l’orologio della storia non può tornare indietro per le donne, di Ester Rizzo

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“Prendiamo la parola”: con questa frase le donne siciliane si sono riunite ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo per firmare un appello e discutere sul rischio che alcuni principi di uguaglianza e di democrazia siano messi in discussione, dalla condizione politica attuale italiana ed europea.

Punti fermi da cui partire: Le donne hanno contribuito all’avanzamento della civiltà; il reato di femminicidio è una piaga che ci affligge e che dobbiamo eliminare; le donne hanno bisogno di democrazia, la democrazia ha bisogno delle donne; il linguaggio della comunicazione politica deve essere “bonificato”;  le donne vogliono affermare, con assoluta indipendenza, questi principi che oggi “sentono” a rischio.

Così leggiamo nell’appello: “I diritti e la libertà per cui le donne hanno combattuto e continuano a combattere sono diritti di tutte/i, non possono, né devono essere messi in dubbio e limitati, ma crescere ed estendersi per rendere migliore il Paese. Le discriminazioni in base al genere, all’orientamento sessuale ed all’appartenenza etnica, vanno contrastate ovunque si annidino.

L’accoglienza e l’opera di inclusione dei migranti non va interrotta ma perseguita e rafforzata, combattendo ogni forma di sfruttamento e pretendendo la fattiva solidarietà della Comunità Europea.

La partecipazione democratica va difesa ed estesa secondo i principi della Costituzione.

Umanizziamo la politica: violenza, brutalità e volgarità da tempo imperversano nel dibattito pubblico, nel linguaggio politico e nelle azioni, infettando il tessuto sociale e culturale. Dinanzi al degrado sociale, culturale, etico che minaccia sempre la collettività, creiamo e favoriamo il consolidarsi di comunità libere, capaci di dialogo e rispettose delle differenze, comunità che già esistono oltretutto nel nostro Paese e che una narrazione martellante di una sola parte vuole ridurre al silenzio e all’irrilevanza”.

Simona Mafai

L’appello, promosso dall’ex senatrice Simona Mafai, è stato sottoscritto da più di 400 donne attive e autorevoli nei rispettivi campi: intellettuali, scrittrici, giornaliste, registe, imprenditrici e politiche.

Tra le prime firmatarie Dacia Maraini, Letizia Battaglia,Maria Attanasio, Graziella Priulla, Giuditta Perriera, Anna Puglisi, Valentina Chinnici,Giuseppina Torregrossa, Evelina Santangelo,Pina Mandolfo, Egle Palazzolo, Rosanna Oliva, Amelia Crisantino, Silvana Polizzi, Beatrice Monroy, Gisella Modica, Clelia Lombardo, Giovanna e Marinella Fiume. Hanno aderito anche le rappresentanti dei tre sindacati UIL,CISL e CGL con un documento unico e tante associazioni tra cui Ondedonneinmovimento e Toponomastica femminile. Anche “Posto Occupato” è presente all’iniziativa.

Ovviamente questo è stato il primo passo per iniziare ad evidenziare che i diritti acquisiti non si toccano e come è stato detto : “L’orologio della storia non può tornare indietro per le donne”

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