Allah è grande, Firenze arde, di David Leone, Mauro Pagliai editore, recensione di Daniela Domenici

Poco più di un anno fa ho “incontrato” virtualmente David Leone con la sua terza opera che ho recensito come le sue due precedenti; oggi torno a “incontrarlo” con il suo libro più recente, pubblicato un mese fa sempre da Pagliai editore: “Allah è grande, Firenze arde”.

Il titolo lascia intravedere che parlerà di Islam e della mia ex città; infatti l’autore ha immaginato che Zaahid, un siriano che risiede a Firenze, dia ospitalità a un suo giovane cugino, Jamaal, il quale trova subito lavoro nella bottega di restauro di libri antichi del signor Cesare, di origine ebraica, e che, tramite lui, farà conoscenza con Antonio, un signore sulla sedia a rotelle, suo caro amico e anche lui ebreo. Queste due persone saranno, in modi diversi, molto importanti per Jamaal così come Thais, una ragazza portoghese che lavora in un bar. Purtroppo Zaahid è un islamico integralista e cerca di plagiare Jaamal per coinvolgerlo nel suo folle progetto di distruzione di uno dei simboli religiosi di Firenze ma…

Questa in sintesi la trama di questa nuova storia immaginata da Leone che dimostra di conoscere molto profondamente e in dettaglio la religione islamica e la lingua araba oltre che, naturalmente, gli angoli più belli della sua città natale, Firenze, in cui ha ambientato questo suo romanzo dal ritmo inizialmente lento che accelera negli ultimi capitoli fino alla suspense finale, quasi da thriller…

 

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