accadde…oggi: nel 1877 nasce Teresa Franchini, di Emanuela Del Monaco

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Nacque da Raffaele e Innocenza Codovilli a Torre Pedrera di Rimini il 19 sett. 1877 (Rimini, Arch. del Comune, Stato civile, Nascite, 1877) da illustre famiglia di Santarcangelo di Romagna.

Attratta dal mondo teatrale, nel novembre del 1897 la F. manifestò il desiderio di recarsi a Firenze presso la R. Scuola di recitazione diretta da L. Rasi. I genitori la accompagnarono nella speranza che un maestro competente potesse dissuaderla dal suo capriccio di diventare attrice; ma egli, al contrario, accettò di buon grado la F. nella sua scuola.

Il Rasi – che da anni teorizzava la necessità di una riforma nel teatro italiano da compiersi innanzitutto attraverso l’insegnamento – intuì che la giovane possedeva il talento necessario per diventare la sua interprete ideale. Decise pertanto di fondare una nuova compagnia drammatica, I comici affezionati, e il 20 ag. 1898 le fece firmare un contratto per tre anni come prima attrice assoluta. La compagnia debuttò il 18 febbr. 1899 al teatro Nuovo di Firenze con il dramma di P. Ferrari Cause ed effetti.

La riforma del teatro, secondo il Rasi, doveva compiersi mercé una radicale trasformazione del repertorio drammatico attraverso l’opera dei nuovi autori italiani; e così, mentre Eleonora Duse restringeva polemicamente il suo repertorio intorno a pochi e vecchi drammi, I comici affezionati proponevano un cartellone ricchissimo di novità. Mentre il pubblico tributava fin dalle prime prove alla giovane attrice calorosi consensi, la critica non risparmiava qualche frecciatina all’indirizzo della pupilla del Rasi che, appena ventenne, affrontava con baldanzosa e giovanile superficialità sia le opere dei maggiori drammaturghi italiani e stranieri, sia le novità assolute di giovani e sovente sconosciuti autori: La figlia di Jefte di F. Cavallotti, Il ventaglio e La locandiera di C. Goldoni, Giulia di O. Feuillet, Battaglia di dame di E. Scribe e G. Legouvé, Le maschere di R. Bracco, Divorziamo! di V. Sardou, Giovanni Baudry di A. Vacquerie, Un cappello di paglia di Firenze di E. Labiche, Frou-frou di H. Meilhac, Il peccato di A. Novelli, Francillon, Una visita di nozze e Diana di Lys di A. Dumas fils, La leonessa di E. Corradini, La moglie di Collatino di G. Rosadi, Il fondo della coppa di A. Torelli, La fine dell’ideale di E.A. Butti.

Dopo Firenze la compagnia viaggiò per l’Italia toccando Forlì, Bologna, Roma, Vicenza e Torino. Esauriti i suoi impegni in Italia, nell’agosto del 1899 la F. si unì alla compagnia della Duse per una breve tournée all’estero. Dopo una prima tappa a Vichy il giro proseguì attraverso Lione, Aix-les-Bains, Ginevra, Lucerna, Zurigo, Berlino, Bucarest, Budapest, Breslavia, Vienna. Questa esperienza si rivelò, tuttavia, estremamente frustrante: la Duse non era un buon modello; capricciosa e insofferente disertava le prove e, senza fornire spiegazioni, annullò la rappresentazione di uno spettacolo in cui la F. avrebbe dovuto finalmente recitare al suo fianco. Nel dicembre del 1899, ritornata in Italia, la F. interpretò, applauditissima, la parte di Magda nel dramma di H. Sudermann Casa paterna, presso il teatro dei Filodrammatici di Santarcangelo di Romagna.

Nell’aprile del 1900 firmò una nuova scrittura come prima attrice assoluta nella compagnia di G. Emanuel. Ma in dicembre sciolse il contratto e, terminate le recite del carnevale, passò alla nuova compagnia Leigheb – Tovagliari. Il debutto era fissato per la fine di febbraio al teatro dei Rozzi a Siena, ma in seguito alla malattia di C. Leigheb, in dicembre la compagnia si sciolse.

Nel febbraio del 1903 la F. tornò a calcare le scene come prima attrice di una neonata compagnia, diretta da Florido Bertini; ma già nell’ottobre la lasciava e nel marzo del 1904 veniva scritturata con un contratto di un anno dalla prestigiosa compagnia Talli – Gramatica – Calabresi – Ruggeri.

Erano in corso le prove per la prima rappresentazione della tragedia di G. D’Annunzio, La figlia di Jorio. Irma Gramatica vi interpretava la parte di Mila; alla giovanissima F. fu affidato il difficile ruolo della vecchia madre. Era questa in realtà una scelta di ripiego in quanto per interpretare la parte di Candia si era pensato inizialmente a Giacinta Pezzana, anagraficamente più vicina al personaggio. Ma, giudicate esorbitanti le richieste economiche della Pezzana, la compagnia, costretta a operare una seconda scelta, optava per la Franchini. La prima della Figlia di Jorio ebbe luogo il 3 marzo 1904 a Milano, al teatro Lirico, ottenendo un successo senza precedenti. Si trattava di uno spettacolo curato fin nei minimi dettagli, nei costumi e nella scenografia, e magnificamente orchestrato dal direttore V. Talli. La F. convinse critica e pubblico. Lo spettacolo, affermatosi come l’evento teatrale dell’anno, si spostò in tournée per l’Italia ottenendo ovunque consensi crescenti.

Nell’aprile dello stesso anno la Gramatica decise, per ragioni di salute, di interrompere le rappresentazioni continuate. La parte di Mila da quel momento in poi venne eseguita alternativamente da lei e dalla F., ma qualche tempo dopo costei avrebbe sostituito definitivamente la Gramatica. Incoraggiato dal successo della Figlia di Jorio il D’Annunzio compose La fiaccola sotto il moggio e la lesse al capocomico Mario Fumagalli, il quale per la parte di Gigliola pensò alla F. che, rotto il contratto con il Talli, si unì alla sua compagnia.

La prima – che segnò, tra l’altro, il debutto come attore del figlio del D’Annunzio, Gabriellino – ebbe luogo il 26 marzo 1905 presso il teatro Manzoni di Milano. La compagnia si spostò quindi in tournée per l’Italia, approdando infine al teatro Costanzi di Roma, dove mise in scena, oltre alla Fiaccola, la Salomè di O. Wilde e La locandiera di Goldoni. Nel dicembre la nuova coppia artistica si misurò col dannunziano Sogno di un tramonto d’autunno; in occasione della prima, al teatro Rossini di Livorno, la critica accolse tutt’altro che favorevolmente la messa in scena, sottolineando tuttavia l’interpretazione misurata della Franchini.

Nel 1906 sposò il Fumagalli e, da allora, la F. seguì nelle sue fortune alterne l’attività teatrale del marito. Iniziò così una nuova fase della carriera di attrice: ella conobbe per la prima volta l’insuccesso, l’indifferenza del pubblico, la tristezza dei teatri vuoti; ma seppe andare avanti conquistata dalla forza degli ideali del Fumagalli, le cui ardite messe in scena rappresentavano a quel tempo una novità assoluta in Italia.

Nell’aprile del 1907 la compagnia Franchini – Fumagalli mise in scena Riccardo III di W. Shakespeare. La prima all’Alfieri di Torino fu un clamoroso insuccesso. La successiva tappa al teatro Lirico di Milano segnò una ulteriore débâcle. Dopo un lungo periodo di forzato riposo, nel giugno del 1908 la coppia venne chiamata a far parte della Compagnia stabile romana, presso il teatro Argentina. Ma il Fumagalli, per dissapori interni, abbandonò dopo appena qualche mese la guida del teatro. Lo spettacolo più importante messo in scena dalla compagnia Franchini – Fumagalli fu la Fedra di D’Annunzio, la cui prima ebbe luogo il 10 apr. 1909 al teatro Manzoni di Milano. Il successo dello spettacolo e dell’opera venne attribuito unanimemente all’interpretazione della Franchini.

Dopo un lunghissimo periodo nell’ombra – interrotto solo (1913-14) da una ripresa dell’attività della compagnia con esiti economici disastrosi – la F. ritornò a occupare le cronache dello spettacolo in occasione di una serie di rappresentazioni di opere classiche presso il teatro greco di Siracusa (Le Coefore di Eschilo, maggio 1921; Le Baccanti di Euripide, aprile 1922). Sempre nel 1922 (6 giugno) la compagnia Franchini – Fumagalli tornò a Milano, al teatro Lirico. L’occasione venne fornita da F.T. Marinetti che per la F. aveva scritto un originale dramma di ambientazione esotica: Il tamburo di fuoco. Nell’ottobre dello stesso anno ebbe luogo una nuova rappresentazione della Fedra dannunziana.

A Roma, sul Palatino, il Fumagalli allestì una spettacolare messa in scena con ben ottanta cavalli e un enorme numero di comparse. Dal Palatino la Fedra passò al teatro Costanzi e venne poi portata in tournée per l’Italia. Del 1923 (Torino, parco del Valentino, 21 luglio) fu la prima della Santa Primavera di S. Benelli; la F. interpretò con successo la parte della strega Ligusta.

Nasceva in quegli anni, presso il teatro Eliseo di Roma, il Teatro degli italiani: una compagnia stabile che – secondo le intenzioni del direttore L. D’Ambra – avrebbe dovuto segnare l’affermazione di un teatro nazionale. La F. venne chiamata a farne parte come prima attrice.

Il repertorio proposto era vario: da Goldoni (La locandiera, La cameriera brillante) a R. Bracco (Frutto acerbo, L’infedele) a G. Antona Traversi (La scuola del marito) a G. Civinini (Il sangue). Ma quello di L. D’Ambra si rivelò molto presto un sogno utopico; la compagnia si sciolse dopo un solo anno di attività.

Nel 1928 ad Agrigento e nel 1929 al Licinium di Erba l’attrice prese parte alle recite classiche della compagnia di O. Andreani (Alcesti di Euripide e Il mistero di Persefone di E. Romagnoli).

Nel marzo del 1929 la F. fu chiamata da C.L. e A.G. Bragaglia al Teatro degli indipendenti di Roma per interpretare la parte della protagonista in Pericolo giallo di A. Del Balzo. Nel maggio dello stesso anno, al teatro Municipale di Tunisi, con il Fumagalli interpretò, per l’ultima volta, La figlia di Jorio, La fiaccola sotto il moggio e La Gioconda.

La F. si ritirò, quindi, dalle scene ma non abbandonò il teatro: qualche anno dopo (1934), grazie alla sua tecnica straordinaria, venne assunta dalla scuola di recitazione di S. Cecilia a Roma per insegnare dizione.

La voce squillante, la dizione limpida e modulata furono da sempre caratteristiche primarie dell’arte recitativa della F.: “Quanto non esprime il suo viso – osservava E. Polese (L’Arte drammatica, 27 genn. 1900, cit. in M. Schino, 1986, p. 199) – sa esprimere la sua voce, che è calda, affascinante, in certi momenti commovente”.

Nel 1935 nacque il Centro sperimentale di cinematografia (CSC) e la F. fu chiamata a far parte del corpo insegnante. In quello stesso anno debuttò come attrice nel cinema: fu Maria Soderini, la madre del protagonista, nel film Lorenzino de’ Medici di G. Brignone.

Nel settembre del 1936 rimase vedova e interruppe per qualche anno la sua attività artistica. Ma nel 1942 tornò insieme al cinema e al teatro. Partecipò a due film girati al CSC (Via delle cinque lune e La bella addormentata, entrambi di L. Chiarini) e recitò con una delle compagnie Errepì in Casa paterna, accanto a R. Calò e T. Carraro (2 agosto, Milano, Teatro Nuovo). Negli anni successivi partecipò, in ruoli minori, a una quindicina di film e svolse attività di doppiaggio.

Nel novembre del 1953 tornò a calcare le scene: al teatro Valle di Roma O. Costa mise in scena L’ultima stanza di G. Greene; la F. fu chiamata a interpretare la parte della bisbetica zia Teresa. Al suo primo ingresso in scena il pubblico proruppe in un fragoroso applauso. Nel gennaio del 1954 interpretò la signora Frola in occasione di una riduzione televisiva per la regia di M. Landi del dramma di L. Pirandello Così è (se vi pare). Nell’ottobre dello stesso anno, ad Assisi, fu tra gli interpreti principali del dramma sacro scritto e diretto da A. Casella, La Madonna della buona guardia (da Lope de Vega), rappresentato in occasione del XII corso di studi cristiani. Nell’aprile del 1955 venne chiamata al Piccolo di Milano per partecipare a Processo a Gesù di D. Fabbri, nella messa in scena di O. Costa. Subito dopo interpretò la parte della vecchia e terribile Maria Josefa nel dramma di F. García Lorca La casa di Bernarda Alba, diretto da G. Strehler (ibid., maggio). Dello stesso anno fu la sua seconda esperienza televisiva: Tra vestiti che ballano di P.M. Rosso di San Secondo, nella riduzione di P. Benedetto Bertoli: la F. fu coprotagonista in coppia con Emma Gramatica. Nel marzo del 1957 l’attrice concluse la sua lunga carriera partecipando a un’altra produzione televisiva: Viaggio verso l’ignoto di S. Vane, per la regia di D. D’Anza.

Si spense il 10 ag. 1972 nella sua casa di Santarcangelo di Romagna.

La modernità della F., che fece di lei un’insuperata interprete dannunziana, risiedeva fondamentalmente in un modo consapevole di affrontare il testo: “Sia da attrice che, negli ultimi anni, da maestra d’attori, la Franchini sarà pregiata per lo studio approfondito di una parte, la tecnica ragionata, un modo intellettuale di essere interprete” (M. Schino, 1991, p. 68).

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