Dachau, di Adele Libero

E non si tace ancora l’abbaiare
di questi sporchi cani nell’arena
del ramo secco che hanno dentro al cuore
e che li rende ottusi al mio dolore.

Settantacinque volte girò l’anno
sulle nebbie confuse di Dachau,
là dove il fumo mi succhiò la vita
scolpita in un pigiama già incolore.

Ma batte sempre il piede della croce
che spaventava chi non era ariano,
e spiazza e dice che sono bugie
i campi, i morti e le persecuzioni.

Ed oggi beve l’acqua avvelenata
chi nega questo squarcio di passato,
forse perché di vivere ha paura
e uccide un avversario immaginato.