accadde…oggi: nel 1844 nasce Olga Wisinger-Florian, di Paola Naldi

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“L’impressionismo non è solamente una rivoluzione nel campo del pensiero, ma è anche una rivoluzione fisiologica nell’occhio umano. Esso è una teoria nuova che dipende da un modo diverso di percepire la sensazione della luce, e di esprimere le impressioni. Né gli impressionisti fabbricarono prima le loro teorie, e dopo vi adattarono i quadri, ma al contrario, come sempre accade nelle scoperte, furono i quadri nati dal fenomeno incosciente dell’occhio di uomini d’arte che, studiati, dopo, produssero il ragionamento dei filosofi” (Diego Martelli, conferenza di Livorno del 1879).

L’impressionismo fatica a trovare adesioni entusiastiche in Italia sino alla fine dell’800, quando critica e pubblico mostrano un atteggiamento più aperto. La pittura italiana aveva già scelto una propria strada, rappresentata dal movimento dei Macchiaioli, con una pittura più corposa e compatta, ugualmente attenta al valore della luce (v.post n.199).

All’estero invece l’impressionismo trova molti seguaci, come abbiamo potuto già constatare.

Olga Wisinger-Florian nasce a Vienna nel 1844. Suo padre è consigliere presso l’Ufficio dei Ministri della monarchia degli Asburgo. Inizia a prendere lezioni di pittura a 19 anni, ma frustrata dai propri progressi, che ritiene insoddisfacenti, in seguito alle indicazioni dei genitori si forma come pianista da concerto con il maestro Julius Epstein. Dal 1868 al 1873 ha un discreto successo come musicista, fino a quando un infortunio alla mano la costringe a smettere di esibirsi al pianoforte. Nel 1874 sposa il farmacista Franz Wisinger. A 30 anni Olga ritorna alla pittura e si dedica interamente a essa con la guida prima di August Schaeffer poi di Emil Jackob Schindler. Dal 1881 (a 37 anni) inizia ad esporre regolarmente i propri lavori in esposizioni private e nelle mostre organizzate dalla Secessione Viennese. Si fa notare nelle Esposizioni Internazionali di Chicago del 1893 e di Parigi del 1900, ottenendo numerosi premi e segnalazioni. S’impegna nel movimento femminista del suo paese.

Diventa importante esponente dell’impressionismo austriaco, caratterizzato dalla ricerca del “sublime” nella rappresentazione della natura. In seguito sceglie una raffigurazione più naturalistica del paesaggio, scegliendo colori più cupi e avvicinandosi all’Espressionismo, corrente che tende a esaltare il lato emotivo della realtà, rispetto a quello percepito oggettivamente. .

Muore a Grafenegg, paese nel cuore della Bassa Austria, nel 1926, dopo lunga malattia e un grave disturbo agli occhi che ne blocca l’attività.

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