non sarà mai più privo d’Amore, di Tiziana Mignosa

Se il tempo fosse stato acerbo

l’istinto primordiale

che adesso è mal nutrito e quasi più non mendica

con te vicino avrei sfamato a festa

ma sarebbe solo terra

Sapore effimero

come il gelato ambito

gustato e subito dimenticato

nel pomeriggio del capriccio

nel cuore acceso dell’estate

Altre ere di vite ormai inesistenti

immobili giacciono

e solo a volte ancora ciarlano

nei giacigli sbadiglianti

di tutto quello che già è stato

Il passo però andando avanti

invisibili griglie alle spalle pone

e così anche nel caso dell’inciampo

non è più possibile arrivare

a spaccarsi l’anima nel duro delle zolle

Sui pioli superati infatti

che i massi costruiscono del passato

non è più pensabile infilarsi

vesti che stanno talmente strette

da non poterle più indossare

E anche se tutto ciò fosse possibile

sarebbe assai sciocco

sciupare il terreno conquistato

solo per assecondare quella parte più pesante

che merita l’abbraccio per poi lasciarla andare

E’ solo nell’accettazione infatti

che la bocca s’aggancia alla sua coda e chiude il cerchio

per poi riaprirsi sulla nuova ottava

dove anche solo un attimo vissuto sulla terra

non sarà mai più privo d’Amore

tiziana mignosa

dicembre duemiladiciannove

Come abbiamo visto l’autrice parla spesso per metafore; in questa poesia attraverso un vissuto, presunto o reale poco importa, ci parla di un ciclo che si chiude e si riapre sul successivo nel quale è possibile rifare tutte le esperienze già vissute ma a un livello superiore. Inizia descrivendo una scena e le emozioni che ne sono scaturite, parla di un tempo acerbo, giovane e di un istinto primordiale che va di pari passo con quell’era dell’inizio un po’ grossolana; impulso che, non essendo stato alimentato, adesso “è mal nutrito” e quindi questo lo porta “quasi” a non mendicare più i suoi bisogni (l’autrice con l’avverbio che usa, per l’appunto quasi, sottintende che però qualche volta accade ancora)

Nella quarta riga della prima strofa entra in scena un personaggio misterioso che, a quanto pare, le procura qualche turbamento emotivo e fisico visto che se l’incontro fosse accaduto “nel tempo acerbo”, cioè quando ancora non aveva una certa maturità spirituale, probabilmente avrebbe “sfamato a festa” quell’istinto primordiale che, nel tempo, ha imparato a domare; perché tutto questo? Lo spiega nelle altre strofe, in questa si limita a dire: “… ma sarebbe solo terra”  C’è una critica velata, un giudizio; identifica questo ipotetico comportamento come un gesto frivolo, materiale, privo della componente spirituale, quindi senza cuore.

Nella seconda strofa scende nei particolari e per farlo usa la metafora del gelato e del suo gusto intenso ma dalla durata breve; cos’è un gelato? Un dolce desiderato, mangiato con piacere ma subito dopo dimenticato, un appagamento “usa e getta”, effimero, consumato  nello stesso “pomeriggio del capriccio” esploso “nel cuore acceso dell’estate”, cioè all’apice dell’intensità del desiderio. L’autrice sente questa forza prorompente dentro di sé ma è consapevole anche della sua caducità, un impeto che ha comunque imparato a “domare nel tempo”, nota bene, domare e non reprimere, la differenza è abissale! Parla comunque di “altre ere, di vite ormai inesistenti …”, non fa riferimento ai tempi della giovinezza ma addirittura ad altre esistenze quando ancora, essendo agli albori,  “l’istinto primordiale” aveva modo di esprimersi pienamente; vite ormai inesistenti che adesso giacciono immobili ma, a volte, ancora ciarlano. Perché l’autrice non usa il verbo parlare e invece descrive questo loro vocio con il verbo ciarlare? Perché quelle voci non dicono il vero, in effetti straparlano, chiedono, vogliono ma si muovono a un livello troppo basso, solo terreno; il tempo però della profonda scissione tra cielo e terra sta finendo e così da quel passato che sbadiglia, cioè che si appresta a sprofondare nel sonno dei giorni già vissuti, a volte si sente ancora un richiamo che proviene da quella terra scissa dal cielo, ma non c’è seguito, non può esserci più, perché?  

Probabilmente l’autrice teme di tornare indietro o, per dirla in maniera “terrena”, di rifare esperienze già fatte ( non errori ma esperienze) e allora, rispondendo forse a se stessa, dice che andando avanti, cioè proseguendo nel cammino spirituale, l’evoluzione “invisibili griglie alle spalle pone” e così anche se si dovesse “inciampare” non si finirebbe mai più “a spaccarsi l’anima nel duro delle zolle”. Non si torna più indietro, l’evoluzione stessa ce lo impedisce per cui, anche nel caso si dovesse scivolare nuovamente nell’illusione della materia scissa dallo spirito, non si potrà essere mai più grezzi e primitivi come si era agli albori del processo. “Sui pioli superati infatti” è un’altra metafora: la scala simboleggia il percorso e i pioli le prove superate che costituiscono i massi che formano il passato, “non è più pensabile infilarsi/vesti che stanno talmente strette/da non poterle più indossare”. Chi va avanti spiritualmente cresce e quando ciò accade non è più possibile indossare dopo, sempre simbolicamente parlando, i vestiti di quando si era “piccoli”, non può più essere come un tempo anche se talvolta se ne avverte ancora il richiamo.

Qualcuno a questo punto potrebbe obiettare: ma se uno vuole può comunque agire come faceva prima! Certo, risponderebbe Tiziana, ma sarebbe un po’ come chi sceglie di non fumare più e dopo esserci riuscito per un anno intero di fronte a una sigaretta offerta cede e perde tutto quello che ha fatto in precedenza, sarebbe un vero peccato!

Infatti, scrive: “E anche se tutto ciò fosse possibile/sarebbe assai sciocco/sciupare il terreno conquistato/solo per assecondare quella parte più pesante/che merita l’abbraccio per poi lasciarla andare”. Perché abbracciare? Lei risponderebbe così: perché se vuoi veramente liberarti di qualcosa prima la devi amare; questo funziona anche con le parti di noi stessi che non ci piacciono, se le accettiamo andranno via da sole e ci libereranno del loro pesante fardello! Si chiuderà un cerchio e si aprirà quello dell’ottava superiore; solo a quel punto sarà possibile rifare le stesse esperienze di una volta perché anche nel caso in cui dovessero durare un solo attimo in esso ci sarà la totalità del tutto. Cielo e terra non saranno più divisi e questo vuol dire che il tempo stesso verrà annullato nell’Amore e quindi un’ora o una vita intera saranno la stessa cosa.

Santino Gattuso