accadde…oggi: nel 1874 nasce Emma Gramatica, di Gianni Gatti

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Nacque a Borgo San Donnino (ora Fidenza, presso Parma), il 25 ott. 1874 da Domenico, suggeritore teatrale, e da Cristina Bradil, sarta di scena, impiegati, all’epoca, nella formazione Pezzana-Monti-Privato.

Fin da bambina, da sola e con la sorella maggiore Maria Francesca detta Irma, sostenne piccole parti nelle compagnie in cui lavoravano i genitori, tra cui quella di Eleonora Duse, che la prese a benvolere trattandola come una figlia. Fin dall’inizio la grande attrice la esortò a non intraprendere la via del teatro: l’aspetto minuto e la voce sottile, che la caratterizzavano, non erano considerate adatti al palcoscenico. Ma per la piccola G. non c’era altro mondo che quello del teatro.

Dal 1883, per dieci anni, fu con la madre al seguito della Duse nelle tournées in Italia e all’estero, sostenendo parti insignificanti, fino a che, nel 1891, la stessa Duse la scritturò come amorosa nella sua compagnia.

In quegli anni si formò una solida cultura da autodidatta imparando tra l’altro lo spagnolo e il tedesco, lingue nelle quali in seguito ebbe occasione di recitare.

Nel 1893 fu scritturata nella compagnia Rosaspina-Montrezza, come prima attrice giovane e, nella stagione successiva, nella Reiter-Reinach-Talli dove si trovò a disagio a causa del repertorio, troppo diverso da quello cui si era abituata con la Duse, ma, soprattutto, per incompatibilità con V. Talli, il quale le consigliò di cambiare mestiere. Nel 1896, con la sorella Irma, passò nella compagnia sociale diretta da L. Biagi. Nel 1899 fu chiamata dalla Duse e da E. Zacconi per due ruoli dannunziani: Sirenetta nella Gioconda e la suora ne La Gloria.

Il binomio di illustri capocomici non fu in grado di consacrare G. D’Annunzio al successo e, nonostante il repertorio fosse poi arricchito con l’aggiunta di altre pièces, come Demi-monde e La moglie di Claudio di A. Dumas figlio, in breve la formazione si sciolse.

Zacconi, pagata una penale alla compagnia di Biagi, cui la G. era ancora legata, la scritturò come prima attrice al posto di Emilia Varini; all’ombra del grande mattatore la G. fu protagonista fra l’altro di Anime solitarie, Il vetturale Henschel e Rosa Bernd di G. Hauptmann, Il nuovo idolo di F. de Curel e Le gelosie di Lindoro di C. Goldoni, Hedda Gabler e Casa di bambola di H. Ibsen, interpretazioni che le conferirono una certa notorietà. Nel 1901 recitò per un anno con E. Novelli e l’anno dopo passò per un breve periodo nella formazione di A. De Sanctis. Sempre nel 1902, chiamata nella compagnia Andò-Di Lorenzo a sostituire “la grande” Tina Di Lorenzo incinta, ottenne il primo vero successo come protagonista ne La samaritana di E. Rostand. Approdata al capocomicato – con la Gramatica-Orlandini (1903-06 e 1909-15) e con la Ruggeri-Gramatica-Ferrero (1906-09) – ebbe finalmente la possibilità di alternare al repertorio tradizionale e convenzionale, cui si era fino allora limitata, un repertorio più sofisticato, composto da commedie spesso inedite o, comunque, poco frequentate dalle compagnie italiane. Scelse, quindi, per sé ruoli che mettevano in risalto proprio quelle caratteristiche di fragilità che, all’inizio della carriera, l’avevano ostacolata, e che adesso diventavano la cifra della sua modernità.

Della Nora di Casa di bambola dette un’interpretazione allora originalissima, molto diversa da quelle della Duse e di sua sorella Irma che trionfavano al terzo atto, quando il personaggio ibseniano dava la possibilità di ostentare tutta la loro “tragicità”. La giovane G., invece, poneva l’accento sull’aspetto irrequieto e infantile del personaggio, tanto da riuscire insuperabile nei primi due atti (cfr. Gobetti) e al momento della “tarantella” (si veda quanto dichiarato da Paola Borboni nella trasmissione televisiva Applausi). Anche la voce sottile, un tempo ritenuta “sgradevole”, contribuiva al superamento dello stile “mattatoriale”, di stampo ottocentesco, completando la moderna identità d’attrice della G., destinata a calcare le scene senza mai sentirsi inadeguata.

La G. – cui va attribuito anche il merito di aver introdotto e diffuso in Italia il repertorio di G.B. Shaw – non ebbe timore di interpretare ruoli “mascolini” o addirittura maschili, come già avevano fatto Sarah Bernhardt in Francia e, in Italia, Giacinta Pezzana: in Candida di Shaw (Milano, teatro Manzoni, 2 maggio 1911) vestì i panni del giovane poeta Marchbanks e, qualche anno dopo, portò al successo Mario e Maria di S. Lopez (ibid., teatro Olimpia, 24 apr. 1915), misurandosi nella parte di una ragazza dai tratti maschili che ha il vezzo di farsi chiamare Mario.

Il repertorio del primo periodo in cui fece compagnia con L. Orlandini (1903-06) comprendeva: La via più lunga di H. Bernstein, Tutto l’amore di Lopez, Maternità e Piccola fonte di R. Bracco, Zazà, La sconosciuta, e Braccialetto di G. Antona Traversi; nel periodo trascorso con Ruggeri (1906-09) fu incentrato invece su H. Bataille (Marcia nuziale, La donna nuda, La vergine folle e Poliche) e Ibsen (Casa di bambola e Hedda Gabler). Nel dicembre 1910, al teatro Nazionale di Roma, con R. Ruggeri e Orlandini portò al successo Più che l’amore di D’Annunzio, “la tragedia moderna” che quattro anni prima era clamorosamente caduta nonostante la presenza di Zacconi.

Altre messe in scena di quegli anni furono Anfissa di L.N. Andreev, Amore veglia di R. de Flers e G. de Caillevet, La buona stella di Fanny di G. de Porto-Riche, Simona e Piccola amica di E. Brieux, Reginetta di Saba di E. Moschino, Angelo custode di L.-B. Picard, Avversario di A. Capus ed E. Arène e poi varie riprese di Tristi amori di G. Giacosa, di Incantesimo di Bataille e una Fedra dannunziana. Nel secondo periodo con Orlandini (1909-15), il repertorio fu per lo più quello di Shaw: Non si sa mai, La professione della signora Warren (la G. nel ruolo di Vivie), Pigmalione, Santa Giovanna, Cesare e Cleopatra e Candida. Ai critici non sempre piacque la lunga frequentazione della G. col repertorio del drammaturgo irlandese; soprattutto S. D’Amico riteneva che l’ironia e l’antirealismo di Shaw non fossero adatti alla sensibilità tutta romantica della G., per la quale invece, la scoperta di Shaw rappresentò la possibilità “di avere un repertorio omogeneo tutto alla stessa altezza intellettuale” (Incontro con E. G., intervista televisiva).

Il 24 apr. 1915 la G., con L. Carini, U. Piperno e A. Gandusio, formò una nuova compagnia che fu, però, di breve durata e con cui, tra le altre, mise in scena due commedie di E. Olivieri, un attore scritturato in ditta: Il dente del giudizio e Il gioco del cuore. Qualche mese dopo, e fino al 1918, si unì di nuovo a Ruggeri, scegliendo questa volta un repertorio consolidato: La moglie di Claudio, La locandiera di Goldoni, ancora Fedra, Mario e Maria e, infine, Ma non è una cosa seria di L. Pirandello. Dopo il 1918 fece costantemente compagnia da sola.

Nel 1920 al teatro Niccolini di Firenze, con C. Pilotto primo attore, fu Denise di Dumas figlio, spettacolo che segnò l’incontro con M. Benassi. Nel 1921 il suo repertorio comprendeva La donna nuda e La vergine folle di Bataille, Nell’ombra della vallata e Il furfantello dell’Ovest di J.M. Synge, La moglie che sa di G. Barrie – per quest’ultima messa in scena la cronaca registrò complessivamente dodici chiamate alla G. (Gobetti, p. 161) -, Io t’amo di S. Guitry, Il carnevale dei fanciulli di Saint-Georges de Bouhélier, Rosmersholm, Hedda Gabler e Casa di bambola di Ibsen e Resurrezione, adattamento di Bataille del romanzo di L. Tolstoj. Nel 1922 portò in scena Thien-Hoa di G. Forzano, La sorridente signora Beudet di D. Amiel e A. Obey, La solitudine di C. Dane, La signora Suitner di K. Schönherr, Le medaglie della vecchia signora di Barrie e infine si rivelò attrice comica con Peg del mio cuore di W.H. Manners, recitando insieme con il suo cane. Il repertorio del 1923-24 fu caratterizzato da due drammi d’atmosfera ibseniana, Amare di P. Géraldy, Indemoniata di Schönherr, e dalla ripresa de Il furfantello dell’Ovest di Synge.

Nel 1925 con Benassi ritornò alla Santa Giovanna di Shaw, portando lo spettacolo in tournée a Parigi, Berlino, Vienna, Budapest e Madrid. Nel 1928, ancora con Benassi e la sorella Irma, formò una compagnia con G. Salvini regista; le messe in scena furono: Gian Gabriele Borkman di Ibsen, Teresa Raquin di é. Zola e, senza Irma, La città morta e Sogno di un mattino di primavera di D’Annunzio. A quegli anni risale anche il sodalizio con P.M. Rosso di San Secondo, del quale, nel 1930, la G. rappresentò, sempre con Benassi e la sorella, Tra vestiti che ballano e nel 1931, con Pilotto, Lo spirito della morte (Roma, teatro Eliseo, 26 novembre). Sempre nel 1931, all’Accademia dei Fidenti di Firenze, la G. rappresentò per la prima volta in Italia l’atto unico La voce umana di J. Cocteau cui seguiva Caterina la Grande di Shaw, dove era affiancata da F. Mari.

Dal 1932, prima con M. Giorda, poi con Benassi e infine con A. Betrone e L. Carini, portò in scena: Il giro del mondo, Inferno e Canada di G.C. Viola, Signorina di J. Deval, Lady Frederick di W.S. Maugham, Così è (se vi pare) di Pirandello, Isa, dove vai? di C.V. Ludovici, La gatta di R. Alessi. Nel 1935 fece compagnia con C. Ninchi e, nel mese di settembre, per le celebrazioni in memoria della Duse, partecipò, ad Asolo, alla Città morta con Benassi e G. Stival, per la regia di Salvini. Nella stagione 1937-38 si riunì alla sorella Irma con due novità scritte apposta per loro: All’insegna delle sorelle Kadar di R. Lelli e Passeggiata col diavolo di G. Cantini.

In quegli anni lavorò molto anche all’estero: a Berlino recitò in Quella di Viola; in Argentina rifiutò di interpretare il ruolo della madre nei Parenti terribili di Cocteau, ritenendolo un ruolo “morboso e immorale” e, per le stesse ragioni, non accettò di interpretare la madre ne La professione della signora Warren, non avendo più l’età per quello della figlia Vivie (Intervista a E. G.). Lontana dalla patria, ebbe il coraggio di misurarsi en travesti in un Amleto, come prima di lei avevano già fatto la Pezzana e la Bernhardt.

Nel 1939 con Stival portò in scena Biografia di S.N. Baerman, Evviva la vita di H. Sudermann, Madame X di Bisson e di nuovo Santa Giovanna di Shaw, fino a che nel 1941 fece compagnia con G. Pavese. Nel 1944-45 fondò una compagnia con A. Geri e nel ’47 partì per una nuova tournée di tre anni in Argentina e in Spagna. Di nuovo in Italia, dal 1950 propose accanto a consolidati cavalli di battaglia come La sorridente signora Beudet, Le medaglie della vecchia signora e La damigella di Bard di S. Gotta, alcune commedie del repertorio di lingua spagnola.

Con Quando il canto si spegne, era iniziato, nel 1916, il lungo sodalizio della G. con il cinema che si intensificò, a partire dagli anni Trenta, quando ricoprì sullo schermo soprattutto il ruolo della madre amorosa, per passare successivamente a quello di vecchia zitella o di buona nonna.

Nel 1931 fu la protagonista di La vecchia signora di A. Palermi con V. De Sica, Falconi e Benassi; l’anno dopo di La fortuna di Zanze sempre di Palermi; nel 1936 de La damigella di Bard di M. Mattoli, uno dei suoi cavalli di battaglia sul palcoscenico; nel 1938 interpretò una nobildonna in Marcella di G. Brignone; nel 1938 fu con Evi Maltagliati in Jeanne Doré di M. Bonnard; in Napoli d’altri tempi di Palermi con De Sica, Maria Denis ed Elisa Cegani e ne La vedova di G. Alessandrini con R. Ruggeri e Isa Pola. Nel 1939 interpretò Piccolo hôtel di P. Ballerini con A. Checchi; l’anno dopo Mamma e Vertigine entrambi di G. Brignone e con B. Gigli; nel 1941, accanto a Irma, fu una delle zitelle stizzose di Sissignora di F.M. Poggioli, considerato un film precursore del neorealismo; nel 1942 L’angelo bianco di G. Antamoro e F. Sinibaldi; nel 1943 fu una delle Sorelle Materassi nell’adattamento che Poggioli fece del romanzo di A. Palazzeschi; nel 1944 fu la protagonista de L’angelo del miracolo di P. Ballerini, tratto da una fiaba di H.Ch. Andersen e, nel 1948, insieme con Hugo del Carril, del film argentino ¡Pobre mi madre querida!, diretto da H. Manzi e R. Pappler; nel 1950 in Spagna interpretò Gli alberi muoiono in piedi di A. Cesone. Nel 1951 V. De Sica la immortalò nel ruolo della vecchia Lolotte, l’angelica nonna di Miracolo a Milano.

Nel corso di questi anni incise anche alcuni dischi e comparve in una serie di fotoromanzi, senza mai smettere di lavorare in palcoscenico, anche se non perse occasione di manifestare la sua amarezza per non avere ottenuto un suo teatro. Ottantenne approdò alla televisione, guadagnandosi una nuova popolarità.

La RAI inserì nei palinsesti gran parte delle sue interpretazioni teatrali più celebrate: nel 1955 Le medaglie della vecchia signora di Barrie e Tra vestiti che ballano di Rosso di San Secondo; nel 1956 La damigella di Bard di Gotta, La vita che ti diedi di Pirandello, L’arlesiana di A. Daudet, Ventiquattr’ore felici di C. Meano. Sempre nel 1956, ancora al cinema, fu la protagonista de I giorni più belli di M. Mattoli e del remake de La vecchia signora, nel quale figura anche come collaboratrice per la sceneggiatura e la regia. Nel 1957, di nuovo in televisione, fu La regina Vittoria di C. Trabucco.

Nel 1958 mise in scena Venerdì santo di Viola. Nel 1960, al teatro all’aperto di Minturno, nel quale non si recitava da due secoli, partecipò alla messa in scena de Le Troadi di Seneca. Nel 1961 registrò per la televisione Abdicazione dello spagnolo J. Benavente e, contemporaneamente, fu scritturata dalla compagnia dei Giovani per la messa in scena de Il carteggio Aspern di M. Redgrave, tratto da H. James. Quell’anno le venne conferito in Campidoglio il premio per l'”universalità della cultura”, mentre la Francia le concedeva la Legion d’onore. Instancabile, nel 1962 fu in tournée con Romanticismo di G. Rovetta e La vita che ti diedi di Pirandello. Nel 1964 registrò per la televisione Ritorno a Bountiful di H. Foote e l’anno dopo, con la Borboni, la commedia di N. Coward Al calar del sipario.

La G. morì a Ostia, sul litorale romano, l’8 nov. 1965.

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