la danza dei lupi, di Silvana Sanna, recensione di Daniela Domenici

La scrittrice Silvana Sanna non finisce mai di stupirmi non solo per la sua fantasia praticamente inesauribile ma, soprattutto, e in questo è davvero una perla rara, per lo stile narrativo fluido eppure denso, molto ricco e variegato, in una parola…splendidamente magico.

In questa raccolta Sanna ha inserito quattro racconti lunghi che così lei stessa presenta “davvero le vecchie leggende hanno tutte un fondo di verità, come asserisce uno dei personaggi dei racconti? Forse sì, forse no, e tuttavia le protagoniste delle novelle sembrano esserne convinte, poiché narrano di aver vissuto in prima persona qualcosa che parrebbe non avere una spiegazione logica e che dunque, agli occhi degli scettici, sembra incredibile. Realtà, suggestione o pura invenzione? Sta al lettore e alla lettrice credere ciò che gli/le fa più piacere, magari cercando di individuare una giustificazione razionale che forse sarebbe possibile scoprire. Quattro storie misteriose che incuriosiscono e divertono, ma che suscitano anche una certa inquietudine. Perché non è detto che debba per forza non essere vero ciò che non riusciamo a comprendere”.

Sono uno più bello e magico dell’altro e hanno come protagoniste quattro donne di età diverse “accomunate” dall’aver vissuto una situazione misteriosa, senza un’apparente spiegazione logica e razionale ma che ha cambiato, in qualche modo, le loro vite.

Nella prima storia, che dà il titolo alla raccolta, la protagonista è Libera, una ragazzina che vive sull’appennino abruzzese e che ama gli animali a tal punto da comunicare con alcuni di loro, in particolare i lupi, e vive, nomen omen, libera nei boschi fino a che un giorno…dissolvenza…

Il secondo racconto, “la radura delle pietre”, si rifa alla magia di Stonehenge; la protagonista è Fausta, una ex maestra elementare che, per scelta d’amore, rimane a vivere nel paesino dove insegna e che ricorre al potere energetico della radura, su suggerimento della suocera, per…dissolvenza…

Nella terza storia, “il paese che non c’è”, il protagonista è un ponte, uno dei tanti ponti del diavolo sparsi per l’Italia, nel paese natio della protagonista, Maria, che si ricorda di quando, da bambina, ascoltava il racconto di Tugnin su di un paese al di là di quel ponte, il paese che non c’è ma che forse, invece…dissolvenza…

Nel quarto racconto, “quando suona la campana”, il protagonista è un lago, il Lago Nero, che ha una fama un po’ misteriosa che riguarda un campanile e una campana che suona solo in certi momenti, come diceva la vecchia Lena, una donna un po’ strega, e che provocherà un cambiamento positivo in Laura, una giovane donna…dissolvenza…

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