accadde…oggi: nel 1759 nasce Maria Rosa Coccia, di Bianca Maria Antolini

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Nacque a Roma il 4 giugno 1759 da Antonio, di professione speziale, e Maria Angela Luzi. L’affermazione del Bartoletti (p. 264) che la C. discendesse dalla famiglia di Bernardino Coccia di Atessa, stabilitosi e arricchitosi a Roma sotto la protezione del Colonna, non pare fondata, poiché è accertato che il padre della C. era di Velletri.

Le doti musicali dimostrate dalla C. fin dall’età di otto anni spinsero il padre ad affidarla ad un maestro che le insegnasse il cembalo e il canto: i suoi progressi nello studio furono così rapidi che già a dieci anni suscitava l’ammirazione di tutti coloro che la ascoltavano, eseguendo a prima vista al cembalo difficili concerti con strumenti obbligati e trasportandoli agevolmente in tutte le tonalità: una esecuzione di questo tipo ebbe luogo nel palazzo romano di Carlo Odoardo barone du Classe, che aveva voluto rendersi conto personalmente dell’abilità della C., e che l’accompagnò egli stesso suonando il violoncello.

La C. proseguì la sua formazione musicale dedicandosi allo studio della composizione: la sua prima opera furono sei Sonate per cembalo,dedicatealla Maestà di Carlo III [cioè Carlo Edoardo Stuart, detto il Giovane Pretendente] per la Dio grazia re della Gran Bretagna…, conservate manoscritte nella Biblioteca di S. Cecilia in Roma (ms. A. 194) e recanti la data: 14 marzo 1772. Nello stesso anno la C. compose anche un oratorio a 4 voci, Daniello, (di cui si ignora il librettista) dedicato a Marianna Sforza Cesarini ed eseguito il 20 dicembre all’Oratorio di S. Filippo Neri alla Chiesa Nuova con numeroso intervento di nobiltà e popolo; e un melodramma, l’Isola disabitata, su libretto di P. Metastasio, che tuttavia pare non sia stato mai rappresentato. Purtroppo la musica di entrambe le composizioni è perduta.

Negli anni successivi la C. si perfezionò nello studio del contrappunto sotto la guida di Sante Pesci, maestro di cappella della basilica liberiana. Nel 1774 chiese l’ammissione fra i musici della Congregazione di S. Cecilia: il 28 novembre sostenne con esito positivo l’esame previsto, componendo una fuga a 4 voci su un soggetto di canto fermo estratto a sorte dall’Antifonario, Hicvir despiciens mundum.

Il 3 dic. le fu quindi conferito il diploma che le dava facoltà di esercitare l’impiego pubblico di maestra di cappella in Roma. L’anno successivo la sua composizione d’esame fu stampata in un opuscolo dal titolo Esperimento estemporaneo fatto dalla signora M. R. Coccia romana nell’esame da essa sostenuto avanti i quattro signori maestri di cappella esaminatori della Congregazione de’ signori musici di S. Cecilia in Roma per essere ammessa alla detta Congregazione in qualità di maestra come seguì con pieno applauso ed approvazione. Coll’aggiunta di vari poetici componimenti,che in quell’occasione furono al di lei merito dedicati. La C. fu la prima donna ad essere ammessa a far parte della Congregazione di S. Cecilia, ma questo suo esame diede adito qualche anno dopo ad una violenta polemica.

Nel 1780, infatti, F. Capalti da Fossombrone, maestro di cappella di Narni, esaminato l’Esperimento estemporaneo della C., ne pubblicò una Critica, in cui sosteneva che la fuga aveva una quantità di difetti, che averla data alle stampe equivaleva a disonorare la scuola romana, e che il maggior responsabile di tale scandalo era Sante Pesci, maestro della Coccia. I maestri G. B. Casali e G. Carpani, che con G. Costanzi e lo stesso Pesci erano stati gli esaminatori della C., diedero ragione al Capalti, affermando che avevano promosso la C. per gentilezza, poiché era una donna, ma che mai si sarebbero aspettati di veder pubblicata la prova d’esame.

Il Pesci annunciò la sua difesa; ma poi non ne fece nulla, anzi pregò il Capalti di mettere la cosa a tacere, anche perché le critiche mosse da quest’ultimo al modo in cui allora si svolgevano gli esami a Roma erano in gran parte fondate. Tuttavia nel 1784 P. A. Basili riprendeva con virulenza la polemica, pubblicando a Terni una Letterain risposta alla critica dell’esame fatto dalla signora M.R.C., in cui confutava le accuse del Capalti, che nello stesso anno gli ribatteva con una Risposta alla lettera di Pasquale A. Basili… (Narni). Il 13 ottobre la C. fu ammessa a far parte dell’Accademia filarmonica di Bologna, a cui aveva inviato la composizione eseguita per l’ammissione alla Congregazione di S. Cecilia. A Roma la C. era inoltre ascritta all’Accademia dei Forti, con il nome di Trevia.

Malgrado i positivi inizi, non sembra che la C. riuscisse nella carriera di compositrice: sono infatti scarsissime le notizie riguardanti questa attività e non esistono sue composizioni a stampa; inoltre le composizioni da lei inviate sia a personaggi illustri sia a regnanti dell’epoca le valsero soltanto generiche attestazioni di stima e talvolta qualche regalo, ma niente che potesse aiutarla nella sua carriera. Indicativa in proposito la corrispondenza con P. Metastasio, a cui la C. si rivolse a più riprese inviandogli alcune sue composizioni (fra cui l’Isola disabitata) e pregandolo di raccomandarla dapprima (1777-80) presso la corte viennese e in seguito (1781) al granduca ereditario di Russia che aveva intrapreso un viaggio in Europa e sarebbe dovuto passare anche per Roma: il Metastasio manifestò sempre grande stima e ammirazione per il talento di musicista della C., ma si dichiarò incapace di aiutarla.

Gli anni successivi di vita della C. sono del tutto oscuri: sappiamo soltanto che nel dicembre 1832 presentò un’istanza al primicerio della Congregazione di S. Cecilia, mons. N. Manari, per ottenere un sussidio, dichiarando, secondo quanto riportato dal Cametti, di aver passato la vita componendo e insegnando, e di essere tuttora costretta a lavorare poiché, avendo dovuto mantenere i genitori e le sorelle, non era riuscita a costruirsi nessuna stabilità economica. Le fu accordata la ridicola somma di quattro scudi.

La C. morì a Roma nel novembre dell’anno 1833.

Le composizioni della C. sono in gran parte perdute. Sappiamo che compose un Vespro per la festa di S. Cecilia su incarico della Congregazione, cantato con molto applauso nella chiesa di S. Carlo ai Catinari (1776; Giazotto); un Veni creator spiritus composto per il monastero di Monte Alboddo, eseguito anch’esso con successo il giorno di Pentecoste 1777; alcuni Salmi dedicati a Maria Carolina regina di Napoli, quattro Salmi de Comm. Virg. dedicati a Maria I di Portogallo, composti anch’essi negli anni 1777-78 e dei salmi per la basilica liberiana (Mallio). Sono invece conservate, oltre alle già menzionate Sonate opera I, le seguenti opere (tutte mss.): un Magnificat a 4 voci e organo datato 2 ott. 1774 (Cambridge, Fitzwilliam Museum, segn. 22F21); un Dixit a otto voci concertato con violini, viole, oboe, flauti e corni da caccia dedicato al granduca di Toscana Pietro Leopoldo e databile al 1775 c. (Firenze, Biblioteca del conservatorio, ms. 1234); una cantata a quattro voci, Il trionfo d’Enea, dedicata a Ferdinando IV e Maria Carolina di Napoli (Roma, Biblioteca Casanatense, Fondo Baini, ms. 2504). Quest’ultima composizione, in due parti, si uniforma, con correttezza ma senza grande originalità nel trattamento dell’organico strumentale e delle voci, allo stile prevalente nella musica vocale italiana del tempo: si tratta infatti di un susseguirsi di arie dei singoli personaggi (Enea, Lavinia, Latino, Acate) quasi tutte nella forma col da capo e in larga misura caratterizzate da quelle lunghe fioriture usate per far risaltare l’abilità dei cantanti. R. Eitner cita della C. una Cantata a 4 voci, del 1783, conservata al Museo di Dresda (m. 884), forse la stessa appena menzionata.

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