avere figli o figlie.

Vorrei estrapolare innumerevoli paragrafi da questo splendido saggio per darvi un’idea delle tematiche trattate da Arnaldi, ci sono anche due interviste molto arricchenti ed esaustive, si parla di orologio biologico e di istinto materno, di come cambia la vita di coppia dopo il parto e del mobbing, di quanto costi in termini di tempo e di spese avere figli e figlie.

Ciò che più mi ha colpito, tra i tanti argomenti trattati, è il senso di colpa a cui l’autrice dedica una buona parte di questo suo saggio “la comunità non contesta l’uomo che non voglia metter su famiglia. Al femminile, invece, la questione è un problema e motivo di recriminazioni e perfino emarginazione. Un uomo che non voglia diventare padre non viene condannato. Una donna che non voglia diventare madre sembra voler andare contro natura (p. 57)”…la mancanza di istinto materno, che sia per geni, ormoni o cultura, non cambia il risultato: la donna che non vuole figli si trova ancora oggi a dover giustificare la propria scelta agli occhi della gente (p. 61)”. E al senso di colpa Arnaldi dedica anche un capitolo in cui elenca molti esempi tratti dalla filosofia e dalla letteratura che intitola “indottrinamento alla maternità”.

Da una delle due succitate interviste, quella a Orna Donath, che mi ha particolarmente colpito, traggo questo parole sul rimpianto “riconoscere che esistono donne che non si sentono a proprio agio con la maternità e che esiste la possibilità del rimpianto vuol dire lasciare alle donne la libertà di essere proprietarie dei propri corpi, pensieri, ricordi, emozioni, desideri e bisogni…”

Ottima l’idea di concludere ogni capitolo con una citazione, una più interessante dell’altra; mi sono piaciute in particolare le riflessioni di Oriana Fallaci, Margherita Hack e Rita Levi Montalcini, tre celebri donne che hanno scelto, per motivazioni diverse, di non farsi chiamare mamma.

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