Indagine sul mio omicidio, di Emanuela Fontana, recensione di Daniela Domenici

Uno dei libri più originali e affascinanti che abbia letto, di un’autrice a me sconosciuta, che nonostante il numero di pagine, ben 253, ho divorato per alcuni motivi che vado a dirvi.

Innanzitutto per l’idea che ne è alla base, assolutamente formidabile: c’è un morto che dal momento in cui inizia il suo funerale, da dentro la bara, inizia a “sentire” i pensieri e a percepire i sentimenti di tutti/e coloro che sono presenti e che, in qualche modo, sono stati/e a lui legati per lavoro o per altro, e sono davvero tante/i. In mezzo a loro c’è anche il commissario incaricato dell’indagine sulla sua morte che cerca di osservare e dedurre chi potrebbe essere stato oltre agli interrogatori che ha fatto e che farà anche dopo l’inumazione. Questa doppia “indagine”, portata avanti in modo superlativo dall’autrice, permette al morto di capire, finalmente, tante cose sulla sua vita non vissuta, di aprire la mente e il cuore verso gli/le altri/e anche se ormai è troppo tardi per rimediare, e al commissario di arrivare a scoprire chi sia la persona che ha ucciso il protagonista, naturalmente la più insospettabile come in ogni buon giallo che si rispetti.

L’altro motivo che mi ha affascinato (e qui parla la correttrice di bozze ed editor) è lo stile perfetto, ricco e senza alcuna di quelle che chiamo “manchevolezze stilistiche” che infarciscono, purtroppo, molti dei testi, sia ebook che cartacei, che mi passano sotto gli occhi: complimenti di vero cuore all’autrice.

 

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