accadde…oggi: nel 1840 nasce Antonietta Frietsche, di Alessandra Cruciani

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Nata a Vienna l’8 genn. 1840 da Antonio e da Antonia Ogringer, iniziò lo studio della musica al conservatorio di Vienna, ove, all’età di dodici anni, fu ammessa al corso di pianoforte. Rivelate ben presto singolari doti vocali, passò alla classe di canto sotto la guida d’un certo maestro Picher, che la seguì per un anno; fu poi allieva della celebre Mathilde Marchesi, nominata nel 1854 insegnante di canto in quel conservatorio. A soli sedici anni, ancor prima di terminare il corso di studi, tenne il primo concerto nel ridotto del Kärntnerthortheater di Vienna, interpretando un’aria di bravura dal Fidelio di L. van Beethoven e la cavatina del Barbiere di Siviglia di G. Rossini.

Il successo riportato la indusse ad affrontare la carriera teatrale, sostenuta anche dalla prepotente musicalità e da una voce particolarmente potente, che si estendeva dal registro di mezzosoprano a quello di soprano drammatico. Diplomatasi in canto nel 1858, nello stesso anno lasciò Vienna e si trasferì in Italia su invito dell’impresario A. Lanari di Firenze, che le offrì un contratto per tre anni a condizioni particolarmente vantaggiose per una debuttante. Assunto il nome d’arte di Fricci, esordì sulle scene del teatro dei Ravvivati di Pisa il 27 febbr. 1858, affrontando con enorme successo il ruolo di Leonora nel Trovatore di G. Verdi accanto a G. Colucci; nel marzo dello stesso anno, sempre a Pisa, cantò ne La figlia del reggimento e nel Poliuto di G. Donizetti, in cui confermò le sue doti drammatiche oltre che vocali.

Nello stesso anno fu scritturata dal Comunale di Bologna per la Semiramide di Rossini, cui fece seguito La Traviata di Verdi, che le valse l’unanime riconoscimento della critica, tanto che le venne affidato il ruolo della principessa di Eboli nella prima rappresentazione italiana del Don Carlos, sempre di Verdi, con una compagnia di canto di cui facevano parte Teresa Stolz e A. Cotogni. La straordinaria tecnica e il timbro mezzosopranile le consentirono tra l’altro di affrontare ruoli tra i più disparati e di ottenere sempre grandi consensi sia dal pubblico sia dalla critica, che sottolineò l’originalità del suo stile interpretativo rispetto ai soprani della precedente generazione. Fu poi al teatro S. Carlo di Napoli, ove sostenne il ruolo di Galatea nella cantata di S. Mercadante, La danza augurale, accanto a F. Coletti con il quale, sempre nel 1859, apparve nella Semiramide di Rossini.

Particolarmente versata nei ruoli drammatici, nel 1860 fu ancora al teatro dei Ravvivati di Pisa, ove cantò in Maria di Rohan di Donizetti, Luisa Miller e Trovatore di Verdi, che replicò più volte in numerosi teatri. Nell’ottobre dello stesso anno fu al teatro Alfieri di Asti, ove cantò nella Saffo di G. Pacini, nel Mosè di Rossini e nella Isabella d’Aragona di C. Pedrotti accanto a E. Barbacini e V. Orlandi. Frattanto, esibitasi a Livorno, al teatro La Pergola di Firenze e a Forlì, oltre che nell’abituale repertorio, in Maria di Rudenz di Donizetti, cominciò ad essere richiesta anche dai teatri stranieri cui era giunta la fama del suo talento; nel 1861 fu ospite acclamata del teatro S. Carlos di Lisbona, nel 1862 fu all’Opera italiana di Mosca e al Covent Garden di Londra, ove affrontò il ruolo di Valentina negli Ugonotti di G. Meyerbeer.

Da questo momento, raggiunta la piena padronanza dei mezzi vocali e interpretativi, si accostò a ruoli sempre più impegnativi e nel 1865 esordì al teatro alla Scala di Milano, ove interpretò il personaggio di Rachele ne L’ebrea di F. Halevy; nel 1866 partecipò alla prima rappresentazione italiana de L’africana di Meyerbeer (Selika) e finalmente si cimentò nell’arduo ruolo di Norma di V. Bellini, in cui riscosse un successo entusiastico da parte della critica, che sottolineò come la congenialità del ruolo le avesse consentito di misurarsi vittoriosamente con le più celebrate interpreti del momento, dalla F. superate per la potenza dei mezzi vocali e il vigore interpretativo, favorita dal naturale temperamento drammatico e dall’imponenza della figura, che spesso la fecero paragonare a Giuditta Pasta per la maestosità dell’incedere e il rigore stilistico.

Frattanto nel 1863 la F. aveva sposato il tenore bolognese Pietro Neri Baraldi, accanto al quale si esibì nella stagione 1866-67 al teatro Regio di Torino in Ugonotti, Norma e nel Macbeth di Verdi; in questo teatro tornò ancora nella stagione 1867-68 per interpretarvi il Don Carlos di Verdi e la Lucrezia Borgia di Donizetti accanto a A. Cotogni. Ormai considerata artista completa e interprete di sicuro richiamo per il pubblico, fu richiesta da tutti i teatri italiani; dopo una trionfale Norma all’Alfieri di Asti nella stagione 1866-67, fu poi acclamata nello stesso ruolo all’Eretenio di Vicenza. In questa occasione la F. diede prova anche della sua generosità, partecipando a una beneficiata in cui donò l’intero incasso della serata per aiutare l’impresa in difficoltà con il pareggio delle spese.

Fu poi portentosa lady Macbeth nel Macbeth verdiano a Vicenza, quindi nel 1870 di nuovo alla Scala nell’Africana e in Norma, in cui raggiunse il record di 43 rappresentazioni; nel maggio dello stesso anno fu al teatro Regio di Parma, ove cantò nella Lucrezia Borgia, poi replicata alla Scala nel ’71 e al teatro Apollo di Roma nel ’73 con straordinario successo, rivelando come il forte temperamento drammatico e il timbro naturalmente scuro non le impedissero di cimentarsi con altrettanta fortuna nei funambolici virtuosismi dei soprani d’agilità. Spesso invitata a interpretare ruoli in prima assoluta, nel 1871 cantò nell’Elisabetta d’Ungheria di G. Beer al teatro alla Scala (15 febbraio) e affrontò per la prima volta il ruolo di donna Anna nel Don Giovanni di W.A. Mozart. Dopo essere stata ancora ospite dei maggiori teatri italiani e stranieri, in cui presentò il suo vasto repertorio, il 26 dic. 1873 affrontò alla Scala il ruolo di Amneris nell’Aida di Verdi, per poi cimentarsi nel 1874 in quello di Aida, che, per desiderio dello stesso Verdi, avrebbe dovuto interpretare nella prima scaligera del 1871 se impegni assunti con il teatro S. Carlos di Lisbona non glielo avessero impedito. Anche in questo ruolo la F., considerata la più grande cantante del momento, rivelò di sapersi destreggiare con disinvoltura, affrontando una tessitura prettamente sopranile impegnata soprattutto sul registro acuto.

Frattanto nel 1873, a Lisbona, aveva partecipato alla prima rappresentazione assoluta del Caligola di G. Braga; nel 1874 creò il ruolo di Aldona ne I Lituani di A. Ponchielli al teatro alla Scala. Nella stagione di carnevale 1866-67 fu ancora al teatro S. Carlos di Lisbona, ove si esibì nel suo repertorio abituale per ben 52 rappresentazioni, per cui, grazie agli entusiastici consensi riportati, fu nominata cantante da camera del re del Portogallo. Concluse la carriera scaligera nel 1877 con L’africana di Meyerbeer e apparve per l’ultima volta in pubblico al teatro Comunale di Bologna il 24 nov. 1878 ne La creola di G. Coronaro, interpretando il ruolo di Mirza.

Ritiratasi dalle scene, si dedicò all’insegnamento dapprima a Firenze, poi dal 1885 al 1895, al liceo musicale di Torino, ove formò numerose allieve, tra cui ricordiamo Cesira Ferrani ed Elisa Bruno.

Morì a Torino il 7 sett. 1912.

Cantante considerata tra le più dotate del suo tempo, anche per le innate qualità d’attrice che la fecero paragonare ad Adelaide Ristori, la F. fu pressoché insuperabile per la duttile e fluente vocalità che le consentì di affrontare con pari disinvoltura ruoli sopranili e mezzosopranili; tra l’altro, soprattutto agli inizi della carriera, prediligeva ruoli che le consentissero di mettere in rilievo le sue doti virtuosistiche, tanto che nel 1874, in occasione di una sua rappresentazione del Don Carlos, arrivò a sostituire alcuni brani con altri tratti dagli Ugonotti e dal Macbeth (lettera dell’8 sett. 1874 a V. Tormaghi, agente di Ricordi, in I copialettere di G. Verdi, pp. 294 s.). Tuttavia, dopo queste intemperanze giovanili, fu guidata da un rigoroso controllo stilistico che le permise di affrontare ruoli impervi e tra loro diversissimi sempre con estremo rigore e padronanza dei propri mezzi espressivi. Favorita da una figura particolarmente avvenente, fu insuperabile nei ruoli drammatici, in cui poté mettere in evidenza il fraseggio nobile e solenne e la potenza di una voce dal timbro pieno e rotondo che non temeva di incorrere in disuguaglianze e squilibri tra i vari registri; tali qualità le consentirono di raggiungere vertici altissimi nei ruoli di Norma, Lucrezia Borgia e lady Macbeth, in cui dominò incontrastata le scene, soggiogando il pubblico e la critica, che videro in lei la cantante più completa tra le non poche primedonne che popolarono le scene internazionali della seconda metà dell’Ottocento.

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