accadde…oggi: nel 1863 nasce Enrichetta Carafa Capecelatro, di Stefano Giornetti

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https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/le-donne-nate-a-torino-women-born-in-turin/

Nacque a Torino il 12 sett. 1863 da una illustre famiglia napoletana. Il padre Antonio, ispettore generale delle Poste a Torino, uomo piuttosto autoritario e severo, possedeva una discreta cultura, leggeva molto e scriveva drammi nello stile del tempo. La madre, Calliope Ferrigni de Pisone, era nipote di A. Ranieri, amico del Leopardi, ospitato, durante il soggiorno napoletano, nella villetta alle falde del Vesuvio, di proprietà del nonno materno della C., Giuseppe Ferrigni, magistrato, letterato e senatore. Della villetta la C. scrisse poi le vicende in Storia di una casa di campagna, pubblicata a Bari nel 1934.

Trasferita la capitale a Firenze, il padre, divenuto direttore generale delle Poste, vi si trasferì, e qui la C. iniziò i suoi studi sotto la guida, di G. B. Giuliani. Nel 1877 la famiglia si trasferì a Roma. Nel 1885 la C. andò sposa a Riccardo Carafa, conte di Ruvo e poi duca di Andria, senatore del Regno e anch’egli uomo di lettere.

La C. cominciò giovanissima l’attività letteraria, che proseguì per tutta la vita. Era stata chiamata a 29 anni a far parte della Accademia Pontaniana. Morì a Napoli il 5 marzo 1941.

Dopo un volume di Proverbi dichiarati ai fanciulli per mezzo dei racconti, una Raccolta di versi scelti e un piccolo Giornale dantesco pubblicò a Firenze, nel 1888, Rime, una raccolta di versi giovanili composti quasi tutti dal 1879 al 1884, al cui proposito il Croce notava che “contiene esercitazioni affatto giovanili, anzi da adolescente, che nei temi, nei ritmi, negli svolgimenti, riportano all’ultima forma dell’Arcadia romana, oscillante tra il neoclassicismo e il moderato romanticismo”; vi traspare, insomma, la sua formazione classica che le ispira le misurate odi saffiche e i motivi oraziani e anacreontici. La seconda raccolta di Rime (Napoli 1892), una ristampa con soppressioni e aggiunte, contiene invece, sempre per il Croce, due composizioni, Aliga verde e Sogno d’alba, “che non sono più esercitazioni o riecheggiamenti ma poesie”. Da queste raccolte il Pellizzi giudicò la C. “verseggiatrice di eleganza attica e che rivela un senso diffuso e intimo della bellezza”. Altre poesie sono contenute in Rime (Napoli 1897).

Si ricordano Commemorazione di Francesco Proto,duca di Maddaloni (in Atti dell’Acc. Pontaniana, XXIII [1893], pp. 1-7); La morte di Budda (in Flegrea, III, [1901], 1, pp. 1-4); un romanzo in francese Miettes (Napoli 1906); un volume di Fiabe (Parigi s.d., ma 1906); Le favole comuni e meravigliose (Napoli 1918), un libro interessante per toni di saggezza, semplicità e umanità, dove “non è ombra di rettorica o di moralismo, ma freschezza, giovinezza e piana bontà” (Manacorda); un ampio romanzo, Rovine di stelle (Napoli 1928), di cui pure s’interessò la critica del tempo.

Ci rimangono poi interventi e memorie letti all’Accademia Pontaniana; tra queste, citabili sono Spigolature nietzschiane (in Atti, LV [1925], pp. 6-20); Una famiglia napoletana nell’Ottocento (ibid., LVI [1926], pp. 37-57), dove narra brevemente la storia della sua famiglia.

Copiose sono anche le dirette traduzioni; in particolare, di Tolstoj: Guerra e pace,Sebastopoli,Il taglio del bosco,I due usseri,Anna Karenina,La morte di Ivan Iil’ič,La sonata a Kreutzer,Padre Sergio,Racconti;di L. N. Andreev: Novelle e drammi; di Čechov: Novelle; diDostoevskij: Ricordi della casa dei morti; di Gogol: Taras Bul’ba,Il cappotto;di Puškin: Boris Godunov, e altri racconti.

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