Colori e forme del lavoro, mostra a Palazzo Cucchiari a Carrara, recensione di Francesca Galli

A Carrara, sotto i riflessi del marmo delle Apuane, nel bel Palazzo Cucchiari(Fondazione Giorgio Conti), sono in mostra numerosi dipinti e sculture inerenti al lavoro . L’esposizione “Colori e forme del Lavoro”, ben organizzata e divisa in cinque sezioni, mette in evidenza, quasi sempre con accentuato realismo, la fatica del lavoro manuale femminile e maschile a cavallo tra ‘800 e ‘900 in Italia.

Interessante è la documentazione di mestieri dimenticati legati ad una società ormai scomparsa, come il tenero acquaiolo che vende “sorsi d’acqua” o le filatrici all’arcolaio.
Il messaggio comune a diverse opere è che il lavoro non “nobilita” l’uomo ma lo abbrutisce fino ad ucciderlo! Esemplificative due sculture, una di Vincenzo Vela all’ingresso e una di Patrizio Fracassi al primo piano. Nei personaggi rappresentati le membra sono corrose dalla fatica fisica mentre lo sguardo vacuo denuncia il logoramento dello spirito. Perciò è rappresentativo il personaggio creato magnificamente da Giuseppe Pellizza da Volpedo come studio per il “Quarto Stato”(1895) in cui l’incedere sicuro dell’uomo ed il suo sguardo fiero comunicano la volontà di rivendicare i propri diritti!
In alcune opere invece, a carattere divisionista, è presente una visione “bucolica” in cui la bellezza della natura stempera la stanchezza del lavoro dei campi attraverso colori luminosi e caldi.
Questo e molto ancora in una mostra sicuramente da vedere.
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