Il ritorno e altre prose, di Thomas Wolfe, traduzione di Francesco Cappellini, Via del Vento edizioni, recensione di Daniela Domenici

Un delizioso volume, di dimensioni davvero minuscole, che contiene tre racconti di un autore americano forse non conosciuto abbastanza come merita, Thomas Wolfe, che è nato nel 1900, è vissuto solo trentotto anni ed è “famoso soprattutto per i suoi romanzi, nei quali mescolando una scrittura originale, poetica, rapsodica e impressionista con elementi autobiografici descrisse la varietà e la diversità della cultura statunitense. Scrisse anche molti racconti brevi e alcune opere teatrali. Il suo stile ha influenzato Jack Kerouac e la Beat Generation” (Wikipedia).

I tre racconti che compongono questo volumetto sono “Il ritorno” che gli dà il titolo, “La giustizia è cieca” e “Prologo all’America” splendidamente tradotti da Francesco Cappellini che è autore anche di una postfazione intitolata “Ballata per Mr Wolfe” da cui prendo in prestito queste parole “viene da chiedersi se mai (l’America) abbia avuto un cantore più americano di Thomas Wolfe…riportare all’attenzione del grande pubblico uno scrittore il cui nome non è mai riuscito a entrare nella cerchia degli eletti…le visioni quasi allucinate di quest’anima così colma di vita e di malinconia, come cantate dalla voce sommessa e rauca di un Tom Waits”, non avrei saputo descrivere meglio questi tre racconti.

Nel primo il protagonista torna al suo piccolo paese natale dopo sette anni, ritrova paesaggi e persone mai dimenticate e si rende conto che da quel “piccolo universo di tempo e di spazio” è nata la sua visione “della grande terra ancora inesplorata” e della sua America.

America che Wolfe canta, nel terzo racconto, con passione innamorata e con uno stile assolutamente particolare, in cui trova spazio la ripetizione ossessiva di “dove andremo ora? Che faremo?” che fa da leit motiv della sua descrizione e che si conclude con “perché c’è qualcosa che sta avanzando nella notte, e così presto sarà mattina, sarà presto mattina…oh, America”.

Il secondo racconto “La giustizia è cieca” ci porta nelle atmosfere dell’Inghilterra al tempo di Dickens, autore da Wolfe molto amato perché suo padre aveva l’abitudine, quando era piccolo, di leggergli brani di questo autore insieme a quelli di Scott, Stevenson e Poe. Il protagonista è un povero diavolo che si trova ad avere a che fare con un tronfio e cavilloso avvocato, Mr Page, che gli farà capire quanto la giustizia, spesso, non coincida con la legge con questa parole ancora attualissime, purtroppo “ah, la giustizia…sì, capisco cosa volete dire. Beh, quella è un’altra storia. Ma noi non stiamo parlando di giustizia. Stiamo parlando della legge…”.

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