accadde…oggi: nel 1829 nasce Luigia Bendazzi

http://www.treccani.it/enciclopedia/luigia-bendazzi_(Dizionario-Biografico)/

Nata a Ravenna il 22 genn. 1829 (Miserocchi), dotata di bella e potente voce di soprano, studiò dapprima a Milano con il maestro Piacenti poi a Bologna con il maestro F. Dall’Ara. Il suo debutto avvenne al Teatro S. Benedetto di Venezia il 27 apr. 1850 nell’opera Ernani di G. Verdi. Il successo ottenuto le procurò per la stagione di carnevale-quaresima 1850-51 una scrittura al Teatro comunale di Trieste, dove cantò Attila di Verdi, Poliuto di G. Donizetti e Gli Ugonotti di G. Meyerbeer. Dal 1851 al 1853 la B. apparve nei teatri napoletani dei Fondo e S. Carlo e al Teatro Argentina di Roma come protagonista nelle prime esecuzioni delle opere Ulrico e Lida di S. Palumbo, Il Proscritto di M. Aspa, Eufemia di Napoli di V. Moscuzza, Mudarra di V. Battista e La Pitonessa d’Andlora di S. Fenzi.

Tuttavia la B. non aveva tardato a distinguersi soprattutto nel repertorio verdiano, di cui fu una delle più efficaci e ammirate interpreti: memorabili esecuzioni furono, appunto, al Teatro Regio di Parma, quelle del Rigoletto (26 dic. 1852) e del Trovatore (15 febbr. 1854), prima della sua partenza nel marzo 1854 per Vienna, richiesta dal Kärntnerthortheater per cantare in occasione delle nozze dell’imperatore Francesco Giuseppe I con Elisabetta Arnalia di Baviera. Ritornata da Vienna, la B. continuò a riscuotere calorosi successi nelle opere verdiane nei principali teatri italiani: Carlo Felice di Genova (stagione d’autunno 1855 e carnevale 1855-56: La Traviata, Nabucco e Macbeth), Comunale di Bologna (stagione d’autunno 1856: Giovanna di Guzmann ossia I Vespri Siciliani, ecc.), La Fenice di Venezia, dove il 12 marzo 1857 fu “l’unica a salvarsi dal naufragio” (Gara) dell’opera Simon Boccanegra, della cui caduta erano stati non ultimi responsabili proprio gli esecutori, Nuovo di Padova (stagione per la Fiera del Santo 1858), Scala di Milano (stagione di carnevale 1858-59), Carolino di Palermo (stagione di carnevale 1859-60), Apollo di Roma (stagione di carnevale 1860-61: Il Trovatore e Un ballo in maschera) e Comunale di Trieste (stagione d’autunno 1861-62). In quest’ultimo teatro, ormai artista matura per doti vocali e sceniche, la B. ottenne un particolare successo.

Con eguale fortuna la B. continuò a prodigarsi sulle scene italiane e straniere (inaugurò la stagione 1869-70 al Teatro Liceo di Barcellona con I Vespri Siciliani e con Un ballo in maschera) per circa un decennio ancora (1863-1872), avendo aggiunto al consueto repertorio verdiano anche altre opere, specialmente di Meyerbeer. Nel giugno 1877 cantò al Teatro Alighieri di Ravenna in un'”accademia” vocale-strumentale a beneficio del Ricovero G. Garibaldi. Diversi anni più tardi (1884) si ritirò definitivamente dalle scene. Sposatasi nel 1859 con il compositore piemontese B. Secchi, ne aveva interpretato più volte l’opera La Fanciulla delle Asturie. Morì a Nizza il 5 marzo del 1901.

“Grazia, forza, sonorità, freschezza, estensione” (andava dal si basso al re sopracuto, come scrive il Regli) caratterizzarono la voce della B., che il Fétis giudicava notevole “par un rare velouté et par une puissance étonnante”. Nella B. si compenetrarono, infatti, la forza di espansione e la potenza della voce, adeguate alla tessitura drammatica dei più forti personaggi verdiani e di altri operisti ottocenteschi, con lo stile tipico dei soprani leggeri: agilità prodigiosa dei suoni, arte del fraseggio, delle fioriture, dei trilli e delle cadenze.

La figlia Ernestina, nata a Napoli nel 1864, fu allieva di canto della madre e divenne in breve uno squisito soprano. Dopo il suo esordio al Teatro comunale di Trieste il 10 genn. 1885 con Fra’ Diavolo di D. Auber, svolse una discreta attività nei più grandi teatri italiani e d’Europa conquistandosi schietta popolarità. Nel 1886 fu, alla Scala di Milano, la prima interprete italiana e stupenda creatrice dei Pescatori di perle di G. Bizet e della Flora mirabilis di S. Samaras (16 maggio, Teatro Carcano di Milano), insieme con il tenore A. Garulli, che sposò poco dopo. Il marito, eccellente nel repertorio francese (Manon, Werther di J. Massenet, Mireille di Ch. Gounod, ecc.), influì sul suo stile, che, sorretto dalla bellezza naturale della voce dal timbro delicato, raggiunse grande raffinatezza e perfezione in un repertorio abbastanza vasto e soprattutto d’ispirazione romantica e potentemente coloristica. Dinorah (Meyerbeer), Carmen (Bizet), Mireille e La reine de Saba (Gounod), Manon (Massenet), Cavalleria rusticana (Mascagni) e molte altre opere simili furono congeniali al temperamento della B., che dalla loro interpretazione ritrasse ovunque meritati successi. Stabilitasi a Trieste verso la fine del secolo, si ritirò dalle scene al termine della prima guerra mondiale e si dedicò all’insegnamento, formando buoni cantanti.

Morì a Trieste il 12 maggio 1931.

Annunci