accadde…oggi: nel 1892 nasce Margherita Grandi

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Molto interessante è l’ascolto di Margherita Grandi, cantante poco nota e di cui rimangono pochissime registrazioni. Nata Margaret Gard in Australia nel 1892 si traserisce a Londra nel 1911 per studiare al Royal Conservatory of Music di Londra ma i principali studi vocali cominciano con Mathilde Marchesi e Jean De Reszke, suoi primi insengnanti di canto.

I suoi studi proseguono poi a Parigi con Emma Calvé che la farà debuttare da mezzosoprano nel 1921 all’Opera Comique come Charlotte nel Werther (presentandosi in onore della maestra come Djéma Vécla). In seguito affrontò Carmen e fu a Monte-Carlo prima interprete di Amadis di Jules Massenet. Dopo queste prime esperienza arriva in Italia dove studia con Giannina Russ e dove sposa lo scenografo Giovanni Grandi con cui ha una figlia e per cui lascia il mondo dell’opera per circa 10 anni, trascorsi i quali si ripresenterà sulle scene come soprano drammatico col nome di Margherita Grandi, debuttando al Teatro Carcano di Milano come Aida. Affronta così numerosi impegni e teatri, in Italia all’ombra dei grandi nomi di Maria Caniglia, Gina Cigna, Maria Pedrini e riscuotendo un grande successo anche nel resto dell’Europa, tra cui a Glyndebourne dove nel 1939 debutta Lady Macbeth sotto la direzione d’orchestra di Fritz Busch ottendendo un grandissimo successo. A causa della guerra torna in Italia e vede la propria carriera sensibilmente ridotta (è però la prima interprete italiana di Friedenstag di Richard Strauss a Venezia nel 1940). Dopo la guerra ritorna in Gran Bretagna per affrontare nel 1947 Lady Macbeth al Festival di Edinburgo e per cantare Donna Anna e Tosca per poi unirsi alla New London Opera Company dove farà le sue ultime rappresentazioni nel 1951 come Tosca. Ricordiamo inoltre la collaborazione alla colonna sonora di film di Powell e Pressburger, specialmente Les Contes d’Hoffmann in cui sua è la voce della sensuale Giulietta.
Margherita Grandi ci lascia delle testimonianze sonore soltanto sul finire degli anni 40 quando aveva ormai passato i 50 anni e si apprestava a finire la propria carriera. Consigliamo vivamente l’ascolto di Tu che le vanità dal Don Carlo in cui da subito la voce si mostra di timbro chiaro ma ampia, maestosa, nel cantabile “s’ancor si piange in cielo” la voce è sempre dolce e si eleva con vero effetto di “grandioso” al la diesis successivo. Margherita Grandi sa essere espressiva con poco, per esempio nel diminuire la voce su “a sera è giunta già”, ma è del pari impressionante il modo con cui scende ai do, re e si sotto al rigo nella frase “la pace dell’avel” dove Verdi prescrive Largo e la Grandi mostra una voce ampia, morbidissima per emissione, senza alcuna ombra di registro di petto, capace addirittura di un diminuendo sull’ultimo do diesis basso di “l’avel”. Nella parte finale poi la voce si staglia sull’orchestrale in modo maestoso mantenendosi sempre morbida. Sale al la diesis acuto con grandissima facilità per scendere, mantenendo il suono sempre omogeneo, al do sotto al rigo seguente e al la sotto il rigo dell’ultima frase “reca a piè del Signor”.
Macbeth è l’unica opera completa registrata dal vivo di cui ci rimanga testimonianza sonora di Margherita Grandi, qui ormai 55enne nel riprendere il ruolo che 11 anni prima le era valso un grandissimo successo al Festival di Glyndebourne. Bisogna dire che nonostante l’età abbiamo una grandissima Lady Macbeth, vocalmente freschissima, dal cui ascolto è difficile immaginare che si trattasse di una cantante prossima al ritiro.
Nell’entrata di Lady Macbeth molto bello è l’attacco morbido ed insinuante di Ambizioso spirto, che produce grande effetto espressivo nel contrasto col prorompere della voce nella frase successiva “Pien di misfatti”, coronata da una salita al do4 a dir poco sfolgorante tanta è la sicurezza vocale. All’attacco della cavatina Verdi prescrive ancora una volta “grandioso” e la Grandi rispetta alla perfezione questa indicazione, non solo in virtù della natura vocale o della tecnica rifinitissima, ma anche per quanto riguarda l’accento, nobile e composto. La tessitura aspra della Lady è dominata con facilità, la Grandi non conosce difficoltà nell’affrontare le frasi basse, dove il colore della voce rimane il medesimo che nel registro centrale così come la consistenza del suono, oppure nell’attaccare i numerosi si bemolli scoperti, d’esecuzione facilissima. La cabaletta, vera rarità per l’epoca, è eseguita due volte, e la Grandi nelle quartine di “i mortali” è molto precisa, ma soprattutto è ottimo il contrasto tra il sotto voce di “Tu notte ne avvolgi” con il successivo “qual petto percota” con slancio, eseguendo alla lettera le prescrizioni verdiane.
Impressionante è anche la facilità dell’esecuzione di La luce langue, dove la tessitura bassa delle prime frasi è affrontata con grande sicurezza così come lo slancio della sezione finale, rispettando ogni indicazione dell’autore. Questa grande Lady non si smentisce ovviamente alla Scena del Sonnambulismo dove a mancare è solo il re bemolle finale (che Margherita Grandi esegue nell’incisione che di questa scena ha lasciato), perdonabilissima mancanza ad una tale Lady considerando gli anni di carriera e l’età ma soprattutto considerando l’esecuzione e la capacità perfetta di smorzare i suoni in più punti, come per esempio su “Non t’accusi il tuo pallor” o quella seguente sul si bemolle acuto di “andiam, andiam”.
Di eccezionale bellezza è infine il Vissi d’arte, per l’ampiezza della cavata, specialmente su frasi come “Diedi fiori agli altar” e per la bella smorzatura di “perchè, perchè Signore”, esecuzione questa che oggi dovremmo far ripetere non due ma quattro volte, soprattutto visti gli odierni standard.

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