La forza di una donna fragile, di Monica Bocelli, recensione di Daniela Domenici

Non finisce di stupirci per la sua ecletticità Monica Bocelli, pedagogista e scrittrice fiorentina. Dopo aver dedicato due opere ai suoi amatissimi figli e aver creato una raccolta di racconti dal titolo “Amori funesti”, un ossimoro perfetto per narrare storie di donne maltrattate che l’autrice ha ascoltato per la sua professione, focalizza la sua attenzione, in questa nuova opera, su una patologia poco conosciuta, di cui non si sente parlare molto forse perché riguarda la sfera più intima della persona e porta quindi con sé pudori e inibizioni: la dipendenza sessuale, meglio nota come “sex addiction”.

Ancora una volta Bocelli tratta una tematica forte con estrema delicatezza di toni ma, allo stesso tempo, con una dettagliata cognizione di causa e arricchisce la storia di Wony, la protagonista, una docente universitaria, della sua amata sorella e di altri coprotagonisti con continue, perfette citazioni estrapolate sia da saggi scientifici che da libri di narrativa, elemento che è ormai la sua cifra distintiva e che dà un tocco in più alle sue opere.

Non vi anticipo altro, entrate insieme a Monica Bocelli dentro la storia che ha immaginato e che ha ambientato tra Firenze e gli Stati Uniti, scoprirete così quanta forza possa nascondersi dentro una donna fragile come Wony che somiglia sicuramente a molte di noi.

 

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