accadde…oggi: nel 1835 nasce Marianna Panciatichi Ximenes, di Miriam Focaccia

http://www.treccani.it/enciclopedia/panciatichi-ximenes-d-aragona-marianna_%28Dizionario-Biografico%29/

Nacque il 3 febbraio 1835 a Firenze, nel palazzo di famiglia in via Cavour, dal marchese Ferdinando e dalla nobildonna Giulia de Saint Seigne.

Studiò a Firenze, nel collegio Ripoli, e al termine degli studi, il 5 giugno 1853, sposò il marchese Alessandro Anafesto Paulucci. Descritta come «donna bellissima e dotata di conversazione vivace» (Arrigoni degli Oddi, 1921, p. 67), viaggiò molto per tutta l’Europa, frequentandone altresì le corti.

La sua attenzione per le scienze naturali maturò probabilmente nell’ambiente familiare, considerato che tanto il padre quanto il marito ebbero interesse per la botanica. I suoi lavori, che firmò con il cognome da sposata, spaziarono dalla malacologia, ove diede i suoi migliori contributi, all’ornitologia, alla botanica. Non considerò mai i propri interessi scientifici un semplice divertissement, bensì intese metterli al servizio del progresso scientifico e culturale della nazione.

Sin dal 1862 iniziò a raccogliere campioni di molluschi marini; due anni dopo cominciò la raccolta di molluschi terrestri, mentre nel 1866 apparve il suo primo articolo scientifico, dedicato alla descrizione di Murex veranyi, un nuovo muricide pliocenico raccolto in Val d’Elsa (Description d’un Murex fossile du terrain tertiaire subappennin de la vallée de l’Elsa (Toscane), in Journal de conchyliologie, s. 3, XIV [1866], 6, pp. 64-67). Nel 1870 era già rispettata e stimata all’interno della comunità scientifica italiana, anche in virtù di cinque lavori pubblicati sul Journal de conchyliologie, all’epoca la più prestigiosa rivista di malacologia, nei quali affioravano i suoi due filoni principali d’interesse: la catalogazione e gli studi sinonimici (Manganelli – Cianfarelli -Talenti, 2002, p. 18). A partire dal 1876 rivolse il proprio interesse alla malacofauna non marina e nel 1878 presentò la propria collezione, che contava 534 specie diverse, all’Exposition Universelle di Parigi.

Per l’occasione ne compilò un catalogo (Matériaux pour servir à l’étude de la faune malacologique terrestre et fluviatile de l’Italie et de ses îles, Paris 1878), suddiviso in tre parti, che rappresentò il primo tentativo di una catalogazione completa della malacofauna non marina italiana e fu apprezzato da colleghi italiani e stranieri, anche se suscitò alcune polemiche alle quali ella rispose puntualmente. A questo lavoro, che doveva essere l’inizio di un’opera più completa poi mai data alle stampe, fece seguire revisioni e supplementi.

Nel contempo videro la luce altri tre repertori faunistici regionali: Escursione scientifica nella Calabria 1877-78. Fauna malacologica. Specie terrestri e fluviatili e numerate e descritte da M. Paulucci con tavole illustrative (Firenze 1879); Contribuzione alla fauna malacologica italiana. Specie raccolte dal dr. G. Cavanna negli anni 1878, 1879, 1880, con elenco delle conchiglie abruzzesi e descrizione di due nuove Succinea (in Bullettino della Società malacologica italiana, VII [1881], pp. 69-180); quindi il suo lavoro più poderoso su tale soggetto, Note malacologiche sulla fauna terrestre e fluviale dell’isola di Sardegna (ibid., VIII [1882], pp. 139-381). La sua opera malacologica – qualitativamente eccellente e caratterizzata da grande accuratezza, improntata allo scambio dialettico e alla discussione con altri studiosi, presentata con uno stile svelto e semplice – fu considerata tra le migliori della sua epoca.

Al 1880 risalgono i suoi interessi di ornitologia e di botanica. Inizialmente la sua raccolta di uccelli imbalsamati fu legata all’attività di uccellagione in cui si dilettava personalmente ed ebbe una finalità principalmente didattica. In seguito funse da stimolo il suo coinvolgimento nell’inchiesta ornitologica di Enrico Hillyer Giglioli il quale, per mezzo di questionari inviati agli osservatori e studiosi del paese, si prefiggeva di raccogliere informazioni sulle specie e varietà, le abitudini e la distribuzione degli uccelli sul territorio nazionale. Un altro incitamento importante alla collezione venne, nel 1902, dal matrimonio della nipote Marianna con il noto ornitologo Ettore Arrigoni degli Oddi. Con il regalo di alcuni preziosi esemplari, questi incrementò la raccolta della marchesa, che nel 1907 contava 1136 esemplari.

Sempre intorno al 1880 Panciatichi iniziò a occuparsi di botanica, per dedicarvisi dal 1884 in maniera sistematica: a quella data aveva erborizzato oltre 230 esemplari, mentre alla fine del secolo, quando abbandonò questa attività, il suo erbario arrivò a comprenderne 4153, la maggior parte dei quali di origine toscana. Esperta più di orticoltura che non di botanica sistematica, il suo fu un impegno soprattutto di carattere amatoriale, il cui miglior prodotto fu certamente Il Parco di Sanmezzano e le sue piante (in Bullettino della R. Società toscana di orticultura, s. 2, 1889, XIV, pp. 216-221, 236-243, 280-284, 298-305, 345-348; XV, pp. 13-18, 136-142), che rappresentò un’ordinata e meticolosa rassegna degli alberi di quella tenuta.

A seguito della morte prima del marito, nel 1887, poi del padre, nel 1897, dovette abbandonare pressoché del tutto i propri studi e le proprie collezioni per occuparsi delle proprietà familiari. Decise allora di donare il suo patrimonio scientifico: destinò le collezioni malacologiche, i propri manoscritti e la biblioteca personale al Museo di storia naturale dell’Università di Firenze; quelle botaniche all’Istituto tecnico fiorentino Galileo Galilei; quelle ornitologiche al Comune di San Gimignano.

Trascorse gli ultimi anni nella residenza di Sanmezzano, nel Comune di Reggello nei pressi di Firenze, e lì morì il 7 dicembre del 1919. È sepolta nel cimitero di S. Maria a Sociana, nello stesso comune di Reggello.

In un periodo di generale professionalizzazione delle discipline scientifiche, nonché di profonde trasformazioni degli ambiti disciplinari, Panciatichi rappresentò una figura di primo piano nelle ricerche amatoriali del suo tempo, distinguendosi però anche per la serietà delle proprie competenze teoriche. Non fu solamente «una signora romantica in ritardo, che coltiva le scienze naturali non come forma di sapere ma per diletto» (Barsanti, 2002, p. 9), bensì una scienziata combattiva e preparata, partigiana del continuum naturale propugnato da Charles Darwin; determinata e sicura di sé nel dibattito sulla definizione di nuove specie e sulla precisazione dei loro confini, si oppose duramente al malacologo francese Jules-René Bourguignat e ai colleghi Carlo De Stefani e Napoleone Pini. A fronte di ciò, incertezze e oscillazioni di pensiero su scelte teoriche fondamentali, nonché un atteggiamento di fondamentale cautela nelle conclusioni generali, ne caratterizzarono il percorso e l’opera.