Clelia Durazzo Grimaldi, di Miriam Focaccia

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Clelia Durazzo nacque a Genova da Filippo, naturalista e bibliofilo, e da Maria Maddalena Pallavicini, in una delle più insigni famiglie liguri.

Ebbe la prima educazione in un monastero della sua città, indi in uno milanese; di spirito acuto e vivace, continuò il suo percorso di studi sotto la vigile guida dei genitori. Iniziò ad interessarsi di botanica seguendo l’esempio del padre e dello zio, Ippolito Durazzo.

Dopo il matrimonio con Giuseppe Grimaldi, organizzò, fin dal 1794, un giardino botanico nella villa che questi possedeva a Pegli, fuori Genova, «della quale non so- scriveva Luigi Grillo- se possa essere altra più amena per l’ampia vista del sottoposto mare che innanzi vi si allarga, per le svariate colline ridenti di verzura che l’attorniano, per gli eleganti edifizi di campagna che le stanno da lato, per l’aria temperata, e per lunga stagione dell’anno soavemente olezzante del grato odore, che i fiori degli aranci, de’ limoni e de’ cedri vi spargono» [Grillo, 1846, p. 239]. Nel 1797 Clelia e il marito dovettero abbandonare la loro città per sfuggire ai tumulti che agitavano la repubblica ligure e si trasferirono a Parma, ove rimasero alcuni anni. Fu qui che Clelia si dedicò allo studio sistematico della botanica sotto la guida di Baldassarre Pascal, direttore dell’orto botanico locale nonché professore di botanica, il quale «a lei ne dichiarava i fondamenti, e la faceva esperta nel conoscere le piante esotiche e le indigene» [Grillo, 1846, p. 239]. Clelia cominciò così a visitare i giardini botanici della zona e le campagne parmensi, raccogliendo ovunque esemplari di piante: fu questo il punto di partenza del suo erbario. Sempre in questo periodo iniziò a collezionare i volumi per la sua biblioteca, che presto divenne una delle più celebri di soggetto botanico.

Per perfezionare le sue ricerche decise, con il consenso e la compagnia del marito, di recarsi in Austria, Boemia e Baviera, ove entrò in contatto con alcuni dei più noti botanici tedeschi: Franz Paula von Schrank le dedicò addirittura una specie di pianta, la Grimaldia assurgens che, secondo lo studioso tedesco, era stata erroneamente riferita da Linneo alle Cassie.

La consuetudine con questi scienziati fruttò alla sua collezione numerosi esemplari di piante, oltre a quelle personalmente raccolte, in particolare sulle vette alpine del Tirolo.

Durante il viaggio ella acquistò altresì numerosi volumi di botanica che andarono ad arricchire la sua biblioteca.

Terminato il viaggio nelle terre tedesche, i Grimaldi tornarono definitivamente a Genova, anche se Clelia preferiva risiedere per lo più a Pegli, località nella quale si dedicava alla cura del suo giardino che arricchiva di piante rare e ove sistemò la sua ampia biblioteca. A Pegli ella dedicava molte ore del giorno alla raccolta e alla preparazione degli esemplari per l’erbario, allo studio, alle discussioni con scienziati che le facevano visita, quali, per fare qualche nome, Domenico Viviani, Giovanni Maria Griolet, il Vincent, il Sasso: «e quivi delle cose di botanica con lei piacevolmente si ragionava!» [Grillo, 1846, p. 242].

Di animo generoso e devoto, non tralasciava neppure i doveri legati alla sua posizione sociale altolocata e agli incarichi del marito.

Alla morte di questi, Clelia si rinchiuse nella villa di Pegli, in cui passò gli ultimi anni della sua vita. Qui morì nel 1830.

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