accadde…oggi: nel 1896 nasce Elsa Triolet, di Monica Biasiolo

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Mosca 1896 – Saint-Arnoult-en-Yvelines 1970

Scrittrice russo-francese, Elsa Kagan nasce a Mosca nel 1896 in una famiglia dell’alta borghesia di origine ebraica. La madre, Elena Youlevna Berman, originaria di Riga, è musicista, mentre il padre, Yuri Aleksandrovich Kagan, è avvocato, con la passione per la letteratura. Grazie ai continui viaggi intrapresi dai genitori, la ragazza incontra le lingue tedesca e francese, che impara a livello così alto da poterle parlare entrambe in modo scorrevole, anche se le opere redatte in francese lasceranno comunque trasparire un certo sostrato della lingua madre (una doppia identità linguistica, quella vissuta dalla scrittrice, che lei stessa definisce “bigamia”[1] ). Nella capitale russa compie anche i suoi studi, iscrivendosi alla facoltà di architettura, che termina nel 1918. Importanti, non solo a livello umano, ma anche per la sua formazione, sono negli anni della sua adolescenza alcune delle sue amicizie, prima fra tutte quella con il poeta russo Vladimir Majakovskij, successivamente compagno di Lili Brik, sorella della scrittrice, e di cui la Triolet tradurrà molte liriche in francese, cercando di promuovere e di difendere la sua figura di poeta. Da queste amicizie giovanili, di cui fa parte anche il linguista Roman Jakobson, frequentatore del circolo culturale formatosi attorno a Ossip Brik, Triolet sarà costretta a separarsi, almeno fisicamente, allo scoppio del primo conflitto mondiale (1914), quando in seguito al matrimonio con l’ufficiale di cavalleria André Triolet, da cui prenderà il cognome, si trasferirà a Tahiti. Dell’anno trascorso in quest’isola dell’arcipelago della Polinesia francese la Triolet darà un resoconto nel romanzo À Tahiti (1926). Prima a Londra, poi a Berlino, dove soggiorna per diversi mesi incontrando tra gli altri Maxim Gorki e dove si riunisce agli amici di un tempo, la scrittrice, che nel frattempo si è separata dal marito, giunge nel 1924 nella metropoli parigina. Qui incontra diversi artisti e intellettuali, tra cui Man Ray, Picabia e Marcel Duchamp. Nel 1926 esce Fraise-des-Bois, mentre due anni dopo Camouflage, nell’anno che segna la data del suo incontro con Louis Aragon, che diventerà suo marito. L’unione con il poeta Aragon, tra i protagonisti e “fondatori” insieme a Breton e Soupault del surrealismo, è però anche e soprattutto un sodalizio letterario; con le loro opere i due artisti danno vita a un costante dialogo sulla pagina scritta.
La reazione della censura sovietica, che all’uscita di Colliers (ispirato all’attività di stilista e di creatrice di gioielli della scrittrice) ne permette la stampa solo a patto di grossi tagli, provoca un forte travolgimento nel percorso fino ad allora seguito. Contraria alle misure prese nei suoi confronti, l’autrice comincia, da questo momento in poi, a redigere i suoi testi in francese. Anche in Bonsoir Thérèse, romanzo del 1938 in cui esprime a chiare lettere le sue paure davanti alla situazione politica del momento, così come nelle numerose pubblicazioni che seguono, torna l’aspetto biografico, uno tra gli elementi caratterizzanti la sua prosa. Nel 1941 Triolet e Aragon, che è iscritto dal 1927 al Partito Comunista, si spostano nel sud della Francia dove si uniscono alla Resistenza e supportano l’attività di alcune testate clandestine, mentre l’anno seguente esce la raccolta Mille Regrets e nel 1943 Le Cheval blanc e Les Amants d’Avignon (con lo pseudonimo Laurent Daniel).
Prima donna vincitrice del Prix Goncourt nel 1945 per Le premier accroc coûte deux cents francs, la scrittrice continua anche negli anni successivi la sua attività letteraria dando alle stampe una serie di volumi, tra cui La Mise en mots (1969), testo in cui tocca punti importanti della sua poetica. Nei ruoli centrali dei suoi testi ci sono personaggi femminili con i quali l’io poetico elabora un originale gioco di identità, rispecchiamenti ed equivalenze.
Fervido e continuo è inoltre il suo impegno negli anni Cinquanta e Sessanta, insieme alla sorella, per la riabilitazione di Majakovskij, la cui immagine di uomo e di poeta la politica di allora aveva denigrato fino all’annullamento.
Occupata alla realizzazione di un progetto per la pubblicazione incrociata dei suoi testi e quelli di Aragon, che vedrà la luce dal 1964 al 1974 con l’uscita di ben 42 volumi, Elsa Triolet darà alle stampe nel 1970 il suo ultimo scritto, il romanzo Le Rossignol se tait à l’aube, dove chiara è la consapevolezza della sua malattia che la porterà in alcuni mesi alla fine.
Scrittrice cosmopolita sempre in prima linea, e non solo a livello letterario (nel 1946 è presente ai processi tenuti a Norimberga contro i criminali nazisti), la Triolet percorre e ritrae con le sue opere, oltre alla sua storia personale, anche gran parte della storia del Novecento, rimanendo una delle voci più interessanti del ventesimo secolo.

NOTE

1. «On dirait une maladie: je suis atteinte de bilinguisme. Ou encore: je suis bigame. Un crime devant la loi» (Si direbbe una malattia: io sono malata di bilinguismo. O ancora: io sono bigama. Un crimine davanti alla legge). Elsa Triolet, La Mise en mots, Genève, Albert Skira Éditeur 1969, p. 54..

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